Ancora una volta il Disegno di Legge 42/17 intitolato "Disciplina delle attività di informazione e di
comunicazione delle pubbliche amministrazioni " è stato oggetto di discussione a Roma, il 16
marzo, in un'assemblea generale indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa e
dall'Associazione Comunicazione Pubblica ed Istituzionale, che ha visto uniti, in un sodalizio
programmatico, giornalisti e comunicatori.
In comune quel segmento del mercato del lavoro, gli
uffici stampa della Pubblica Amministrazione, nel quale buona parte di entrambe le categorie,
spesso a malincuore, sono confluite, senza però alcun riconoscimento e tutela. All'ordine del
giorno di quest'anno non c'erano i contenuti del testo di una irrimandabile regolamentazione,
quanto la ricerca dei perché questa Legge, approvata emendata alla Camera in luglio '99 non
venga definitivamente votata al Senato.
Apparentemente nulla osta, essendo gli emendamenti
apportati dalla Camera, già il risultato di una forte mediazione tra tutte le forze di Governo. Lo spirito della Legge, d'altra parte, è espressione corale di
una volontà di modernizzazione di tutto l'apparato pubblico, già avviata dalla grande riforma
introdotta dalle Bassanini. Obbiettivo comune è , infatti, ottenere una maggiore trasparenza ed
efficienza di quei servizi di informazione e comunicazione, rispetto soprattutto ai cittadini,
attraverso una chiara definizione di ruoli ed una riqualificazione del personale addetto.
Eppure la
Legge è ferma alla Commissione Affari Costituzionali, ancora in dubbio se esaminarla in sede
referente o in sede deliberante. Il timore comune, sia degli operatori, ma anche di quanti
sperano che la Pubblica Amministrazione in effetti assuma contorni più vicini ad una moderna
concezione, in linea con la “new economy” e l'informatizzazione che muove tutta l'Europa, è che
la discussione avvenga in sede referente. In quel caso le probabilità che vengano aggiunti altri
emendamenti, che riporterebbero la
proposta al voto della Camera, aumentano, con il risultato di un ulteriore ritardo per una Legge,
intorno alla quale si discute ormai da anni.
Tra i motivi dello stand by ce ne sono di ufficiali e di
ufficiosi. Sicuramente la Commissione Affari Costituzionali del Senato in questi ultimi tempi ha
avuto un sovraccarico di lavoro, dovendo discutere provvedimenti importantissimi per il nostro
Paese, quali la "par condicio" o la "commissione tangentopoli". Ma l'impressione è che la
vecchia burocrazia si senta minacciata da questa riforma e in qualche modo spodestata di un
grado di potere. Lo dimostra in parte la storia di quelle Regioni coraggiose, che autonomamente
hanno già avviato questi processi di riqualificazione, attraverso delibere che obbligano, per
esempio, la presenza di giornalisti professionisti negli uffici stampa, ma che poi si sono
scontrate, in fase attuativa, con quanti vorrebbero ancora dei porta borsa, più che dei porta
voce.
Anche il testo del Disegno di Legge, così come è stato emendato, si presta ad ulteriori
polemiche, quando allude alla spesa pubblica, che non deve essere sovraccaricata di ulteriori
costi e non fa riferimento esplicito al contratto giornalistico per quanto riguarda l'inquadramento,
ma ad un contratto che dovrà essere il risultato di una concertazione.
Su questo punto la
stampa si è dichiarata disponibile, essendo stata comunque ammessa al tavolo della trattativa,
purché la Legge venga intanto approvata. Anche l'opposizione, che per ragioni di protesta
ultimamente non ha mai ammesso in sede deliberante alcuna proposta di legge, ha dichiarato,
durante l'assemblea, di essere pronta a fare un'eccezione, a patto che la stampa si impegni a
rispettare la pluralità di opinioni e si assuma tutta la responsabilità di un ruolo così delicato,
quale la comunicazione pubblica.
In chiusura, il Presidente della Commissione Villone si è
impegnato ad includere questo Disegno di Legge nel calendario delle discussioni del Senato dei prossimi giorni, anche se intanto solo in sede referente.
Concordi tutti i presenti sull'importanza di questo voto, per la Legge così come appare oggi, pur
ravvisando in molti le lacune che lascia aperte.
(inserito su Web il 20.3.00)
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