Ad una settimana dalla fusione tra Aol e Time Warner, le prime voci entusiastiche hanno cominciato a lasciare il campo a riflessioni critiche e preoccupazioni. Il problema del
monopolio dell'informazione, del divario informativo tra nord e sud del mondo cominciano a preoccupare molti, negli Stati Uniti e in Europa, soprattutto tra i giornalisti.
La fusione tra la più grande azienda di media e intrattenimento del mondo, Time Warner,
e il più grande Internet Provider, America on line, ha in molti
scatenarato il timore di un dominio monopolistico dell'informazione. Con la conseguenza di
soggetti editoriali che hanno dalla loro parte mezzi di diffusione così potenti da non lasciare di fatto alternative, anche su Internet.
Negli Usa, subito dopo la mega-fusione, il dibattito si è scatenato.
Alcuni hanno fatto presente come la "media-diversità"
sia minacciata. Se la comunicazione si avvia - come è stato annunciato con entusiasmo da più parti nell'ultima settimana - verso l'era delle grandi concentrazioni economiche che racchiudono da una parte contenuti, dall'altra sistemi di distribuzione capillari in rete e milioni di
abbonati, che ne sarà dell'obiettività giornalistica?
Time Warner, com'è noto, possiede tra l'altro le riviste Time, Fortune, Life, People, la rete televisiva di informazione CNN, la casa di produzione cinematografica Warner Bros, ed ha un grosso accordo con il colosso telefonico AT&T. E già prima dell'acquisizione, in diverse occasioni l'informazione delle testate del gruppo era stata particolarmente 'gentile' nei confronti dei prodotti fratelli. Ora che alla compagnia di aggiunge anche America on line,
molti osservatori dello scenario informativo americano hanno fatto
notare come la situazione per i giornalisti del gruppo potrebbe farsi ancora più delicata.
In sostanza sono due gli scenari possibili: nel primo, Aol, come hanno già annunciato Steve Case e George Vradenburg, mantiene la spinta innovativa e libertaria che ha caratterizzato i suoi primi dieci anni di vita, e si adopera per mantenere la massima libertà di accesso all'informazione da parte di tutti gli utenti e la massima libertà di stampa per tutte le testate della compagnia. Anche in questo caso comunque non potranno non verificarsi situazioni delicate in campo giornalistico; tuttavia Internet potrà mantenere almeno in parte la sua caratteristica di mezzo di comunicazione libertario. Perché ciò accada sarà necessaria sicuramente una grossa pressione da parte delle federazioni di giornalisti, dell'AntiTrust ed anche dell'opinione pubblica mondiale.
Il secondo scenario - ed è su questa possibilità che sta già indagando il Senato statunitense - presenta quella che è stata definitiva "la fine di Internet come canale alternativo ai media tradizionali". Ovvero, grandi portali, iniziative editoriali, di intrattenimento, di informazione, di commercio elettronico: tutto ciò verrà realizzato in grande stile dalle multinazionali dei media ed anche sul Web resterà poco o nessuno spazio per le iniziative indipendenti, come è già accaduto sugli altri media.
Qualcuno fa notare anche un altra cosa: con l'affermarsi di grandi concentrazioni editoriali/tecnologiche
potrebbe aumentare ancor più il divario tra le disponibilità di informazione dei paesi ricchi e lo stato di isolamento dei paesi poveri: mentre noi stiamo immaginando i media del futuro, esiste più di miliardo di persone nel mondo - come ha voluto sottolineare in questi giorni la Federazione Internazionale dei Giornalisti - che non ha ancora nemmeno una possibilità di connessione telefonica.
(inserito su Web il 18.1.00)
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