Il World Wide Web trabocca sempre più di notizie: ma chi è a curarle? Non
sempre giornalisti, tuonano l'Ordine dei Giornalisti e la Federazione
Nazionale della Stampa.
E il dibattito si va facendo sempre più infuocato,
tra chi sostiene che gli editori telematici dovrebbero fare ricorso
esclusivamente a giornalisti iscritti all'albo così come accade per gli
"old media" (quotidiani e periodici, radio e tv) e chi rivendica il terreno
della rete come il luogo dove, finalmente, "liberarsi dei giornalisti".
Per
chi lavora nel settore - o vorrebbe farlo - non è necessario restare inerti
tra i due fuochi. Se non si è ancora giornalisti, il Web può dare in realtà
non solo l'opportunità di scrivere e lavorare in una redazione, ma anche di
diventarlo. Per iscriversi ad un Ordine che, in ogni caso, date le norme
attuali, costituisce ancora l'unico titolo per esercitare in modo
qualificato la professione giornalistica.
Diventare giornalisti pubblicisti, come molti sanno, richiede di pubblicare
un certo numero di articoli (variano di norma tra i 40 e gli 80, a seconda
del tipo di testata e dell'Ordine regionale a cui ci si rivolge) nell'arco
di un biennio, regolarmente retribuiti e firmati, con la certificazione del
direttore responsabile della testata. Qualche riferimento normativo: la
legge che contiene queste informazioni è la n.69 del 3.2.1963, art. 35;
l'applicazione della legge è disciplinata poi dal Regolamento per
l'esecuzione della legge professionale, Dpr n. 115/1965, in particolare
all'art. 34.
Come applicare questa norma al Web? Se si cercano informazioni nei siti
degli Ordini Regionali, sembra che Internet non esista, o quantomeno non
sia un mezzo di comunicazione di massa (eppure si tratta di siti web!).
L'Ordine della Lombardia, quello della Toscana, quello del Veneto,
pubblicano nelle loro pagine web le modalità di iscrizione all'albo dei
pubblicisti per collaboratori di testate a stampa o radio-televisive. E'
tutto. E il Web?
Ma se si scava più a fondo si scopre che alcune webzine "testarde" hanno
portato avanti una battaglia, nel corso degli ultimi cinque anni, per la
modifica della legge sulla stampa del 1948 e, nel frattempo, per
conquistare il diritto di essere considerate "stampa" a tutti gli effetti.
In realtà già dal 1995 testate diffuse esclusivamente su Web hanno iniziato
a richiedere ed ottenere l'iscrizione al Tribunale come tutte le testate
tradizionali (vedi Medialab del 10.11.99).
L'unica condizione dunque per considerare la webzine con cui si collabora
una regolare testata valida per l'iscrizione all'albo dei pubblicisti, è
che sia regolarmente registrata presso un Tribunale, con l'indicazione di
un Direttore Responsabile iscritto all'Ordine.
Tra le webzine più note, sono diverse quelle che esibiscono la propria
registrazione: citiamo ovviamente Infocity, che è stata la prima ad
ottenere la registrazione come testata esclusivamente telematica
(registrazione del 1995 al Tribunale di Roma, direttore Enrico Pulcini);
poi Punto Informatico (direttore Roberto De Andreis, registrata a Roma nel
1996), Galileo (registrata a Roma nel 1997, direttore Daniele Vulpi),
Interlex (Manlio Cammarata, registrata a Roma nel 1997), Beta (direttore
Luciano Giustini, registrata a Roma nel 1998), Affari Italiani (direttore
Angelo Maria Perrino, registrata a Milano nel 1998) e Studio Celentano.it
(direttore Sergio De Nicola, registrata a Foggia nel 1999).
Per quanto
riguarda le edizioni elettroniche dei quotidiani e periodici cartacei,
queste usufruiscono nella maggior parte dei casi della stessa registrazione
al Tribunale dell'edizione tradizionale.
(inserito su Web il 14.4.00)
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