E'
probabile che il futuro del giornalismo risieda nella creazione
di società di servizi giornalistici, in grado di offrire un
lavoro sempre più specializzato e adeguato alle esigenze di
informazione che vengono dal mercato. Ma come mettersi in società?
Una delle prime difficoltà che devono
affrontare gli aspiranti fondatori di una società di servizi
giornalistici è quella di riuscire a districarsi nella normativa
italiana sulle tipologie societarie. Augusto Mengozzi, commercialista
e docente di materie fiscali e legali presso l'Istituto di Formazione
al Giornalismo, ci ha descritto l'ansia dei partecipanti ai
suoi corsi per la ricerca della forma societaria più indicata.
Una forma che possa raccogliere le varie figure professionali
necessarie per l'esercizio dell'attività editoriale. La scelta
della forma di aggregazione porterà con sé una serie di conseguenze
di tipo economico e legale.
Sul piano economico, si andrà ad
influire sull'entità delle spese notarili per la costituzione
della società (si va dai 2 milioni circa per S.a.s. e S.n.c.
ai 3 milioni per S.r.l. e cooperative, ai 5 milioni per S.p.a.),
sulle imposte di registro e sugli oneri fiscali e contributivi
per la società, i singoli soci ed i collaboratori. Le variazioni
di carattere legale riguarderanno invece le forme di rapporto
lavorativo con i collaboratori, i diritti sindacali, e il tipo
di responsabilità di ogni aderente. La prima distinzione da
tenere in considerazione riguarda tre forme societarie: la società
di capitali, la società di persone e la cooperativa.
Ma quali sono le differenze sostanziali
tra queste forme? S.p.a. e S.r.l., come anche le Società in
accomandita per azioni, sono società di capitali, ovvero soggetti
che godono di una propria personalità giuridica indipendente
da quella dei soci. Le società di capitali richiedono solitamente
investimenti di un certo impegno, un impianto contabile ed una
serie di adempimenti che comportano dei costi non trascurabili.
Si differenziano poi tra loro per diversi aspetti. Sicuramente
una delle più significative per chi si appresta a fondare una
società è il parametro che riguarda il capitale sociale: se
le S.p.a. richiedono un capitale minimo di partenza di 200 milioni,
per le S.r.l. sono sufficienti 20 milioni. Società di persone
sono invece S.a.s. e S.n.c., che sono soggette a minori obblighi
amministrativi rispetto alle società di capitali, ma includono
com'è noto una responsabilità personale nelle scelte societarie.
In caso di fallimento, il socio
non rischia solo la perdita della quota di capitale versata,
come nelle società di capitali, ma è costretto a rispondere
dei debiti societari con le proprietà personali. Tuttavia, chi
è iscritto all'Ordine dei Giornalisti non può partecipare a
società che comportino il rischio illimitato; i giornalisti
non possono prendere in considerazione quindi la costituzione
di società di persone (S.a.s. e S.n.c.). Una volta escluse le
società di persone, e posto che chi inizia un'attività spesso
non ha le disponibilità economiche per l'investimento necessario
in una società di capitali, la terza opzione rimane di norma
la più praticabile. Si tratta della cooperativa, una forma societaria
in cui l'imprenditore non è un soggetto distinto dai lavoratori
occupati nell'impresa. In questo caso è la stessa società cooperativa
ad essere datrice di lavoro per tutti i soci, che partecipano
in misura proporzionale dei guadagni e delle perdite della società.
Le cooperative propriamente dette
devono essere costituite almeno da nove soci; nel caso invece
si abbia a che fare con un numero inferiore di soci - mai comunque
meno di tre - si parla di minicooperative (dai tre agli otto
soci, esclusivamente persone fisiche). Secondo Augusto Mengozzi,
è questa della cooperativa probabilmente una delle forme societarie
più adeguate per i giornalisti che vogliano intraprendere l'esercizio
di un'attività editoriale, per la flessibilità del capitale
sociale e per le diverse modalità di attuazione cui lascia spazio.
Purchè si indichi espressamente nella ragione sociale la limitazione
di responsabilità dei vari collaboratori, in modo da non contravvenire
a quel vincolo che riguarda i giornalisti iscritti all'Ordine.
Purtroppo non è semplice reperire
materiali e documenti in grado di dare un orientamento e una
guida nella scelta della figura societaria. Per buona pace del
giornalista che intende mettersi in società, esistono comunque
studi legali e tributari specializzati nell'offrire consulenza
ai professionisti del settore giornalistico, come lo Studio
Mengozzi di Rimini. Uno studio di pianificazione fiscale è ciò
che serve di norma per orientarsi verso una scelta piuttosto
che un'altra, dopo una valutazione degli aspetti legali e fiscali
della situazione in base alla normativa. Su questo tema, è possibile
consultare i materiali del corso di Augusto Mengozzi per l'Istituto
per la Formazione al Giornalismo di Castelmaggiore (Bologna),
pubblicati nel sito della Federazione Nazionale della Stampa.
(inserito su Web il 9.4.99)
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