Rischio AI? Sì, se macchine parlano solo con macchine: potrebbero escluderci

30 Settembre 2026

di Gerardo Trolli

Il linguaggio inventato dall'uomo come cavallo troia per controllarci: è una delle questioni poste da Enrico Pulcini nel suo ultimo libro La Fine della Realtà edito da Logout dove si parla di lingue sconosciute inventate dai chat bot e di sistemi che dialogano tra loro tramite comunicazioni non comprensibili. Abbiamo intervistato l'autore.

Lei nel suo ultimo libro parla di "fine della realtà". Non le sembra di esagerare?
No, se consideriamo il potere che ha oggi la tecnologia.

Si spieghi meglio.
Secondo voi milioni di persone in tutto il mondo con gli occhi incollati sugli smartphone hanno contezza del mondo reale che li circonda?

Ma che dice, con un telefono portatile ci si informa sulla guerra in Iran, si può stare in contatto con gli amici con WhatsApp , in pochi secondi acquisti un hamburger e te lo fai portare a casa. E bellissimo e facile, no?
E' proprio questa la questione: è facile. Il problema è che noi uomini ci siamo evoluti in centinaia di migliaia di anni tramite peripezie e sforzi che ci hanno fatto individuare la realtà, quella vera.

Perché quella dello smartphone non è realtà?
Secondo lei seguire solo le notizie delle guerre in corso, parlare con gli amici tramite uno schermo, non uscire di casa facendosi portare una polpetta di carne proveniente chisà da quale allevamento è stare nella realtà?

Non pensa di essere un po' esagerato?
Guardi, per scrivere questo libro ho fatto ricerche per 5 anni riportando i più affidabili studi sugli effetti dell'uso esagerato della tecnologia sugli umani.

E che ha scoperto?
Tutte le ricerche più attendibili arrivano a una conclusione: l'utilizzo continuo per molte ore al giorno dello smartphone fa diminuire nel cervello la materia bianca che fa funzionare i processi cognitivi più importanti.

Quindi le sue conclusioni sono che non dobbiamo usare la tecnologia?
Il contrario, ci migliora la vita.

Mi sembrava strano, lei da pioniere dell'uso di internet in campo giornalistico ha già scritto 5 libri che invitavano le persone a usarla.
Erano tempi diversi. Il pubblico aveva scoperto la rete e ancora non erano arrivati i social e la telefonia mobile.

Beh, i tempi cambiano, la tecnologia si aggiorna.
Più velocemente di nostre istanze e impulsi mentali che risalgono a quando vivevamo nelle caverne.

Che c'entra tutto questo con la realtà, che è il tema del suo ultimo libro?
C’entra perché non c'è una nostra azione, o quasi, che non venga portata a termine senza l'intermediazione dello smartphone. I nostri sensi non vengono più interpellati, il nostro intuito è messo da parte, le nostre sensazioni ibernate.

Ma scusi, non siamo molto più informati di un tempo?
Lei considera informate migliaia di persone che acquisiscono notizie solo tramite algoritmi? Il trastullamento sui social arricchisce il nostro sapere? I contenuti tv fatti per la maggior parte di dibattiti-rissa, cronaca nera, sport e quiz ci portano alla conoscenza?

Si riferisce anche al capitolo del suo libro sulla sindrome "Stephen King", che attrae la gente verso l'informazione drammatica?
Non lo dico io. Mi limito a riportare ricerche di scienziati che hanno individuato l'impulso che ci porta ad essere attratti dal dolore altrui e che viene sfruttato da un certo giornalismo prono ai meccanismi dell'audience e delle tempeste di click.

Ma adesso l'intelligenza artificiale potrebbe aiutarci, giusto?
Si tratta di una potenziale nuova rivoluzione. A patto che non ci sfugga di mano.

Che intende?
Nel mio libro dedico un intero capitolo a test su chat bot che si mettono a dialogare tra loro tramite linguaggi incomprensibili, oppure, inventando lingue. Alcuni hanno ipotizzato per sfuggire al nostro controllo.

Ma non si può tornare indietro.
No. Anzi occorre sfruttare e potenziare tali tecnologie: potrebbero essere molto utili, e già in parte lo sono, in campo medico, nello studio e nel giornalismo, la mia professione. Ma abbiamo un solo modo per non farla uscire dal nostro controllo.

E qual è?
Lo dico nell'ultima parte del libro: attraverso un enigma biologico utilizzato solo in parte da alcuni uomini e donne e che può ancora non farci perdere il controllo del reale.


Il libro La fine della realtà, il lato oscuro dell'informazione digitale verrà presentato a Roma il 29 ottobre alle ore 18.00 alla Casa del Cinema - Largo Marcello Mastroianni 1, 00197 Roma RM, all'interno di Villa Borghese.

Tutte le informazioni su Logout - conoscere altro.

Scritto da gerardo trolli
30 Settembre 2026

INFOCITY per lavorare nel giornalismo e nella comunicazione
INFOCITY © Copyright - P.IVA 11358080155 - Tutti i diritti sono riservati