Quanto
valgono i bit? e come poter armonizzare al meglio i bit con gli atomi in campo editoriale?
Se lo chiedono in molti, soprattutto tra coloro che si occupano di riempire, tramite le
unità minime della digitalità, le pagine pubblicate attraverso i monitor dei computer
collegati ad Internet. Secondo alcuni, la parabola di sviluppo dei servizi veicolati
tramite la Rete sarebbe in procinto di entrare nel cosiddetto "ciclo d'oro" (gli
altri sono stati "il ciclo di bronzo" e quello "d'argento"), ovvero,
nell'epoca di fulgore commerciale.
Ma per cogliere a pieno le potenzialità dei medium occorrono culture e punti di vista
nuovi di fronte alla dinamiche elettroniche, soprattutto nel settore della creazione dei
contenuti pensati per il Web. Questo non spesso succede, un po' ovunque. Terry Maguire,
dirigente del Global Media Consulting Group dell'Ibm, in un'intervisra rilasciata a
"Media and Publisher Interactive", ritiene fondamentale oggi per un soggetto
lanciato nella manipolazione editoriale dei bit la costituzione di apposite
strutture in grado di realizzare contenuti ad hoc, ma avverte che in molti casi queste
operazioni sono una costrizione indotta dalla lentezza evolutiva dei comparti editoriali
tradizionali, anche in America.
Il "Maguire pensiero" può essere riassunto in questi termini: "per
competere nell'arena Internet è necessario che l'azienda editoriale crei un dipartimento
per i new media tramite il quale utilizzare le nuove tecnologie nel modo più appropriato
e distinto rispetto alle altre procedure. Ma il più delle volte queste strutture vengono
realizzate per supplire alle carenze editoriali nel campo della gestione dei new media che
affliggono numerosi gruppi". Secondo Maguire, quindi, i "new media
departments" sono spesso strutture generate da culture digitali approssimative,
burocraticizzate e pigre di fronte ai nuovi scenari e che costringerebbero molti operatori
a creare nuclei specializzati per far fronte alle esigenze del pubblico Internet.
Questa opinione fa cadere un po' dalle nuvole. Cnn Interactive e il Wall Street
Interactive, dove il lavorio interattivo si integra armoniosamente con il resto delle
redazioni tradizionali con giornalisti digitali che lavorano fianco a fianco ai colleghi
della carta stampata i quali conoscono Internet e le sue logiche, sono stati esempi
di ciber-cultura editoriale avanzata. Ma evidentemente non sempre è così, anche negli
Usa. Viene in mente la teoria della "Gravità
Digitale" dell'e-commerce elaborata da Steve Armon, un analista di Internet il
quale sostiene che pochi hanno scoperto effettivamente come funziona Internet e che
l'economia digitale sarà sviluppata solo quando saranno adottate nuove tecniche e
stratagemmi di sviluppo che daranno un valore effettivo ai bit.
Nelle scorse settimane in Italia sono state annunciate importanti iniziative nel campo
della creazione di strutture di produzione editoriale digitale: Kataweb SpA, società
costituita da Gruppo Editoriale L'Espresso SpA con l'obiettivo di sviluppare la posizione
di leadership del Gruppo nel settore internet; Feltrinelli-Ricordi Mediastore (Zivago) per
l'acquisto on line di libri e cd musicali, importante passo avanti da parte
del Gruppo Espresso nello sviluppo dell'attività in Rete. I due nuclei puntano a
creare portali con proprio motore di ricerca, personal e-mail e personal web
pages, accordi di "info-commerce" con partner commerciali in settori
"e-commerce" in forte crescita, che si estenderanno presto ad altre aree,
quali i viaggi e le aste.
Anche di fronte al caso italiano viene in mente il "Maguire pensiero" e cioè
ci si chiede se queste iniziative non siano in realtà una risposta esagerata alla
domande di un mercato digitale che non riesce ad emergere per mancanza di un'adeguata
cultura. Saranno esse dei "tappa buchi" per supplire a carenze strutturali del
settore editoriale, ancora troppo distante dagli scenari indicati dalla teoria della
"Gravità Digitale" oppure il viatico a mature operazioni di produzione
cibereditoriale?
(inserito su Web l'8.6.99)
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