Il genere più importante di ipermedia giornalistico (per -iper si intende interattivo) è quello della “multimedia story”, una sorta di dossier o pacchetto multimediale, nel quale i diversi media sono integrati in uno stesso articolo.
A tale proposito, sul sito della scuola di giornalismo di Berkeley è possibile trovare un’ottima definizione di multimedia story: “Una multimedia story è una qualche combinazione di testo, fotografie, video-clips, audio, grafica ed interattività presentata su un sito web in un formato non lineare nel quale l’informazione in ogni medium è complementare, non ridondante”.
L’informazione deve essere non ridondante nel senso che ogni medium deve riportare un diverso aspetto della narrazione, senza sovrapposizioni. In pratica, un testo arricchito da un video-clip che tratti sostanzialmente la stessa vicenda non è una multimedia story.
I passi necessari per confezionare un dossier multimediale sono essenzialmente quattro: storyboarding, fieldwork, editing e assembling.
Una storyboard è una scaletta di contenuti, un prospetto che ci permette di assegnare ad ogni parte della vicenda un particolare medium. Di conseguenza la divisione in sezioni della storia non è sequenziale nel tempo, ma è una frammentazione logica che ci permette di capire quale mezzo è più idoneo per un certo tipo di informazione.
Solitamente video e animazioni sono lo strumento migliore per mostrare luoghi fondamentali per la vicenda o descrivere azioni, come ad esempio un blitz militare per il recupero di ostaggi.
Le foto, in quanto statiche, possono servire per suggerire particolari emozioni o per proiettare con maggior dettaglio l’utente nel contesto geografico.
Grafica e illustrazioni possono mostrare quello che una telecamera non può riprendere, possono rappresentare l’interno degli oggetti e chiarirne il funzionamento.
Spesso al testo non rimane che esprimere quello che non siamo riusciti a comunicare con gli altri media, anche se rimane il mezzo fondamentale per evidenziare nomi di luoghi e persone particolarmente rilevanti.
Il lavoro sul campo o fieldwork consiste nella raccolta delle informazioni secondo la storyboard, cioè tenendo ben presente su quali supporti registrare le varie fonti.
Si tratta della vera occupazione del reporter e spesso coinvolge più professionisti specializzati (ad es. un giornalista intervistatore e un video-reporter).
Una volta ottenute riprese video, audio e foto è tempo di editarle e decidere come appariranno nel prodotto finale. Il processo di editing è necessario per tagliare, montare e decidere la durata dei flussi multimediali video e audio.
Per i filmati da esportare online è consigliabile una durata non superiore ai tre, quattro minuti a causa dei noti problemi di limitatezza di banda.
Inoltre è necessario scegliere quale formato di compressione video utilizzare per i nostri clip; i formati più diffusi sono RealVideo della RealNetworks, Windows Media Video e QuickTime della Apple.
Per quanto riguarda animazioni e grafica una soluzione ideale può essere l’impiego di Flash, la tecnologia di Macromedia che tra l’altro permette una certa interattività.
L’ultima fase prima della pubblicazione di una multimedia story è quella dell’assemblaggio di tutti gli elementi raccolti ed elaborati. In genere è un web-designer ad occuparsi di questo fondamentale passaggio, poiché in pratica un dossier multimediale è un mini-sito in cui la navigazione e la priorità delle informazioni distribuite sui vari media vengono concordate con il multimedia-reporter.
di Fabrizio Ramundo
INFOCITY per lavorare nel giornalismo e nella comunicazione
INFOCITY © Copyright - P.IVA 11358080155 - Tutti i diritti sono riservati
Designed by Content is King & Visnovo