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"Videophoning", il giornalismo al tempo della "techwar"



Una strumentazione del valore di circa 35 mila euro e del peso di 20 chili (grammo più, grammo meno), da utilizzare in caso di particolare difficoltà legata all'impossibilità di servirsi dei classici metodi di trasmissione televisiva.

È questo il valore complessivo della strumentazione che ha permesso all'inviata di RaiTre Giovanna Botteri, di trasmettere in diretta e in esclusiva mondiale, l'inizio della seconda giornata di bombardamenti su Baghdad.

Il videolento - questo il termine tecnico della strumentazione utilizzata - chiamato così perché le immagini vengono aggiornate con una frequenza più lenta rispetto al normale, è balzato agli onori della cronaca dimostrando tutte le sue potenzialità in situazioni di emergenza assoluta.

I tecnici, da diversi anni, conoscono questa strumentazione video, che però non era mai stata sfruttata fino in fondo. Prima dell'inizio della guerra in Iraq, invece, la tv di Stato ha deciso di testare nuovamente la tecnologia, ben consapevole del fatto che i giornalisti si sarebbero trovati a dover lavorare in condizioni molto precarie.

Una scelta che, alla lunga, avrebbe dato i suoi frutti rivelandosi azzeccata.

Ogni inviato Rai, prima della sua partenza quindi, ha ricevuto in "dono" questo nuovo sistema di trasmissione satellitare portatile da utilizzare in caso di necessità.

L'apparato telefonico del videolento è, in sostanza, molto simile a quello del classico videotelefono: una cornetta e una telecamera che trasmette tutto quello su cui viene puntato il suo obiettivo, permettendo, a chi si trova dall'altra parte, di vedere quello che avviene nei pressi dell'interlocutore.

Volendo essere più precisi, però, bisogna puntualizzare che la strumentazione utilizzata dal TG3, e - negli ultimi giorni - anche dal TG1, è "leggermente" più complessa.

Il sistema, per poter funzionare a livello professionale e mandare in onda servizi giornalistici anche senza avere a disposizione un mezzo specifico infatti, necessita di due terminali satellitari su cui trasmettere il segnale, una telecamera digitale, un videotelefono satellitare con linea ISDN (del valore di 3 mila euro) e un pc portatile su cui sia installato un software di editing per consentire, in caso di necessità, di realizzare un servizio montato.

Sarà il tempo a dirci se si sia trattata di una svolta nel modo di fare giornalismo di guerra, anche se pare sia proprio di sì. Secondo indiscrezioni, infatti, sarebbe proprio grazie a questo tipo di videolento che la CNN e Sky News riescono, giornalmente, a trasmettere i reportage realizzati dai loro inviati che seguono l'avanzata dei militari angloamericani.

(inserito il 25/03/2003)

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