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Informazione

Vive Radio B92,
parola di Sasa

di Enrico Pulcini

Radio B92 è stata, durante l'attacco della Nato alla Jugoslavia, il simbolo della dissidenza mediatica al regime di Milosevic. L'emittente indipendente serba, non fu solo l'unico medium in grado di diffondere notizie "non filtrate" dai territori sottoposti al bombardamento. Essa è diventata un fenomeno tecnologico con le sue trasmissioni via Internet che scavalcavano la censura. Questa la sua storia, raccontata dal   fondatore, Sasa Mirkovic.

Il giornalista, oggi anche editore della radio, che rivive con un nuovo nome, "Radio B292" e grazie all'aiuto della Bbc, in questa intervista ci racconta i momenti di quel giorno, quando gli uomini di Milosevic fecero irruzione nella redazione, imponendo lo stop alla diffusione di notizie e la sostituzione degli uomini della redazione.

Sasa Mirkovic ci parli di Radio 2 b92, la sua nuova creatura dopo la chiusura di Radio b92.
Dopo la chiusura, il 2 aprile scorso di Radio b92 decretata dal regime, il gruppo fondatore ha deciso di continuare la piena attivita' ma con un nome diverso dal precedente per motivi legali. Oggi quella che si chiama Radio b92 trasmette programmi pro-governativi, noi con una piccola variazione del nome della radio facciamo informazione libera e indipendente.

Dopo la chiusura forzata di Radio b92 ed il sequestro delle attrezzature, come potete continuare la vostra attivita'?
Trasmettiamo da Belgrado in collaborazione con altre emittenti appartenenti ad un circuito di emittenti indipendenti. Riusciamo ad aggirare la censura attraverso uno stratagemma reso possibile dalle nuove tecnologie: il segnale viene inviato attraverso telefono e Internet a Londra, li' viene raccolto dalla Bbc e, via satellite, ridiffuso qui in Jugoslavia attraverso il circuito di radio indipendenti che sono in gradi di ricevere il segnale.

Cosa rimane del gruppo che ha avviato l'esperienza della prima Radio b92?
Siamo sempre gli stessi, siamo rimasti uniti: 47 persone, più molti altri collaboratori che continuanano a restare compatti, licensiatisi in blocco quando le trasmissioni furono censurate e al gruppo fu proposto, da parte dei nuovi dirigenti chiamati da Milosevic, di continuare a lavorare sotto altra bandiera.

Può descrivere i momenti drammatici di quel fatidico giorno, quando, in pieno attacco Nato, le trasmissioni furono bloccate dal regime di Milosevic?
L'attacco mediatico del regime iniziò in realta' il 23 di marzo, un giorno prima dell' avvio dei bombardamenti. Quel giorno le nostre trasmissioni a Belgrado furono improvvisamente oscurate. Le nostre trasmissioni hanno pero continuato nel resto del paese. La situazione è poi diventata sempre più insostenibile: abbiamo ricevuto diverse visite dei servizi segreti interni, il nostro capo redattore Veran Matic e' stato arrestato e imprigionato per 8 ore, senza che nessuno desse spiegazioni in merito all'arresto, fino alla decisione di un tribunale di Belgrado di far chiudere, il 2 aprile, la radio e di istituire un nuovo gruppo dirigente, pro-Milosevic.

Qualche membro della redazione ha ricevuto attacchi fisici?
Finora no ma non posso escluderlo per il futuro.

Lei e' a conoscenza di altri gravi attacchi alla stampa libera, oltre a quello di Slavko Curuvija, di cui non abbiamo mai avuto notizia?
Uno dei fatti più gravi e' stato l'arresto di uno dei giornalisti membri aderenti alla nostra organizzazione, Nebojsa Ristic, capo redattore della TV di Sokobanja, una citta'della Serbia centrale. Il giornalista e' stato arrestato perche ha affisso sulla la porta della redazione un cartello con scritto "libertà di dimostrare in Jugoslavia". e' stato condannato ad un anno di prigione con una sentenza che va totalmente contro ogni regole del codice penale.

L'opposizione a Belgrado cerca di  uscire allo scoperto cercando di proporre soluzioni democratiche al dopo Milosevic. Il quadro però finora e' stato abbastanza farraginoso: gli schieramenti sono divisi, e nessuna ha finora offerto progetti e alternative possibili. Quali a suo parere le chances dell'opposizione nel futuro della Serbia?
E' chiaro che l'opposizione dovrà essere unita se vuole vincere la sfida della democrazia. Abbiamo le elezioni a novembre. Io non sono molto ottimista per il periodo che ci divide da questo importante appuntamento. Occorre preparare bene queste votazioni, dobbiamo garantire che esse infatti si svolgano correttamente e che vi sia innanzitutto la possibilità per tutti di esprimersi, ciò non può avvenire stando alle condizioni attuali soprattutto riguardo al sistema dei media che non garantisce liberta' di espressione. Che elezioni saranno se la maggior parte del sistema mediatico rimane a Milosevic e se voci libere, come radio b92, vengono soppresse con la forza.

Cosa può fare la comunità internazionale per accelerare il processo democratico a suo parere?
Mi aspetto sin d'ora un atteggiamento opposto a quello del passato che ha visto alcuni governi europei appoggiare economicamente Milosevic, compresa l'Italia durante la prima repubblica, con l'acquisto di aziende statali consentendogli di mantenere il suo potere. E' necessario che la comunità internazionale isoli in ogni modo Milosevic. Occorre che l'unione Europea e anche  l'Italia si battano concretamente per difendere qui in Serbia i più elementari diritti civili e per mantenere la libertà di espressione nei media e a tutti i livelli.

Cosa succederebbe se Milosevic vincesse le elezioni?
Milosevic non può vincere le elezioni. Il futuro politico di questo paese non prevede la presenza di Milosevic che ha rappresentato non solo il capo di un regime ma anche il capo di una mafia che ha monopolizzato ogni ganglo della societa'serba.

Lei e' un perseguitato di Milosevic ma si e' anche sempre dichiarato contrario ai bombardamenti Nato, che a suo dire, uccidono uomini e i semi che generano la democrazia in Serbia.
Il 50% dei  serbi la pensa come me. Con i bombardamenti e' stata scelta la strada più drammatica per risolvere la situazione. Ora il Kosovo e' libero dalle truppe di Milosevic ma il Kosovo e' ora anche una regione senza più  popolazione   serba che abitava li' da sempre. E poi chi governerà il Kosovo in futuro? I capi della guerriglia dell'Uck? Io non vedo un futuro chiaro di fronte a noi e soprattutto una situazione politicamente chiara.

(inserito su Web il 22.9.99)


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