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Infocity contro lo scandalo del lavoro gratuito

Infocity è stato il primo soggetto a sviluppare informazione online in Italia (sin dal 1994).
Infocity aggrega la più cospicua comunita' sui temi del giornalismo e della comunicazione. 

Missione primaria di Infocity e' anche quella di aiutare gli addetti al settore nella ricerca di opportunità di lavoro.
Perchè Infocity ha tanto successo? Perchè da anni fornisce informazioni interessanti e attendibili a chi lavora o vuole lavorare nei comparti del giornalismo e della comunicazione. Su Infocity non si perde tempo.
Le notizie riguardanti opportunita' di lavoro fornite da Infocity sono, laddove possibile, sempre verificate.

Tutte le notizie riportano quasi sempre:
> Numeri di telefono per contattare chi cerca collaboratori (in alternativa l'email);
> Il nome della persona referente dell'azienda/agenzia/media/associazione che cerca collaboratori;
Riferimenti dettagliati sul luogo di lavoro, caratteristica della collaborazione, tipologia delle mansioni richieste, compenso offerto.
Per evitare perdite di tempo agli utenti che leggono le notizie sono evitati:
> Annunci di collaborazioni non retribuite;
> Segnalazioni di azienda/agenzia/media/associazione professionalmente non affidabili;
> Notizie non attinenti ai settori del giornalismo e della comunicazione;

Per garantire la qualità dell'informazione fornita Infocity invita tutti gli utenti a segnalare eventuali inesattezze.

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Infocity funziona bene perché siamo in tanti: 16239 iscritti raggiunti

Infocity, per giornalisti e chi crea contenuti, raddoppia. Lo storico sito, nato nel 1994, e poi diventata la più vasta community in Italia che offre informazioni per raggiungere collaborazioni retribuite, raggiunge i 16339 iscritti.

Lo fa nel momento del suo rinnovamento grafico ed editoriale. Una grafica completamente rinnovata, una navigazione più intuitiva e nuovi strumenti pensati per chi cerca opportunità professionali nel mondo dell'informazione e dei contenuti digitali. Infocity.it inaugura una nuova fase della sua storia con un restyling che non rappresenta soltanto un cambiamento estetico, ma un'evoluzione del progetto editoriale.

La nuova homepage valorizza immediatamente le principali sezioni del portale, mettendo in evidenza annunci di lavoro, approfondimenti, guide e articoli formativi. La struttura è stata semplificata per consentire agli utenti di individuare rapidamente le informazioni di maggiore interesse, sia da desktop sia da smartphone.

L'organizzazione dei contenuti risponde alle esigenze di una platea sempre più dinamica, che richiede aggiornamenti tempestivi e una consultazione immediata delle opportunità professionali.

Il rinnovamento di Infocity punta a rafforzare il rapporto con la propria community attraverso servizi dedicati, contenuti esclusivi e un sistema che continua a privilegiare annunci di lavoro verificati e realmente retribuiti.

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Quanto guadagna un content creator in Italia nel 2025? Ecco le cifre reali

Secondo lo studio Creator Economy 2025 di Kolsquare, l'Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di creator che svolgono questa attività a tempo pieno. Tuttavia, i dati mostrano che solo una minoranza riesce a trasformare i contenuti online in un reddito elevato.

Fare il content creator è diventato uno dei lavori digitali più ambiti, ma quanto si guadagna davvero? Se da un lato alcuni professionisti riescono a incassare decine di migliaia di euro al mese, dall'altro la maggior parte dei creator italiani ottiene entrate molto più contenute.

Quanto guadagnano i content creator italiani

L'indagine evidenzia una distribuzione dei redditi molto disomogenea.

  • 35% dei creator guadagna meno di 1.000 euro al mese.
  • 39% percepisce tra 1.000 e 5.000 euro mensili.
  • 9% incassa tra 5.000 e 10.000 euro al mese.
  • 4% supera i 10.000 euro mensili.
  • Nel complesso, il 74% dei creator italiani dichiara di guadagnare meno di 5.000 euro al mese grazie alla propria attività.

Questi numeri dimostrano che i grandi guadagni rappresentano l'eccezione e non la regola.

Quanto fattura mediamente un creator

Le analisi di Fiscozen sui professionisti con partita IVA mostrano che nel 2025 gli influencer hanno registrato un fatturato medio annuo di 24.038 euro, in crescita dell'11,8% rispetto all'anno precedente.

Per chi opera nei codici ATECO dedicati al content creation, influencer marketing e attività collegate, il fatturato medio arriva a 39.947 euro all'anno, pari a circa 3.330 euro al mese prima di imposte, contributi e spese professionali.

Quanto si guadagna con una sponsorizzazione

Uno dei principali canali di reddito è rappresentato dalle collaborazioni con i brand.

