Scrivo
appena 30 righe (l'occhio sul video mal sopporta le lungaggini testuali), piazzo il mio
bel "linketto" alla voce "Apogeo" (oggetto dell'articolo) per spedire
i lettori a verificare direttamente, in hyperlettura, quel che dico tramite l'apposito
sito, "coloro" di rosso i testi che voglio evidenziare e "blinko" (in
gergo, da "to blink", lampeggiare), uno o due parole chiave della mia
"dissertazione" facendole "luccicare".
Non uso però javascript, roba da programmatori incalliti,
e poi che c'entra il javacript con il giornalismo? E no. Si fa presto a dire: "quella
è roba da grafici e tecnici". Provate ad andare in una delle fucine sforna pagine
html al lavoro su uno dei siti Internet degni di questo nome e dite di essere un
"giornalista tradizionale" chiedendo una collaborazione: "giornalisti solo
carta e penna? Non se ne fa nulla". Che significa tutto ciò, che non c'è
trippa per gatti per cronisti, redattori e reporter alle prese col nuovo medium?
Parliamoci chiaro: la crisi della scrittura o di chi
giocaava a fare l'Enzo Biagi è iniziata una decina di anni fa, ben prima che gli
incantesimi del WWW colorassero di grafica e animazioni Internet ed il suo mondo di bit.
Poi è arrivato il rullo compressore delle nuove tecnologie che procede schiacciando
incompetenze e pungolando competenze. Crisi professionale o crisi strutturale della
comunicazione? Oggi giornalisti, addetti stampa, comunicatori e P.R. sulla Rete certamente
non possono dilungarsi in nostalgie e pensierose riflessioni sul bello scrivere e su dove
va la professione. Occorre una sana dose di pragmatismo e la coscienza che solo un ritorno
a scuola può aiutare l'addetto all'informazione a reggere l'impatto dei nuovi strumenti.
Per il 2001 una stima di Forrester Research prevede che il
volume di affari prodotto dall'e-commerce sarà di 183 miliardi (comprendendo il business
to business). Gran parte delle-commerce del futuro sarà veicolato da contenuti. Chi
produrrà contenuti? Ancora i giornalisti che dovranno reggere la sfida lottando con
tecnici, imprese, cassandre, malfattori, gnomi maligni e loro stessi per mantenere la
propria identità, fondamentale per preservare informazione di buon livello. Ma quello che
dovranno maneggiare sarà qualcos'altro che il semplice testo nero su bianco od un
microfono di fronte ad una telecamera. La comunicazione cambia infatti col modificarsi dei
dispositivi. Parole, avverbi e sorrisi lasceranno sempre più posto ad immagini colarate,
disegni e ineffabili fluidi grafici del tutto automatici, magari gestiti tramite un agente
software che va programmato ma, una volta tarato, può far tutto senza l'ausilio
dell'uomo. Siamo quindi alla fine del testo e della scrittura?
Stiano tranquilli gli scribi sumeri: il primato della
lettera sulla grafica non sarà minacciato ancora per un po' ma certo chi scrive deve fin
d'ora prendere dimestichezza con quelli che saranno i nuovi linguaggi della comunicazione
del 2000. Essi (affiancheranno l'alfabeto delle lettere) sono gestiti tramite i software e
quindi attraverso altri linguaggi. L'HTML prima di tutto, che però si trasforma
rapidamente grazie ai progressi fatti dal lavoro dell'autorità che ne sovraintende
l'evoluzione.
Poi c'è Java che da alcuni viene definito la più
importante innovazione nell'universo di Internet dopo la creazione del World Wide Web: si
tratta di linguaggi marziani, se pensiamo alle loro potenzialità grafiche e di
pubblicazione, rispetto alla Olivetti di appena 10 anni fa. Con l'HTML e Javascript (molto
più facile da usare di Java) si possono animare pagine, far muovere disegni, colorare
contenuti fino ad oggi statici. Ma come apprendere al meglio queste potenzialità se un
giornalista fino ad oggi si è cimentato appena con carta e matita? Due testi di Apogeo,
editore specializzato nel settore informatico, offrono a chi si occupa di comunicazione (e
quindi non per forza portato per i sowtware e dispositivi) una guida semplice ed efficace
all'utilizzo di queste programmazioni.
Il primo volume si chiama "Programmare con
Javascript" di Ready-Vachier-Marsot, tre esperi statunitensi che sono riusciti a
rendere "amichevole" la lettura dei "tag" (i codici convenzionali che
fanno funzionare il linguaggio). Nel libro infatti ogni applicazione in javacript, piena
di "geroglifici" informatici, è seguita da una chiarissima spiegazione su
quello che può essere ottenuto applicando i vari codici. Per i pigri un cd-rom aiuta a
trasferire i codici direttamente nella propria pagina Web, mettendo in funzione la
programmazione. Non meno utile è "HTML Dinamico" scritto da Bruce Campbell e
Rick Darnell: utile per comprendere come muovere con trucchi ed effetti le pagine
classiche statiche. I due libri sono per chi conosce un minimo di HTML ma possono essere
compresi anche da giornalisti alle prime armi col Web. Vale proprio la pena di tornare a
scuola.
(inserito su Web il 30.6.99)
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