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Professione

Diventare giornalisti
con il Web si può,
ecco come

di Sandra Cavallo

Il World Wide Web trabocca sempre più di notizie: ma chi è a curarle? Non sempre giornalisti, tuonano l'Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa.

E il dibattito si va facendo sempre più infuocato, tra chi sostiene che gli editori telematici dovrebbero fare ricorso esclusivamente a giornalisti iscritti all'albo così come accade per gli "old media" (quotidiani e periodici, radio e tv) e chi rivendica il terreno della rete come il luogo dove, finalmente, "liberarsi dei giornalisti".

Per chi lavora nel settore - o vorrebbe farlo - non è necessario restare inerti tra i due fuochi. Se non si è ancora giornalisti, il Web può dare in realtà non solo l'opportunità di scrivere e lavorare in una redazione, ma anche di diventarlo. Per iscriversi ad un Ordine che, in ogni caso, date le norme attuali, costituisce ancora l'unico titolo per esercitare in modo qualificato la professione giornalistica.

Diventare giornalisti pubblicisti, come molti sanno, richiede di pubblicare un certo numero di articoli (variano di norma tra i 40 e gli 80, a seconda del tipo di testata e dell'Ordine regionale a cui ci si rivolge) nell'arco di un biennio, regolarmente retribuiti e firmati, con la certificazione del direttore responsabile della testata. Qualche riferimento normativo: la legge che contiene queste informazioni è la n.69 del 3.2.1963, art. 35; l'applicazione della legge è disciplinata poi dal Regolamento per l'esecuzione della legge professionale, Dpr n. 115/1965, in particolare all'art. 34.

Come applicare questa norma al Web? Se si cercano informazioni nei siti degli Ordini Regionali, sembra che Internet non esista, o quantomeno non sia un mezzo di comunicazione di massa (eppure si tratta di siti web!). L'Ordine della Lombardia, quello della Toscana, quello del Veneto, pubblicano nelle loro pagine web le modalità di iscrizione all'albo dei pubblicisti per collaboratori di testate a stampa o radio-televisive. E' tutto. E il Web?

Ma se si scava più a fondo si scopre che alcune webzine "testarde" hanno portato avanti una battaglia, nel corso degli ultimi cinque anni, per la modifica della legge sulla stampa del 1948 e, nel frattempo, per conquistare il diritto di essere considerate "stampa" a tutti gli effetti. In realtà già dal 1995 testate diffuse esclusivamente su Web hanno iniziato a richiedere ed ottenere l'iscrizione al Tribunale come tutte le testate tradizionali (vedi Medialab del 10.11.99).

L'unica condizione dunque per considerare la webzine con cui si collabora una regolare testata valida per l'iscrizione all'albo dei pubblicisti, è che sia regolarmente registrata presso un Tribunale, con l'indicazione di un Direttore Responsabile iscritto all'Ordine.

Tra le webzine più note, sono diverse quelle che esibiscono la propria registrazione: citiamo ovviamente Infocity, che è stata la prima ad ottenere la registrazione come testata esclusivamente telematica (registrazione del 1995 al Tribunale di Roma, direttore Enrico Pulcini); poi Punto Informatico (direttore Roberto De Andreis, registrata a Roma nel 1996), Galileo (registrata a Roma nel 1997, direttore Daniele Vulpi), Interlex (Manlio Cammarata, registrata a Roma nel 1997), Beta (direttore Luciano Giustini, registrata a Roma nel 1998), Affari Italiani (direttore Angelo Maria Perrino, registrata a Milano nel 1998) e Studio Celentano.it (direttore Sergio De Nicola, registrata a Foggia nel 1999).

Per quanto riguarda le edizioni elettroniche dei quotidiani e periodici cartacei, queste usufruiscono nella maggior parte dei casi della stessa registrazione al Tribunale dell'edizione tradizionale.

(inserito su Web il 14.4.00)


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