I compensi variano in funzione della piattaforma, del settore e del numero di follower. In generale:

  • un nano creator (5.000-10.000 follower) può ottenere da 50 a 300 euro per un contenuto sponsorizzato;
  • un micro creator (10.000-50.000 follower) può ricevere 300-1.000 euro;
  • un mid creator (50.000-500.000 follower) può superare 2.000 euro per campagna;
  • i profili con oltre un milione di follower possono raggiungere compensi di decine di migliaia di euro per singola collaborazione, anche se il mercato negli ultimi anni ha mostrato una contrazione dei cachet delle celebrity digitali.

Da dove arrivano i guadagni

Oggi un content creator difficilmente vive grazie a un'unica fonte di reddito. Le entrate derivano generalmente da una combinazione di:

  • sponsorizzazioni;
  • affiliazioni;
  • monetizzazione di YouTube;
  • TikTok Creator Rewards;
  • abbonamenti e membership;
  • vendita di corsi online;
  • consulenze;
  • produzione di contenuti per aziende;
  • newsletter e podcast sponsorizzati.

Diversificare le fonti di reddito è diventata una strategia fondamentale per rendere sostenibile questa professione.

Un mercato in continua evoluzione

Il settore continua a crescere. Secondo le più recenti analisi di mercato, nel 2025 l'influencer marketing in Italia ha raggiunto un valore di circa 385 milioni di euro, confermando l'espansione della creator economy. Allo stesso tempo, la crescente concorrenza ha contribuito a ridurre i compensi medi per molte categorie di creator, soprattutto quelli con community più piccole.

Conviene fare il content creator?

I dati mostrano una realtà molto diversa da quella spesso raccontata sui social. Sebbene una parte dei professionisti riesca a ottenere redditi elevati, la maggioranza guadagna meno di 5.000 euro al mese e oltre un terzo non raggiunge i 1.000 euro mensili.

Per questo motivo, il successo economico dipende non solo dal numero di follower, ma anche dalla capacità di costruire un brand personale, diversificare le entrate e instaurare collaborazioni continuative con aziende e agenzie. La professione offre interessanti opportunità di crescita, ma richiede competenze imprenditoriali, costanza e una strategia di monetizzazione ben definita.

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Dalla carta al Web: come scrivere bene un testo per Internet

Piramidi invertite, regola delle 5 W, lead e "iper-scrittura". In questo articolo i consigli fondamentali per chi deve lavorare in un giornale online, su un portale o scrivere testi per un social network con le dritte giusteo decisivo: la qualità della risposta dipende quasi sempre dalla qualità della domanda.

Sul Web cambia l’organizzazione concettuale del testo. Una mutazione imposta dalla rapidità con cui vengono fruiti i contenuti on-line.

L’esercizio su pagine e pagine inserite sulla rete ha portato i migliori web editor ad utilizzare quella che può essere considerata una delle regole d’oro
della scrittura digitale: il principio della piramide invertita.

La necessità di dovere guardare testi compiuti nel più breve tempo possibile scardina la classica compartizione di una composizione appresa a scuola, all’università o leggendo libri di ogni epoca e stile: introduzione, esposizione, conclusione.

Il bello di un testo on-line dovrebbe essere quasi sempre all’inizio, nelle prime 4-5 righe o, ancora meglio nel titolo, proprio come avviene nelle
pubblicazioni giornalistiche, dove l’esigenza di informare in modo esauriente richiede regole di sintesi e di ottimizzazione delle notizie da comunicare.

Ecco perché molti esperti di comunicazione interattiva consigliano di iniziare a scrivere partendo dal concetto che, in un documento tradizionale,
sarebbe situato alla fine. Si tratta di un vero e proprio paradigma.

Se pensiamo alla fiction e ai romanzi tradizionali la conclusione di un’opera si posiziona alla fine per mantenere una suspance elettrizzante fino al termine della lettura.

Sul mezzo on-line un utente non ha tempo e pazienza per scorrere troppo testo, vuole avere subito il nocciolo della questione. Occorre quindi, nella preparazione delle argomentazioni e delle notizie, fornirgli “il bello della storia” all’apice del documento. Il principio della piramide invertita è un tema già conosciuto in ambiente giornalistico dove viene insegnato nelle migliori scuole specializzate.

Esso si propone di portare il redattore alla costruzione di un testo (notizia o comunicato
stampa) fornendo all’inizio i principali elementi informativi e, via via, posizionando gli altri di seguito in una scala di livelli gerarchici.

Altro strumento fondamentale per scrivere bene un articolo sul Web è "LA REGOLA DELLE 5 W".

Strettamente osservato, il precetto richiede la composizione di un documento diviso in “lead” (attacco), “story” (svolgimento della notizia), “background” (retroscena).

