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Web

Giornalisti o webmaster?
Macché, fate i registi

di Enrico Pulcini

Partiamo da un presupposto. Giornalisti, informatici e appassionati del computer e Internet, alle prese con la realizzazione di un sito, hanno lasciato alle loro spalle molte delle peculiarita’ della professione o dell’attivita’ originarie. Immagino che anche gli operatori telegrafici lo abbiano fatto quando fu inventato il telefono nel secolo scorso. Chi sono costoro? Redattori, tecnici o cos’altro?

Per definirlo occorre procedere attraverso un paragone forse un po’ blasfemo: il sito web come un teatro, ammessa la tesi di Maiocchi, autore di “Ipertesti” (Franco Angeli) “del palcoscenico come prima rappresentazione ipertestuale fisica della storia” . Delineiamo la relazione. Un sito e’ uno spazio, esattamente come il teatro e, come quest’ultimo, ha un pubblico che guarda quello che viene offerto. I contenuti compresi all’interno di questo spazio necessitano di un’adeguata scenografia che, nel caso delle pagine web, e’ una scenografia digitale, tanto importante quanto quella a ridosso del palcoscenico se consideriamo il peso assunto dalla grafica nell’evoluzione del Web.

Come nel teatro un sito web possiede comparse, attori e prime donne. Qui il paragone diventa ancora piu’ ardito. Scomponiamo i vari strumenti della comunicazione sul WWW e diamogli un ruolo all’interno dello spettacolo. Posizione dominante assumerebbe la scrittura, sebbene oggi strumento in ambito digitale non cosi’ importante come su un giornale od un libro. Ciononostante la scrittura e’ ancora la “prima donna” nell’insieme di messaggi che compongono un sito.

Vi sono poi attori importanti. Essi sono gli spazi per la ricerca (i “text area”) i link luminosi che portano ad altri contenuti, le gif e i javascript animati che rendono il ritmo della rappresentazione, a volte, piu’ allegro. Non mancano le comparse: piccoli accorgimenti che rendono la pagina funzionale, e-mail per contattare lo staff, moduli inserimento dati e quant’altro serva per arricchire l’interattivita’.

I protagonisti della ciber-rappresentazione, a differenza di una “piéce”, non sono certo soggetti animati dotati di propria cinesica ma vengono “mossi” da quello che potremmo definire un architetto digitale. Questi e’ il vero regista della rappresentazione e gran burattinaio di questi oggetti inanimati che prendono corpo con la progettazione e il funzionamento del sito in una grandiosa, discreta o scadente, a seconda della qualita’, scenografia grafica. Tutto puo’ essere con piu’ agio gestito digitalmente, cioe’, amalgamando la stessa “sostanza”, fatta di bit, su una tavola su cui impastare, ovvero, il computer.

Se consideriamo un sito, nell’evoluzione mediatica, anche come “nipote” di libri e giornali, e’ chiaro che dal punto di vista di chi produce i contenuti multimediali il salto dalla stampa alla digitalita’ e’ notevole. Evidentemente anche dietro un foglio, libro o giornale vi e’ un uomo che crea contenuti, ma egli delega ad altri attivita’ come la grafica (o il testo a seconda della specializzazione), l’impaginazione, la stampa, la distribuzione.

Ecco quindi che nel primo caso, quello del sito, il realizzatore e’ un assemblatore di strumenti comunicativi diversi ma “consanguinei” perche’ tutti fatti di bit e quindi strettamente legati uno all’altro. Una situazione diametralmente opposta rispetto a quella della redazione stampa che vede giornalisti lavorare accanto a grafici nella realizzazione di un prodotto editoriale che richiede una divisionalizzazione del lavoro piu’ complessa.

Il world wide web, immensa biblioteca globale dove tutto è a disposizione di tutti, ridefinisce le regole del gioco di chi realizza contenuti e messaggi. Il giornalista è un po’ meno tale perché in un universo telematico dove le fonti e le informazioni si moltiplicano la sua attività è condizionata dall’organizzazione e dalla valorizzazione di questi contenuti già presenti e attivi, più che alla produzione ex-novo. L’informatico è anche un po’ meno tale perché il WWW è un collegamento perpetuo di pagine contigue e chi le produce è obbligato a concepirle per una pubblicazione immediata.

C’è poi il caso di chi si cimenta sul Web senza mai essere stato né giornalista e né grafico. Questi non si potrà identificare né con uno né con l’altro ma dovrà sperimentare, misurarsi con una professione che non è mai esistita prima e che viene definita ora da termini non sempre azzeccati come “infomediario”, “e-porter”, “onlinista”, “webducer”. La verità è che il nostro regista di teatro digitale deve essere in grado sia di scrivere e gestire testi brevi, sia grafica più o meno complessa.

Il tutto bene assemblato, come vedremo più avanti, comunicato e diffuso con tecniche e strumenti che poco hanno a che fare con l’editoria cartacea quanto piuttosto con l’universo della telefonia e del networking.

(inserito su Web l'1.2.00)


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