Il dibattito sulla regolamentazione del settore televisivo in Italia è arrivato ad una battuta di arresto? Come si svilupperà la TV digitale in Italia?
Abbiamo incontrato Dom Serafini, direttore della rivista statunitense Video Age e noto esperto di standard televisivi e TV digitale. Dopo il libro "La Televisione via Internet: una nuova frontiera", Serafini, abruzzese di origine ma trapiantato negli Stati Uniti da oltre trent'anni, è ora in attesa dell'uscita del suo ultimo libro "Veltroni e io". Un libro che ripercorre con taglio storico-critico i motivi che hanno bloccato lo sviluppo del sistema audiovisivo in Italia - riprendendo l'analogo titolo di Walter Veltroni "Io e Berlusconi (e la Rai)". E lancia la necessità di un nuovo dibattito sulla TV del futuro.
Dom. quali sono stati a tuo parere gli ostacoli maggiori che hanno frenato in questi anni la riforma del sistema audiovisivo italiano?
L'antagonismo fra Silvio Berlusconi, Gianni Agnelli e Carlo De Benedetti. Questi personaggi, che rappresentano tutto l'arco politico destra, centro e sinistra fanno uso della stampa sotto il loro controllo per scopi personali. Dato che la TV rappresenta il centro del potere, é contesa aggressivamente con una conseguente paralisi del sistema politico.
Le cose non potranno non cambiare con l'avvento del digitale e, soprattutto, della convergenza multimediale e del webcasting...
Che le cose cambieranno é sicuro. Come cambieranno é prevedibile: non essendovi dei piani per lo sviluppo della tv digitale, questa crescerà in modo convulso copiando i sistemi di successo all'estero, ma senza creare una presenza italiana o talenti italiani. Alla fine la regolamentazione non farà altro che fotocopiare la realtà creata dalla mancanza di leadership. Esattamente come è avvenuto per la TV analogica, ma non è detto che avremo ancora la fortuna che si é avuta in passato.
Alla fine degli anni Settanta, a proposito della nascita "anarchica" della TV privata in Italia in assenza di regolamentazioni precise, avevi scritto infatti che sarebbe stata proprio la mancanza di una legislazione tempestiva a favorire lo sviluppo del settore. Credi che sarà così anche per il webcasting?
A quei tempi scrissi che "in Italia l'ordine paralizza tutto". Ed infatti, avendo avuto la fortuna di non avere impedimenti, nei primi anni Ottanta l'industria audiovisiva italiana diventò la più importante del mondo dopo quella americana. Poi negli anni Novanta tutto si bloccò per via dell'alleanza tra Veltroni e De Benedetti, con il suo esercito di penne al Gruppo Espresso - La Repubbblica, tesa a distruggere Berlusconi. L'ironia della sorte vuole che nel suo libro "Io e Berlusconi" (che in pratica é stata una delle basi per il libro "Veltroni e io"), Veltroni propose un piano di riforma che, se attuato, avrebbe fatto restare l'Italia tra i paesi più evoluti nel campo audiovisivo. Il problema nacque quando, anche per favorire De Benedetti, Veltroni iniziò a programmare la distruzione di Berlusconi (con il risultato che Berlusconi decise di scendere in politica).
Credi che nel nuovo scenario della TV digitale si potrà ancora parlare di par condicio? O di qualsiasi altra forma di regolamentazione da parte degli stati?
Nel mio penultimo libro, "La Tv via Internet", pubblicato anch'esso da Pubblicità Italia, ho dimostrato come l'era Internet abbia reso inutile qualsiasi forma di regolamentazione. A questo punto lo Stato può solamente rallentare o accelerare la rivoluzione digitale, ma non fermarla o "formarla" a suo piacere.
E quanto alla messa a punto di standard internazionali?
Uno dei punti che mi stanno più a cuore è proprio la definizione di uno standard unico per lo streaming media. Poi ci sono altri argomenti che ritengo fondamentali: la liberazione dell'ultimo miglio e quindi la commercializzazione delle linee telefoniche Dsl; il commercio di apparecchi digitali che ricalchino le forme di quelli analogici: apparecchi per la posta elettronica (che sostituiscano il fax), riproduttori audio Mp3 (al posto delle radio), apparecchi tv digitale, videogames ecc.. Dobbiamo allontanarci cioè dal concetto di un computer al quale oggi chiediamo di fare tutto in modo fragile, complesso, inadeguato e non adatto ai consumatori. E poi vorrei indirizzare il dibattito sul futuro della TV in Italia, cioè sull'assegnazione delle frequenze TV terrestri per il digitale. Sfortunatamente oggi é in corso un dibattito sulla la TV del passato, quella che tra poco cesserà di esistere: par condicio, conflitto di interessi e privatizzazione della Rai, piuttosto che un dibattito sulla TV del futuro.
(inserito su Web il 4.9.00)
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