Secondo la tecnica di redazione il lead dovrebbe concentrare in 4-5 righe tutti gli elementi fondamentali per far capire all’utente il contesto in cui viene ambientata la notizia: è la proverbiale regole delle 5 W, lo strumento utilizzato da ogni buon giornalista per redigere articoli.

La cosiddetta regola delle 5 W è la regola aurea dello stile giornalistico anglosassone. Le cinque W stanno per:

  • WHO (“Chi”);
  • WHAT (“Cosa”);
  • WHEN (“Quando”);
  • WHERE (“Dove”);
  • WHY (“Perché”).

Sono considerate i punti irrinunciabili che devono essere presenti nella prima frase (l’attacco o lead) di ogni articolo, come risposta alle probabili
domande del lettore che si accinge a leggere l’articolo.

La regola è quindi un comodo promemoria per chi, dovendo accingersi a scrivere un pezzo, è facilitato nel raccogliere le idee e/o a non scordare informazioni essenziali: ad esempio per chi deve trasmettere rapidamente informazioni (pensiamo al cronista sportivo al telefono con la redazione durante la partita), ovvero deve superare il comune blocco psicologico definito popolarmente “sindrome del foglio bianco”.

In sostanza seguendo pedissequamente la regola nell’attacco di un testo occorre subito raccontare chi è il protagonista della vicenda di cui si sta per scrivere (Who), cosa è accaduto (What), dove (Where), perchè (Why) e quando (When).

Gli esperti di comunicazione digitale affermano che è proprio la parte iniziale, il lead, il settore fondamentale per comunicare on-line efficacemente.

Le tecniche di redazione digitale quindi perfezionano e specificano ulteriormente l’impostazione della piramide invertita imponendo una massima attenzione
al lead che, sul mezzo digitale, dovrebbe comprendere o quasi (utilizzando anche il titolo) l’informazione che si vuole fornire, in uno, massimo due o tre, piccoli blocchi di testo, di poche righe subito all’inizio della schermata.

Il “mondo al contrario del Web” esige che la conclusione sia posizionata all’inizio, nel lead, e che via via gli altri elementi della “vicenda informativa” siano snocciolati di seguito (o addirittura tagliati per questioni di sintesi), esattamente il contrario di quanto avviene nei romanzi gialli (l’esatto opposto del precetto espresso nel capitolo dei link, laddove si affermava che il link editor, nel posizionare le connessioni, deve procedere come uno scrittore di gialli).

Quanto allo stile, chi ha sperimentato da tempo l’interazione tra scrittura on-line e utenti della Rete, sa che non ci si può perdere in troppi fronzoli. Sul supporto cartaceo l’occhio può distendersi in una lettura profonda e riflessiva che fa percepire le più recondite sfumature di un testo.

Sullo schermo l’utente non può e non vuole soffermarsi troppo. E quindi obbligo del web editor confezionare
composizioni asciutte, secche, efficaci più che belle, utili più che sorprendenti. Il mezzo digitale nega la composizione di prose esteticamente ricercate.

Pochi aggettivi (superflui e che appesantiscono il testo), uso moderato degli incisi e delle subordinate, scarso ricorso o assenza delle frasi passive, ponderazione nell’uso di artifici retorici (metafore) sconvenienti: questi dovrebbero essere i punti principali del “vademecum” del buon web editor alle prese con la scrittura sullo schermo.

Il tempo dedicato dall’occhio on-line al testo digitale è talmente scarso che la mente potrebbe essere disturbata da quegli espedienti letterari che, invece, in una composizione tradizionale ne fanno una ricchezza intrinseca.

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Prompt: perché fare la domanda giusta all’intelligenza artificiale è diventato fondamentale

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nella quotidianità di milioni di persone. Chatbot, generatori di immagini, assistenti virtuali e strumenti AI per il lavoro stanno trasformando il modo in cui scriviamo, studiamo, progettiamo e comunichiamo. Ma mentre cresce la potenza delle piattaforme, emerge sempre più chiaramente un aspetto decisivo: la qualità della risposta dipende quasi sempre dalla qualità della domanda.

È qui che entra in gioco il concetto di prompt.

Cos’è davvero un prompt

Con il termine “prompt” si indica l’istruzione data a un’intelligenza artificiale per ottenere un risultato. Può essere una domanda semplice, un comando dettagliato o una descrizione articolata.

Ad esempio:

  • “Scrivimi un articolo”
    è un prompt molto generico.

Mentre:

  • “Scrivimi un articolo di 800 parole in stile giornalistico sul futuro del lavoro AI in Italia, con tono professionale e dati aggiornati”
    fornisce all’AI un contesto molto più preciso.

