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Informazione

Giornalismo represso
rischia chi usa la Rete

di Omar Sonetti

E' un computo macabro, che ogni anno censisce i caduti in nome di un dovere: quello di informare la gente. Secondo i dati del Comitee to Protect Journalists, un'organizzazione con sede in New York, 24 giornalisti sono stati uccisi in tutto il mondo nell'anno 2000 mentre svolgevano il proprio lavoro.

Tra di essi, ricordiamo, anche Antonio Russo, il reporter di Radio Radicale impegnato in una missione in Cecenia. Una nota lieta, se di lieto si può parlare in questi casi, è la diminuzione statistica delle uccisioni rispetto al '99 anno in cui i giornalisti assassinati erano stati 34. Ma se calano le vittime, rimane invece intensa e preoccupante, afferma il rapporto del Comitee to Protect Journalists, la repressione verso i media in molte parti del mondo.

La novità preoccupante è la cosiddetta "minaccia tecnologica": sono sempre più numerosi i giornalisti che, sfruttando i progressi telematici, scavalcano steccati e muri eretti dalle censure governative nei Paesi che attuano repressioni contro le attività informative libere. Ciò porta ad esporsi a rischi sempre più forti.

Riguardo alla Rete il Comitee to Protect Journalists fa notare che sempre più giornalisti stanno utilizzando la telematica in varie parti del globo per difendersi dalla repressione. Anche perché le nuove tecnologie stanno causando una vera e propria rivoluzione a livello di informazione e opinione pubblica.

In Medio Oriente molti governi stanno ponendo forti limiti alla diffusione delle parabole satellitari per evitare che i cittadini scavalchino censure e limitazioni informative guardando programmi televisivi satellitari di altri Paesi. Famoso il caso di Al-Jazeera, stazione di news del Qatar (Paese Arabo tollerante a livello religioso) potentissima nelle sue emissioni, e popolarissima anche in molti Paesi dell'area limitrofi che osservano regole islamiche strettissime.

Sempre riguardo alle tecnologie drammatico il caso del "giornalista Internet" Georgy Gongadze ucciso perche' attivissimo sulla Rete. Ancora più grottesco l'assassinio del reporter mozambicano Carlos Cardoso assassinato a causa dei suoi reportage politici che avvenivano attraverso veri e propri mini-giornali diffusi via fax.

Violenze, minacce, censure, aggressioni di ogni tipo continuano a verificarsi contro la stampa libera che esercita le sue funzioni di informare i cittadini. Questi i dati: alla fine del 2000 il Comitee to Protect Journalists ha registrato 81 giornalisti imprigionati con un recordo, quello delle Cina che trattiene ben 22 addetti all'informazione dentro il carcere. La ricerca ha anche stilato una classifica degli assassini in 10 anni di attività giornalistica. Tenendo conto di questa indagine secondo il rapporto le nazioni più pericolose per i giornalisti sono nell'ordine Algeria, Colombia, Russia, Rwanda e Sierra Leone.

(inserito su Web il 12.3.01)


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