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Normativa

Giornalisti in società
per uscire dalla crisi

di Sandra Cavallo

E' probabile che il futuro del giornalismo risieda nella creazione di società di servizi giornalistici, in grado di offrire un lavoro sempre più specializzato e adeguato alle esigenze di informazione che vengono dal mercato. Ma come mettersi in società?

Una delle prime difficoltà che devono affrontare gli aspiranti fondatori di una società di servizi giornalistici è quella di riuscire a districarsi nella normativa italiana sulle tipologie societarie. Augusto Mengozzi, commercialista e docente di materie fiscali e legali presso l'Istituto di Formazione al Giornalismo, ci ha descritto l'ansia dei partecipanti ai suoi corsi per la ricerca della forma societaria più indicata. Una forma che possa raccogliere le varie figure professionali necessarie per l'esercizio dell'attività editoriale. La scelta della forma di aggregazione porterà con sé una serie di conseguenze di tipo economico e legale.

Sul piano economico, si andrà ad influire sull'entità delle spese notarili per la costituzione della società (si va dai 2 milioni circa per S.a.s. e S.n.c. ai 3 milioni per S.r.l. e cooperative, ai 5 milioni per S.p.a.), sulle imposte di registro e sugli oneri fiscali e contributivi per la società, i singoli soci ed i collaboratori. Le variazioni di carattere legale riguarderanno invece le forme di rapporto lavorativo con i collaboratori, i diritti sindacali, e il tipo di responsabilità di ogni aderente. La prima distinzione da tenere in considerazione riguarda tre forme societarie: la società di capitali, la società di persone e la cooperativa.

Ma quali sono le differenze sostanziali tra queste forme? S.p.a. e S.r.l., come anche le Società in accomandita per azioni, sono società di capitali, ovvero soggetti che godono di una propria personalità giuridica indipendente da quella dei soci. Le società di capitali richiedono solitamente investimenti di un certo impegno, un impianto contabile ed una serie di adempimenti che comportano dei costi non trascurabili. Si differenziano poi tra loro per diversi aspetti. Sicuramente una delle più significative per chi si appresta a fondare una società è il parametro che riguarda il capitale sociale: se le S.p.a. richiedono un capitale minimo di partenza di 200 milioni, per le S.r.l. sono sufficienti 20 milioni. Società di persone sono invece S.a.s. e S.n.c., che sono soggette a minori obblighi amministrativi rispetto alle società di capitali, ma includono com'è noto una responsabilità personale nelle scelte societarie.

In caso di fallimento, il socio non rischia solo la perdita della quota di capitale versata, come nelle società di capitali, ma è costretto a rispondere dei debiti societari con le proprietà personali. Tuttavia, chi è iscritto all'Ordine dei Giornalisti non può partecipare a società che comportino il rischio illimitato; i giornalisti non possono prendere in considerazione quindi la costituzione di società di persone (S.a.s. e S.n.c.). Una volta escluse le società di persone, e posto che chi inizia un'attività spesso non ha le disponibilità economiche per l'investimento necessario in una società di capitali, la terza opzione rimane di norma la più praticabile. Si tratta della cooperativa, una forma societaria in cui l'imprenditore non è un soggetto distinto dai lavoratori occupati nell'impresa. In questo caso è la stessa società cooperativa ad essere datrice di lavoro per tutti i soci, che partecipano in misura proporzionale dei guadagni e delle perdite della società.

Le cooperative propriamente dette devono essere costituite almeno da nove soci; nel caso invece si abbia a che fare con un numero inferiore di soci - mai comunque meno di tre - si parla di minicooperative (dai tre agli otto soci, esclusivamente persone fisiche). Secondo Augusto Mengozzi, è questa della cooperativa probabilmente una delle forme societarie più adeguate per i giornalisti che vogliano intraprendere l'esercizio di un'attività editoriale, per la flessibilità del capitale sociale e per le diverse modalità di attuazione cui lascia spazio. Purchè si indichi espressamente nella ragione sociale la limitazione di responsabilità dei vari collaboratori, in modo da non contravvenire a quel vincolo che riguarda i giornalisti iscritti all'Ordine.

Purtroppo non è semplice reperire materiali e documenti in grado di dare un orientamento e una guida nella scelta della figura societaria. Per buona pace del giornalista che intende mettersi in società, esistono comunque studi legali e tributari specializzati nell'offrire consulenza ai professionisti del settore giornalistico, come lo Studio Mengozzi di Rimini. Uno studio di pianificazione fiscale è ciò che serve di norma per orientarsi verso una scelta piuttosto che un'altra, dopo una valutazione degli aspetti legali e fiscali della situazione in base alla normativa. Su questo tema, è possibile consultare i materiali del corso di Augusto Mengozzi per l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Castelmaggiore (Bologna), pubblicati nel sito della Federazione Nazionale della Stampa.

(inserito su Web il 9.4.99)


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