La differenza nei risultati può essere enorme.

L’AI non “capisce” come un essere umano

Uno degli errori più comuni è pensare che l’intelligenza artificiale interpreti automaticamente intenzioni, sfumature e contesto come farebbe una persona.

In realtà i modelli AI lavorano elaborando pattern linguistici e probabilità statistiche. Per questo motivo:

  • richieste vaghe generano risposte vaghe;
  • richieste confuse producono output incoerenti;
  • istruzioni dettagliate migliorano precisione e qualità.

Fare la domanda giusta significa quindi guidare il sistema verso il tipo di risposta desiderata.

Il prompt engineering è già una competenza professionale

Negli ambienti tech e digitali si parla sempre più di prompt engineering, ovvero la capacità di costruire istruzioni efficaci per ottenere risultati migliori dall’AI.

Le aziende stanno iniziando a cercare professionisti capaci di:

  • dialogare con modelli AI;
  • ottimizzare richieste;
  • automatizzare workflow;
  • ottenere contenuti più accurati;
  • ridurre errori e allucinazioni.

In pratica, saper usare bene l’intelligenza artificiale non significa soltanto “fare una domanda”, ma sapere come formularla.

Perché i prompt cambiano completamente il risultato

Un buon prompt può:

  • migliorare la qualità di un testo;
  • rendere più preciso un codice;
  • creare immagini più realistiche;
  • ottenere analisi più approfondite;
  • velocizzare il lavoro.

Ad esempio, chiedere:

  • “Creami un piano marketing”
    produrrà spesso una risposta molto standard.

Mentre specificare:

  • settore;
  • target;
  • budget;
  • obiettivi;
  • tono comunicativo;
  • canali digitali;
    permette all’AI di costruire una strategia molto più utile.

Più informazioni pertinenti si forniscono, maggiore sarà la probabilità di ricevere un risultato efficace.

L’importanza del contesto

Uno degli elementi più sottovalutati nei prompt è il contesto.

Le migliori richieste spiegano:

  • chi sei;
  • cosa vuoi ottenere;
  • per chi è il contenuto;
  • quale stile utilizzare;
  • quali limiti rispettare.

Ad esempio:

  • “Agisci come un giornalista economico”
    oppure:
  • “Scrivi in tono semplice per studenti universitari”
    modifica radicalmente il tipo di output generato.

L’AI lavora meglio quando riceve istruzioni chiare sul ruolo, sull’obiettivo e sul pubblico.

Prompt brevi contro prompt dettagliati

Non sempre un prompt lungo è automaticamente migliore. La vera differenza la fa la precisione.

Un prompt efficace è:

  • chiaro;
  • specifico;
  • contestualizzato;
  • coerente.

Molti esperti consigliano di:

  1. definire l’obiettivo;
  2. indicare formato e stile;
  3. aggiungere esempi;
  4. specificare eventuali vincoli.

Questo approccio riduce ambiguità e migliora la qualità finale.

L’AI amplifica la qualità delle istruzioni

L’intelligenza artificiale funziona spesso come un amplificatore: istruzioni buone generano risultati migliori, istruzioni deboli portano a output mediocri.

Per questo motivo cresce l’idea che il vero valore non sia soltanto l’accesso all’AI, ma la capacità umana di guidarla correttamente.

Chi sa formulare richieste efficaci:

  • lavora più velocemente;
  • ottiene contenuti migliori;
  • riduce revisioni;
  • sfrutta davvero il potenziale degli strumenti AI.

Il futuro sarà sempre più “conversation-driven”

Con l’evoluzione degli assistenti AI, il rapporto tra uomo e macchina sarà sempre più basato sul linguaggio naturale. Scrivere bene un prompt diventerà quindi una competenza trasversale, utile non solo nel tech ma anche in:

  • giornalismo;
  • marketing;
  • design;
  • education;
  • programmazione;
  • customer care;
  • ricerca.

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Professionisti, pubblicisti e freelance: ecco le differenze

Chi è il professionista? Quali sono le mansioni dei pubblicisti? Come si distinguono dalle altre figure professionali i freelance? A queste domande cerchiamo di dare una risposta con questa scheda che segue:

Il giornalista professionista è colui che svolge la professione giornalistica in modo esclusivo e continuativo. Per l'iscrizione nell'elenco dei professionisti (art. 29 Ð capo I Legge 3.2.63 n.69) sono richiesti: l'età non inferiore ai 21 anni, l'iscrizione nell'albo dei praticanti, l'esercizio della pratica giornalistica per almeno 18 mesi ed il superamento di una prova di idoneità professionale.

