Ieri Jakob Nielsen, nel suo "Alertbox" settimanale, ha tratto le somme dello studio Stanford-Poynter sulla fruizione delle notizie su Web. Lo studio, reso noto la scorsa settimana, aveva rilevato sostanzialmente che nella fruizione di news on line l'occhio del lettore si sofferma prima e più a lungo sul testo che non sulle immagini.
Una conclusione che ha lasciato interdetti molti teorici della multimedialità, sostenitori dell'impatto dell'immagine nella comunicazione digitale. Ma non tutti: Nielsen, guru della usability e del web design razionale, è da sempre un fautore della priorità del contenuto, anche nei siti non prettamente di informazione. Basti vedere il suo sito personale (www.useit.com): tutto testo ben strutturato, articolato in titoli, sottotitoli, occhielli e barre di navigazione, ricco di link ipertestuali. E neanche una immagine.
Lo studio del Poynter Institute, condotto in collaborazione con la Stanford University su 67 lettori di news on line selezionati con annunci sul Chicago Sun-Times e sul St. Petersburg Times, ha fatto uso di una tecnologia di tracciamento dei movimenti oculari tramite telecamere "head-mounted". Un software registrava tutte le pagine web visitate momento per momento, in modo da poter poi abbinare ad ogni movimento oculare uno specifico percorso sulla pagina che in quell'istante compariva sullo schermo dell'utente. Una metodologia già largamente utilizzata negli studi sulla percezione visiva (è del 1967 il celebre esperimento di Yarbus che registrava, con un sistema di raggi di luce, piccoli specchi e lastre fotografiche, i movimenti dell'occhio nell'atto di perlustrare visivamente il busto di Nefertiti).
Dieci anni fa il Poynter Institute aveva già condotto una ricerca analoga, ma sulla lettura dei giornali cartacei: Eyes on the News (curata tra l'altro da Mario Garcia, che Infocity ha intervistato nell'ultimo Medialab). Il lettore di quotidiani nel 1990 si soffermava sulle immagini e gli elementi grafici della prima pagina del quotidiano, e solo in seconda battuta sui titoli. Come mai ora è proprio la comunicazione on line a dare nuova priorità al testo?
Notiamo che i soggetti sotto osservazione si sono avvalsi di connessioni Internet ad alta velocità (T-1, a circa 1,5 Mb al secondo): più veloci della media statunitense, per non parlare di quella italiana. Di norma, come notava ieri Jakob Nielsen, quando si effettuano test di usability si tende a verificare l'efficacia del sito anche nelle condizioni più sfavorevoli. Ma se non si guardano le immagini quando la velocità di scaricamento è eccellente, ciò accadrà ancora meno quando tardano a comparire sullo schermo. E per di più, se lo studio deve avere un effetto sull'evoluzione delle testate on line, è bene che si confronti con le caratteristiche della fruizione del prossimo futuro. In poche parole, con una rete superveloce non è l'informazione multimediale a guadagnarci (videoclip, effetti sonori
), ma il testo!
I risultati generali dello Stanford-Poynter confermano tre conclusioni già tratte da Nielsen nelle sue indagini del 1994 e 1997 (condotte con metodologie diverse, su diversi utenti e diversi siti, non solamente quotidiani on line):
- il testo attira l'attenzione prima della grafica. Spesso le immagini non vengono guardate affatto fino alla seconda o terza visita alla pagina, mentre l'utente si sofferma subito sul titolo, sul sommario o sulle didascalie. Si tratta in pratica di quelle porzioni di testo non lineari che permettono il colpo d'occhio: una fruizione tipica della visione di immagini ma applicata, in questo caso, al testo scritto. Come già affermato in molti studi sulla comunicazione dei new media (si legga ad esempio De Kerchove), Internet non può essere ridotta alla comunicazione per immagini ma è una nuova sintesi tra fruizione visiva e lettura lineare.
- una lettura superficiale precede eventuali approfondimenti successivi. Più di due terzi delle volte gli utenti danno solo una scorsa al testo piuttosto che leggere l'intero articolo. Quando leggono l'intero articolo, si soffermano sul 75% circa del testo. Questo dato conferma la necessità di dare, on line, un'informazione ipertestuale suddivisa per livelli di approfondimento.
- gli utenti passano di continuo da un sito all'altro, aperti in diverse finestre. La progettazione dei siti deve tenere conto di questo comportamento "nomade" e permettere all'utente di ritrovare sempre l'orientamento all'interno del sito, usare titoli delle pagine che consentano all'utente di capirne immediatamente il contenuto.
Tutti d'accordo quindi nel sostenere che alla fine ciò che conta è 1) la qualità del contenuto testuale, 2) l'efficacia della sua strutturazione. Eppure è proprio qui la debolezza della gran parte dei siti attuali. La maggior parte dei siti continua infatti a pubblicare notizie impaginate esattamente come accade sulla carta stampata: blocchi di testo lineari, senza alcuno stacco che agevoli la "scansione" della pagina da parte dell'occhio di chi legge.
Per rimediare agli errori, ecco quattro esempi che Nielsen propone come modelli da imitare: Tomalak's Realm, AnchorDesk, la mini-colonna del Feed Daily, e Yahoo Full Coverage.
In tutte le redazioni web i giornalisti on line dovrebbero quindi essere prima di tutto bravi giornalisti; ma anche conoscere come funziona la percezione della pagina web e saper strutturare la comunicazione on line. Non solo giornalisti ma anche ciò che alcuni chiamano "Internet Communication Managers".
(inserito su Web il 16.5.00)
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