Era forse l'ultimo dei grandi ad aver resistito alla tentazione
dell'on-line. Ma ora anche Enzo Biagi possiede un sito ed ora pronto a
cimentarsi con il medium Internet (cfr. il sito del programma televisivo Il
Fatto).
Saranno anche cadute le ideologie, ma di
modelli continua a sentirsi il bisogno anche nel 2000. E in un mondo in cui
le figure professionali, soprattutto nel settore della comunicazione, si
evolvono in gran fretta, c'è ancora più necessità di individuare qualche
forte personalità cui fare riferimento nel proprio percorso di crescita
personale e professionale.
Chi dei nostri lettori diventerà come loro? E'
possibile diventare un grande giornalista anche con l'on-line? E chi si
preoccupa di far saltare fuori i talenti, anche nell'era della
comunicazione reticolare e assoluta? (al proposito vi sono dei percorsi sui
siti di Talent Manager e Job Pilot).
In attesa del responso, Infocity ha
tracciato i profili di due giornalisti esemplari, Biagi e Montanelli
appunto, con cui ognuno di noi può mettersi personalmente a confronto.
Nati a una decina d'anni di distanza, alle soglie della Grande Guerra, in
due paesi della provincia del Centro Italia, entrambi coinvolti contro il
fascismo, animatori della scena dell'informazione ed unanimemente
considerati i maggiori rappresentanti del giornalismo italiano. Parliamo
ovviamente di Enzo Biagi e Indro Montanelli, due figure di riferimento per
chiunque si muova intorno alla professione giornalistica.
Entrambi continuano a presentare al pubblico dei lettori da oltre
cinquant'anni la propria personale visione dell'informazione, Montanelli
ostinatamente legato alla carta stampata e ad una deontologia professionale
forse scomparsa, Biagi prestato invece all'informazione televisiva.
Indro Montanelli
Montanelli è nato nel 1909 a Fucecchio, in provincia di Firenze; laureato
in Legge e in Scienze politiche, ha intrapreso la carriera giornalistica
nel Corriere della Sera, dove è stato per anni inviato speciale diventando
noto per le sue corrispondenze già prima della guerra.
Espulso dall'Ordine
dei giornalisti durante il fascismo e minacciato di morte da parte dei
nazisti, sono stati celebri in seguito i suoi reportage sull'occupazione
dell'Ungheria, sulle Brigate Rosse, sulla guerra di Spagna. Abbandonò il
Corriere nel 1973 perché critico nei confronti della linea del neodirettore
Piero Ottone, orientato troppo a sinistra per le idee di Montanelli; fondò
così nel 1974 un nuovo quotidiano moderato, "Il Giornale".
Gambizzato dalle
Brigate Rosse nel 1977, non ha mai smesso di levare la sua voce
antifascista e anticomunista nei suoi libri e nei suoi commenti quotidiani
all'attualità.
Nel 1994 ancora una volta si trova a dover abbandonare la
sua testata: questa volta si tratta del quotidiano da lui stesso fondato e
diretto per vent'anni, che lascia per contrasti con il proprietario Paolo
Berlusconi. E fonda La Voce. Al Corriere tornerà dopo la chiusura della
Voce, nel 1995, con la propria rubrica di lettere, una delle più seguite
d'Italia.
Ha scritto una quarantina di libri ed è stato il primo
giornalista italiano a ricevere, come "Eroe della libertà di stampa", il
prestigioso premio dell'International Press Institute. Alieno alla
televisione così come al computer, ha sollevato più volte il suo grido di
dolore non solo nei confronti dei giornali online, ma anche contro
l'attuale evoluzione della stampa quotidiana in senso commerciale.
Enzo Biagi
Biagi è nato undici anni dopo Montanelli in una famiglia modesta a Lizzano
in Belvedere, sull'appennino nei dintorni di Bologna, ed è stato molto
precoce nell'esercizio della professione. E' entrato al Resto del Carlino a
diciotto anni per diventare giornalista professionista a soli ventun anni,
l'età minima per essere ammessi nell'Albo.
Dopo la chiamata alle armi e
l'esperienza partigiana - entrò a Bologna con le truppe di liberazione e
dichiarò dai microfoni della radio americana Pwb la fine del conflitto - ha
animato nel dopoguerra diverse iniziative giornalistiche: fonda un
settimanale e un quotidiano, Cronache e Cronache sera.
Inviato per il Resto
del Carlino, si occupa anche di critica cinematografica. Negli anni
Cinquanta passa al settimanale Epoca, dove è direttore per otto anni. Per
poi passare all'informazione televisiva: negli anni Sessanta prima dirige
il Tg, poi inaugura nel 1962 il primo rotocalco televisivo d'attualità,
chiamato RT.
Si dividerà da qui in avanti tra carta stampata, attività di
scrittore e televisione. Per dieci anni è inviato alla Stampa, collabora
per altri quotidiani e per il settimanale Panorama e conduce diversi
programmi di informazione per la Rai: sono rimaste celebri in particolare
le interviste di Dicono di lei (1969) e le inchieste internazionali di
Douce France (1978) e Made in England (1980), e in seguito i programmi di
approfondimento sui multamenti dei paesi ex comunisti dell'Est, la mafia,
la Cina, Tangentopoli.
Dal 1995 conduce Il Fatto, programma giornaliero di
cinque minuti su avvenimenti e personaggi italiani. Il suo stile, diventato
inconfondibile, si caratterizza per l'estrema stringatezza dei commenti,
ridotti all'osso, e per la capacità di far parlare i fatti: attraverso
viaggi, filmati, interviste, incontri.
(inserito su Web il 26.10.00)
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