Il giornalista pubblicista è colui che svolge attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercita altre professioni o impieghi. Condizioni necessarie per l'iscrizione all'albo dei giornalisti pubblicisti: aver compiuto diciotto anni di età, aver svolto per due anni un'attività giornalistica non occasionale (almeno 60-70 articoli pubblicati su giornali e periodici) e retribuita regolarmente (attestata da una dichiarazione del direttore amministrativo).

Il giornalista freelance, invece, è un collaboratore esterno che pratica l'attività giornalistica in modo del tutto autonomo e indipendente. Può essere occasionale o fisso; in entrambi i casi, comunque, è colui che fornisce una prestazione giornalistica, senza essere vincolato ad orari di lavoro o alla presenza in redazione.

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Photoblog: quando il web ferma l'attimo

Immaginate di mettere una vostra foto ogni anno sul web e poi vedere a distanza di tempo i vari cambiamenti del vostro viso. Nonostante l’espressione resti inalterata i connotati del volto subiscono inevitabilmente le conseguenze del lento scorrere del tempo.

E’ una sorta di suggestivo esperimento che si è trasformato in una vera e propria mania per Diego Golberg, fotoreporter che vive e lavora a Buenos Aires. Lui e sua moglie Susy hanno iniziato a fotografarsi il 17 giugno del '76 e da allora hanno continuato a farlo ogni anno, nello stesso giorno, ritraendo soltanto i dettagli del proprio viso, in bianco e nero, come in una vecchia foto tessera del passato.

Un rito al quale hanno preso parte in seguito anche i tre figli della coppia. Poche parole su una pagina web che mostra solo le loro immagini attraversate dal tempo che passa. Sulle orme di "Smoke", un film in cui Harvey Keitel interpreta un tabaccaio di Brooklyn che tutte le mattine alle otto sistema la sua macchina fotografica davanti al suo negozio e scatta una fotografia, sono in molti ormai ad aver adottato nella realtà questa curiosa pratica pubblicando in rete le loro testimonianze fotografiche. “Passage of time photo project”, questo il termine tecnico con il quale vengono chiamati questi insoliti ed alquanto affascinanti esperimenti.

Altri emuli del fotoreporter argentino svolgono già da tempo questa attività sul web. Jonathan Keller, un ragazzo di Minneapolis, da quasi tremila giorni scatta una fotografia al giorno e la inserisce in un database in rete che le mostra una di seguito all’altra a partire da quelle più recenti. Altrettanto interessante il tentativo ben riuscito di Jean-Michel Gobet. Il giovane parigino fotografa se stesso tutti i giorni alla stessa ora, alle 09:09 dal 18 settembre del 2002. Da qui il nome del suo blog: 09h09.com.

Unico progetto tutto al femminile quello di Odile Marchoul, trentaquatrenne di Bruxelles che il 23 marzo del ’99 ha dato vita ad un progetto intitolato “Photo-sculpture”. Si tratta di un vero e proprio diario visivo realizzato in una di quelle cabine che si trovano nelle stazioni metropolitane. Ogni settimana la donna si fa fotografare in una cabina annotando puntualmente sul retro delle quattro immagini qualche nota sul suo stato d’animo. E di questi blogs che parlano solo attraverso le immagini ne fioriscono ogni giorno sempre di più. Muti intrecci di immagini e storie che scandiscono il tempo e le stagioni della vita.

di Michele Perrone

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Non sai cosa scrivere? Ecco 5 dritte per trovare idee nuove ed originali

Scrivere articoli può essere spesso tedioso, soprattutto quando si è a corto di idee nuove ed originali. Molti di noi infatti non hanno l'abitudine o l'esperienza per scrivere di getto un articolo dopo l'altro per cui spesso è necessario cercare contenuti e testi da cui prendere ispirazione.
Inoltre quando si è alle prese con la promozione di business online tramite la creazione di testi ottimizzati per i motori di ricerca, la quantità diventa importante quasi quanto la qualità. Ecco quindi alcuni suggerimenti per trovare idee per il nostro prossimo articolo:

