Questo articolo è "dedicato a chi sta fuggendo" (tratto da "Mediterrareo"
il film di Gabriele Salvatores premiato da un Oscar).
Nel nostro caso a
tutti quei giornalisti che trasmigrano dalle loro funzioni nella stampa e
in tv verso la terra promessa dei cosiddetti new media. Vediamoli un po'
più da vicino questi transfughi.
Ha suscitato curiosità la nomina di
Valentini di La Repubblica, autore di un libricino dal titolo "Media
Village", a direttore editoriale di Tiscalinet.
Non tutti sanno che
l'antesignano dei transfughi potrebbe essere considerato Pietro Calabrese,
ex direttore de Il Messaggero, approdato alla Rcs per un compito
prestigioso: dirigere i portali on-line del gruppo.
E che dire di Nini
Briglia, direttore di Panorama, nominato direttore editoriale di
Mondadori.com.
Massimo Donelli ha recentemenete anch'egli preferito i new
agli old media cedendo alle lusinghe di Ciaoweb che gli ha offerto una
poltrona a "chief content officer".
Sergio Luciano, giornalista economista
de La Repubblica, invece si lancia nella banda larga con E.Biscom.
Anche
Daniela Brancati, ex direttore del Tg3, sta da tempo flirtando con i new
media dividendosi tra new e old media.
Che sta succedendo? Nel '94-95 in epoche Internet neolitiche si assistette
al trasloco dei giornali dalla carta ai bit: un'operazione un po' ingenua
di chi ancora non conosceva le potenzialità del mezzo.
I contenuti on-line
si stanno ora assestando e, sul Web, nascono ogni tanto (raramente)
prodotti interessanti concepiti per le logiche iper del mezzo. E' ora la
volta dei cosiddetti "contenuti". Su Internet servono professionisti che
danno vita agli "involucri" che sono stati piazzati sui new media.
Ma
ancora una volta potremmo essere di fronte ad un evento passeggero. Chi
trasmigra appartiene alla cultura giornalistica radicata nelle dinamiche
degli "old". Gli editori on-line potrebbero accorgersi che il nuovo mezzo
richiede professionalità specifiche che nemmeno un ottimo giornalista
tradizionale potrebbe dare.
Ma c'è un'altra ipotesi. C'è chi crede che la
"old" e la "new" economy non esistano. Costoro non credono nemmeno alla
cosiddetta "disintermediazione" causata da Internet che metterebbe per
strada tutte le professioni tradizionali. Questi fautori del "dopo Internet
integrato" credono che quando polveroni tecnologici e libidini telematiche
avranno fatto il loro corso sul campo rimarranno "quelli di sempre", cioè,
chi il mestiere lo conosce da sempre.
E' qundi inutile, secondo l'opinione
di questi analisti, ricorrere a nuovi esperti, essi ci sono già: sono i
vari Calabrese, Valentini ecc.
Vedremo. Chi svolge da sempre la professione del freelance, pubblicista,
giornalista, se vede opprtunità nei nuovi media, che deve fare? La
multimedialità darà grosse opportunità. Ma per chi non è un editorialista
prestigioso, e che quindi non può rappresentare anche una risorsa in
termini di immagine per l'opetaore di new media, è giunto il momento di
riqualificarsi per entrare nel "nuovo" mondo editoriale con le competenze
giuste.
(inserito su Web il 20.11.00)
|