C'è un
qualcosa che gli apparati militari della Guerra dei Balcani non avevano previsto: la
contro-informazione di Internet.
Una "variabile X" che potrebbe giocare un ruolo importante nelle sorti del
conflitto. E si tratta di una variabile mai esistita finora in una guerra di così vaste
proporzioni combattuta anche a furia di bordate della propaganda, televisiva e stampa. Un
serpente che potrebbe avvelenare ed intaccare, se gestito in modo conveniente, le censure,
i non detti, i segreti del conflitto che rischiano di portare indietro pericolosamente
l'orologio del progresso della cultura informativa del nostro tempo, e quindi della
democrazia.
In queste, oltre ai colpi sferrati dagli aerei della Nato e agli attacchi delle truppe
serbe in Kosovo, piovono a grappoli sullo scenario del conflitto i missili
"virtuali" di siti, chat ed e-zine (riviste digitali) che combattono con i
bit la guerra silenziosa della "propaganda personalizzata", quella di Internet,
dove i bersagli non sono le masse anonime raggiunte dalla televisione, ma il
selezionato pubblico online che può essere raggiunto da tecniche di comunicazione molto
più dirette e, teoricamente, più efficaci. Farsi un punto di vista sulla Guerra dei
Balcani tramite il Web, cercando di eludere gli sbarramenti mediatici e opinionismi di
apparato della tv, è operazione impegnativa.
Su Internet ad esempio lo sbarramento creato della stampa jugoslava contro ogni
tentativo di avere notizie "non filtrate" su quello che accade in Serbia è
totale. Diversi i quotidiani presenti Politika(http://www.beonet.yu/politika),
Nedeljni Telegraf (http://www.suc.org/news /nedeljni_telegraf), Nezavina
Svetlost (http://www.svetlost.co.yu) ma su tutti troviamo informazione sui
disastri causati dalle bombe Nato, con relative foto.
Altrettanto attiva la propaganda Internet dei siti dedicati al Kosovo con decine di
pagine sul dramma degli stermini, di fosse comuni e uccisioni ai danni della popolazione
albanese, comprese immagini inquietanti sulle sevizie che sarebbero state perpetrate dalle
truppe paramilitari di Belgrado. Per trovare la documentazione basta inserire la
parola "Kosovo" su alcuni tra i più efficaci motori di ricerca: Altavista (www.altavista.com),
Hot Bot (www.hotbot.com). Ma è sulle chat, i gangli del "tempo reale" di
Internet dove gli utenti parlano 24 ore su 24 alternandosi in sistemi per la comunicazione
diretta, che possono essere raccolte altre informazioni. Sono decine i serbi che si
incontrano su "Serbian Cafè", un sistema dedicato alla cultura serba e
che offre all'indirizzo (http://www.serbiancafe.com/chat/javachat/) la possibilità
di chattare anche sui temi della guerra. Proviamo ad entrare nella chat parlando in
inglese ma notiamo che nessuno risponde fino all'arrivo di un messaggio: "guarda, qui
tutti sanno l'inglese ma nessuno vuole parlare in quella lingua". Chi parla si
qualifica come Mamnogosmojaki che, in serbo, significa "siamo molto forti".
Mamnogosmojaki, che ha 23 anni e vive a Belgrado, è l'unico che ha voglia di parlare.
Sputa veleno (come gli altri) contro la Nato.
Ci racconta di morti che le nostre televisioni non vogliono far conoscere. In
particolare in un piccolo paese Aleksinac, nella zona di Nis, 50 civili sarebbero stati
uccisi dalle bombe. Parla della propaganda occidentale sui profughi del Kosovo:
"fuggono dagli attacchi Nato e non da quelli serbi". Ci accorgiamo che queste
chat sono filtrate, ma non si comprende bene da chi. Alla nostra terza domanda per avere
maggiori informazioni sul conflitto e sugli attacchi Nato in Serbia veniamo estromessi da
un "Server Administrator". Stessa sorta per una sedicente combattente dell'Uck
che, dopo alcuni interventi, viene "cancellato" dalla chat. Anche nella
chat di Beonet (http://www.beonet.yu/), entrando con circospezione (sono mal
tollerati gli anglosassoni e poco tollerati gli italiani, mentre i greci vengono
considerati un popolo fratello) si può parlare con utenti che vivono a Belgrado e
in altre zone della Serbia. Ma le notizie acquisite vanno verificate, nella ricerca della
verità attraverso un punto di vista personale. Usciamo dalla chat con in mente il ricordo
inquietante della presenza di quei "Server Administrator", "sentinelle del
giusto discorrere" delle chat serbe, che la cultura Internet non ha mai finora
conosciuto. Forse stiamo entrando in una nuova era.
(inserito su Web il 21.4.99)
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