  1. Motori di ricerca
    Esistono molti strumenti per cercare contenuti, ma sicuramente il più gettonato è Google. La pratica comune è quella di cercare tramite parole chiave strettamente pertinenti all'argomento su cui siamo intenzionati a scrivere e leggere quindi ciò che è stato già elaborato da altri.
    Può capitare di non trovare risultati interessanti tramite la nostra prima ricerca per cui è consigliabile fare diversi tentativi con keywords differenti, e strumenti gratuiti come il Google Adwords Keywords Tool possono aiutarci in questa direzione suggerendoci nuove parole chiave affini a quelle a cui avevamo già pensato e soprattutto proponendoci quelle più cercate dagli utenti.
    Dopo aver individuato le keywords e quindi la nostra area semantica di nicchia è utile visitare i siti più popolari che si collocano in tale ambito. Porre maggiore attenzione sulle risorse online più popolari ci permette di conoscere quello che l'utenza web realmente cerca e vuole.
    Un modo molto efficace per cercare testi rilevanti è quello di utilizzare la ricerca avanzata e cercare nei blog. E' molto probabile che altra gente abbia già scritto sull'argomento in questione e probabilmente, trattandosi di blog, in uno stile e in un formato adatti ad un articolo per il web.
  2. Raccolte di articoli online
    Un'altra semplice tecnica è quella di leggere articoli già pubblicati e prendere ispirazioni da idee a cui probabilmente finora non avevamo mai pensato. Su Internet esistono numerose directories di articoli sugli argomenti più disparati. Ovviamente il "cut and paste" semplice e diretto non è ammissibile, per cui la lettura di lavori altrui deve rimanere esclusivamente fonte di nuove idee o di un nuovo approccio ad argomenti già trattati.
  3. Newsletter
    E' molto comune tra le e-zine l'utilizzo di newsletter per fidelizzare gli utenti. L'iscrizione a newsletter tematiche permette di ricevere nuove idee direttamente sulla propria casella di posta.
  4. Stampa
    I quotidiani possono essere un altro ricettacolo di buone idee, così come i magazine. Inoltre in questi casi è probabile che gli argomenti siano più recenti ed originali dato che la rielaborazione da contenuti cartacei è molto meno frequente rispetto a quella da contenuti già precedentemente online.
  5. Vita quotidiana
    Fate della vostra vita un'opera d'arte o meglio un articolo. Gran parte delle esperienze quotidiane potrebbe essere d'ispirazione per un buon articolo, a patto di sviluppare una certa sensibilità nel riconoscerle. Per provare basta portare sempre con sé un blocchetto di appunti su cui scrivere intuizioni e riflessioni, magari il famoso "moleskine", il block notes di Hemingway.

di Fabrizio Ramundo

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Giornalismo su internet, quando la scrittura deve essere "iper"

Avere pochi lettori è di sicuro una delle più grandi frustrazioni per gran parte dei web-writers.
Per quanto si possa provare un sottile piacere nello scrivere per pochi fortunati eletti, raggiungere una vasta platea di utenti rimane lo scopo primario della comunicazione online.

E’ per questo che da poco meno di una decina d’anni, esperti di Internet e web usability dispensano consigli su come attrarre e mantenere l’attenzione dell’utente sulle proprie pagine, suggerendo l’adozione di nuove modalità di scrittura più semplici e immediate, prive di retorica ed enfasi promozionale. Ma non è solo una questione di linguaggio, il testo online deve essere necessariamente breve. La capacità di sintesi risulta quindi inevitabilmente connessa al destino delle informazioni che vogliamo comunicare ai nostri visitatori.

Dunque perché le informazioni sul Web devono essere più concise rispetto al supporto cartaceo? In prima battuta le motivazioni derivano da fattori prettamente fisici: studi sul comportamento del corpo umano durante la navigazione su Internet evidenziano come la visione di testi sul monitor sia particolarmente faticosa per gli occhi, e conseguentemente la lettura al computer risulti più lenta del 25% rispetto a quella su carta (J. Nielsen, “Designing Web Usability: The Practice of Simplicity”).

Inoltre, la lettura non sequenziale del monitor implica una partecipazione particolarmente attiva del nostro corpo fisico durante il “browsing” sul Web, non solo per l’interazione con il PC attraverso tastiera e mouse, ma soprattutto a causa dei continui stimoli a cui siamo sottoposti di fronte allo schermo, stimoli che impediscono la completa concentrazione dell’utente sul testo e distolgono la sua attenzione dal contenuto.
In pratica il 79% degli utenti non legge una pagina web parola per parola, ma procede per occhiate veloci, per colpi d’occhio, tende quindi a sorvolare il testo cogliendo solo alcuni termini in evidenza, di conseguenza l’apparato visivo assiste ad una sorta di show caleidoscopico di forme e immagini, che difficilmente rappresentano il contenuto testuale nella sua totalità.

Si tratta di un tipo di lettura “reticolare”, che coglie solo alcuni frammenti del tessuto di parole e proprio in tal senso ci ricorda il significato originale del verbo latino “legere”: cogliere, raccogliere. Il nuovo tipo di lettura, selezionando i gruppi di parole più evidenti visivamente, come i link, stabilisce l’itinerario che l’utente dovrà seguire.

Dalle premesse fatte finora, segue che la lettura “tradizionale”, nel senso di fruizione di un testo, diventando “reticolare”, non è più il fine della navigazione, ma il mezzo attraverso il quale il percorso di “browsing” si dipana.
L’importanza dei link e della navigazione per “colpo d’occhio” sottolineano un nuovo valore iconico del testo, è necessario cioè mostrare con le parole, come se fossero immagini, per favorire il lettore nel cogliere connessioni logiche immediate che influenzino le sue scelte di navigazione.

Riepilogando, il testo oltre ad essere “corto”, deve essere impostato con un layout adatto alla lettura “reticolare”, deve cioè contenere i “segnali” visivi corretti: link, variazioni di colore e di tipo di carattere, elenchi puntati etc.

Quindi tutti questi accorgimenti ci hanno davvero permesso di realizzare un ipertesto efficace?
Il filosofo Pierre Lévy nel suo libro “Le Tecnologie dell’Intelligenza” scrive: “Navigare in un ipertesto, dunque è disegnare un percorso in una rete che può essere complessa quanto si vuole”. Lèvy con il termine “disegnare” definisce la navigazione come un processo attivo che coinvolge un operazione di scrittura, ogni utente cioè, selezionando i link da seguire, partecipa alla scrittura dell’ipertesto e ne redige una sua versione.
L’abbreviazione tout-court di un testo non è dunque sufficiente per farne un documento ipertestuale valido, il web-editor deve impostare necessariamente una struttura di navigazione (ad es. gerarchica), che aiuti l’utente nel suo percorso di lettura-riscrittura.

Cerchiamo di chiarire i concetti esposti con un esempio: immaginiamo di aver ricevuto da un nostro committente un testo proveniente da una brochure cartacea, dalla lunghezza inadatta per un immediato trasferimento sul supporto digitale:

La 01 Distribution ha confezionato per il film The Aviator di Martin Scorsese un'ottima edizione a doppio disco, presentata in un'elegante confezione steel-box e molto valida sia dal punto di vista tecnico che da quello riguardante gli extra.
Il video, presentato nel formato originale 2.35:1 in anamorfico, offre un quadro complessivo molto pulito e una resa decisamente soddisfacente, pur attraversando "momenti visivi" molto diversi per stile durante il film. Fedele e brillante il croma e buona la definizione, soprattutto sui primi piani, ma anche i particolari in secondo piano e i fondali si presentano quasi sempre compatti, anche se a dire il vero non raggiungono una cura per il dettaglio davvero ottimale. Contrasto e luminosità sono calibrati perfettamente e nonostante la lunghezza del film non si notano particolari difetti da compressione, grazie anche alla saggia decisione di spostare tutti gli extra sul secondo disco.
Ben tre le tracce audio presenti: a quelle Dolby digital 5.1 Ex in italiano e inglese, se ne aggiunge anche una in Dts nella nostra lingua. Ovviamente i momenti in cui apprezzare in pieno la resa dell'audio sono i momenti d'azione e in particolare quelli dei voli aerei, dove la scena è avvolgente e riprodotta perfettamente con uso di tutti i diffusori (compreso il sub) ed efficaci effetti panning. Ma convincono anche i momenti di più calma: i dialoghi sono sempre riprodotti molto chiaramente mentre le musiche sono ben integrate con il resto della scena.
Davvero completissima la sezione extra, ricca di contributi interessanti. Nel primo DVD troviamo il sempre piacevole e interessante commento di Martin Scorsese, regolarmente sottotitolato in italiano. Tutti gli altri extra sono nel secondo disco: c'è un making of di circa 10 minuti, dall'aspetto piuttosto promozionale. Più interessante ai fini della approfondimento su come è nato il film, il lungo colloquio tra Leonardo Di Caprio e Alan Alda. Seguono una scena eliminata e alcune featurette dedicate alle musiche, ai costumi, al trucco, alle scenografie e agli effetti speciali, nonché un'altra su una famiglia di attori-musicisti che hanno fatto da comparse nel film. Spazio anche a uno speciale sull'aviazione, mentre molto interessanti sono il documentario su Howard Hughes di circa trequarti d'ora e l'ulteriore speciale che tratta in specifico del suo disturbo ossessivo-compulsivo. Il tutto per circa due ore e mezzo di contributi speciali.

Innanzitutto sintetizziamo il contenuto per una corretta trasposizione su schermo:

La 01 Distribution ha confezionato per il film di Martin Scorsese un'ottima edizione a doppio disco, presentata in un'elegante confezione steel-box e molto valida sia dal punto di vista tecnico che da quello riguardante gli extra.
Il video, presentato nel formato originale 2.35:1 in anamorfico, offre un quadro complessivo molto pulito e una resa decisamente soddisfacente, pur attraversando "momenti visivi" molto diversi per stile durante il film.
Ben tre le tracce audio presenti: a quelle Dolby digital 5.1 Ex in italiano e inglese, se ne aggiunge anche una in Dts nella nostra lingua. Ovviamente i momenti in cui apprezzare in pieno la resa dell'audio sono i momenti d'azione e in particolare quelli dei voli aerei, dove la scena è avvolgente e riprodotta perfettamente con uso di tutti i diffusori (compreso il sub) ed efficaci effetti panning.
Davvero completissima la sezione extra, ricca di contributi interessanti. Nel primo DVD troviamo il sempre piacevole e interessante commento di Martin Scorsese, regolarmente sottotitolato in italiano. Più interessante ai fini della approfondimento sono il documentario su Howard Hughes di circa trequarti d'ora e l'ulteriore speciale che tratta in specifico del suo disturbo ossessivo-compulsivo.
Il tutto per circa due ore e mezzo di contributi speciali.

Prima di trasferire la composizione online è necessario frammentare il testo in ipotesti collegati da link. Una buona idea è inserire in home page titolo e sommario che introducano all’argomento trattato, ovviamente provvisti di link che rimandino ad una lettura più dettagliata.
Abbiamo così ottenuto un valido ipertesto, che accompagnando il navigatore attraverso successivi livelli di approfondimento, evita il tipico effetto di disorientamento provocato dall’impatto subitaneo con pagine colme di parole.

Ci sono situazioni in cui non è possibile riassumere un contenuto in poche righe, è il caso di documenti estesi, manuali, guide, contratti e altro ancora. Come fare allora a trasmettere adeguatamente questi scritti?
Purtroppo l’unica alternativa è fornire una versione “printable” dell’opera, da salvare su pc e stampare su carta, in modo da poter essere letta con maggiore tranquillità. Il formato più utilizzato per il download di documenti è il PDF (Portable Document Format), una specifica standard inventata da Adobe® particolarmente adatta allo scambio e alla distribuzione di documentazione elettronica.

di Fabrizio Ramundo

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Ecco come trovare il miglior titolo per il nostro articolo

Immaginiamo di aver appena scritto un buon articolo che potrebbe piacere ad un gran numero di lettori. Che titolo usare? Un ottimo articolo è inutile se nessuno può trovarlo e scrivere un buon titolo può fare la differenza tra un articolo molto letto ed uno rimasto sconosciuto ai più.
Perché il titolo è così importante? Il titolo è ovviamente la prima cosa vista dal pubblico dei lettori. E' inevitabile, se il nostro titolo non è in grado di catturare l'attenzione del visitatore, l'articolo non sarà letto.

Molti content writers conoscono l'importanza di includere keywords nei loro titoli. Le parole chiave all'interno del titolo aiutano i motori di ricerca a trovare il nostro articolo quando gli utenti cercano sul Web utilizzando tali termini.
La maggior parte dei navigatori cerca su Internet utilizzando i principali motori e digitando nei box di ricerca da 1 a 5 parole relative all'argomento dell'articolo o del contenuto che hanno intenzione di trovare. I motori quindi restituiscono il risultato più attinente all'input dell'utente.
Nell'elaborazione di un titolo per il nostro articolo dobbiamo quindi chiederci cosa potrebbero digitare gli utenti nei box di ricerca nel caso volessero leggere un articolo come il nostro. Le keywords che ci verranno in mente potranno essere utilizzate per comporre un titolo efficace.

Ma cosa fa di un titolo, un ottimo titolo? Ecco alcuni consigli che potranno aiutarci nel generare titoli adatti ai motori di ricerca così come ai lettori in carne ed ossa:

  1. Posizionare le parole chiave all'inizio del titolo. Le prime 3 o 4 parole del titolo sono le più importanti per i motori, per cui è necessario essere abili nello scegliere keywords da mettere in prima posizione mantenendo al contempo il senso e il potere attrattivo del titolo.
  2. Catturare l'attenzione del lettore. Il miglior modo per farlo è cercare keywords popolari e strettamente connesse al tema di cui ci stiamo occupando. Queste parole saranno quelle utilizzate dagli utenti quando cercheranno le informazioni desiderate. Se cerchiamo di dare agli utenti quello che cercano, saremo certamente remunerati con la lettura del nostro articolo.
  3. Titoli brevi, al massimo 5 parole. Se questo non è possibile, assicuriamoci però di mantenere le parole chiave all'inizio del titolo.
  4. Evitare virgolette, asterischi e segni che non siano caratteri alfanumerici. I motori di ricerca non prenderanno in considerazione tali segni perché non significanti, inoltre caratteri "originali" o poco comuni potrebbero rendere il titolo meno accattivante perché di difficile comprensione ad un primo sguardo.

Infine non dimentichiamoci che il titolo deve rispecchiare appieno il contenuto dell'articolo, non deludiamo con un testo poco pertinente chi ci ha dato fiducia cliccando sul nostro titolo.

di Fabrizio Ramundo

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