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Professione addetto stampa: chi è, cosa fa e come si entra nel settore

Questo articolo è una guida concreta per dare consigli utili e immediati su come iniziare una carriera di addetto stampa. Un vademecum sugli strumenti, i trucchi del mestiere, e le cose che servono per avviare una carriera nell’affascinante settore della comunicazione

Chi è l’addetto stampa e cosa fa l’ufficio stampa
Quella dell’addetto stampa è la figura professionale decisiva nella gestione delle attività di comunicazione tra azienda, organi di stampa e media. L’ufficio stampa è la struttura che si occupa di selezionare, filtrare e veicolare il flusso delle informazioni provenienti dall’interno di un’organizzazione, impresa o associazione, verso l’esterno, principalmente verso i mass media rivolti sia a determinati target di utenza sia al grande pubblico. L’addetto stampa può essere un libero professionista o lavorare presso un’agenzia di comunicazione o presso un’azienda.

Cosa fa L’addetto stampa
L’addetto ufficio stampa cerca di veicolare le notizie di chi rappresenta nel modo corretto, quindi redige comunicati e articoli destinati ai media, organizza conferenze stampa e fa da tramite tra il mondo dell’informazione e il microcosmo che rappresenta.
L’ufficio stampa stabilisce relazioni con gli organi di informazione e aiuta a diffondere una corretta informazione ed una maggiore risonanza di quello che si vuole comunicare. Le grandi realtà, a volte, hanno più di un addetto stampa, uno interno e fisso, ed uno esterno all’azienda, per un evento ad hoc.

La rassegna stampa
Ogni ufficio stampa procede sistematicamente ad un monitoraggio quotidiano degli eventi, fatti o persone da esso seguite, attraverso la rassegna stampa. La rassegna stampa consiste in una verifica della risonanza e della visibilità che l’evento ha presso i media. La rassegna stampa deve essere terminata al mattino. Nella rassegna vengono messi in rilievo la testata, la data dell’articolo, il titolo, l’autore e il testo dell’articolo.

Il comunicato stampa
Un comunicato stampa è una comunicazione rivolta ad un organo di informazione, per annunciare una iniziativa o esporre una riflessione. Affinché sia pubblicato deve essere ‘notiziabile’, chiaro e deve rispettare i temi di pubblicazione degli organi di stampa. Deve essere inviato alle agenzie entro le 13, ai quotidiani entro le 18 e ai settimanali una settimana prima della pubblicazione.

La mailing list
E’ uno strumento fondamentale di lavoro. Consiste nell’elenco di tutti i giornalisti ai quali si vuole inviare il comunicato e contiene tutte le informazioni necessarie per entrare in contatto con loro:
1 testata
2 nome
3 indirizzo
4 Numero telefonico ed e-mail. Può essere divisa per tipologia di testata o per settore.
Le mailing devono essere tagliate su misura dell’azienda e rispecchiare esattamente le sfere di competenza dell’Ufficio Stampa. Vanno costantemente aggiornate.

L’ufficio stampa e i nuovi media
Una delle nuove sfide dell’addetto stampa oggi è quello di misurarsi con Internet. Per chi deve redigere un comunicato online è importante scrivere secondo le regole dell'ipertestualità. Fermo restando la struttura giornalistica del testo da redigere.

Come diventare addetto stampa
Per diventare addetto stampa non è obbligatorio essere laureati né essere iscritti all’albo dei giornalisti, anche se questi due requisiti sono senz’altro un vantaggio. Una laurea umanistica sicuramente aiuta per quanto riguarda la proprietà di linguaggio.
L’iscrizione all’albo dei giornalisti è invece obbligatoria solo se si vuole lavorare come addetto stampa nelle Pubbliche Istituzioni. Per iniziare a muovere i primi passi non c’è un percorso universalmente riconosciuto e valido per tutti.
Innanzitutto occorre avere una certa predisposizione e interesse per il mondo delle comunicazioni; poi occorre molta pazienza, una piccola dose di faccia tosta e buone qualità relazionali e disponibilità alle pubbliche relazioni. Bisogna sempre essere pronti a fare nuove conoscenze e ad accrescere il numero dei contatti che faciliteranno il cammino delle nostre comunicazioni tra i media. Poi ci sono anche dei corsi specializzati per diventare addetti stampa.

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Pianificare il nostro articolo: il metodo da seguire

Scrivere articoli non è come scrivere un capitolo del romanzo che abbiamo nel cassetto, non significa trascrivere i nostri pensieri deliberatamente in una sorta di flusso di coscienza (alla James Joyce per interderci).
Scrivere un articolo significa progettare, pianificare un discorso incentrato su un'idea principale ed organizzarne i dettagli. Certo, giornalisti professionisti ed esperti sono capaci di elaborare una struttura per il loro pezzo in maniera spontanea, ma per molti non è così ed è per questo che seguire una procedura precisa nella stesura del nostro articolo è un buon metodo per ottenere i migliori risultati.

Ecco quindi alcuni passi da seguire nell'approccio alla scrittura:

  1. Trovare l'idea (brainstorming). Molte risorse possono essere utili in questa fase: giornali, riviste, internet, televisione etc.
  2. Spezzare l'idea principale in parti più semplici.
  3. Se le singole parti risultano troppo lunghe prendiamo in considerazione l'opportunità di suddividerle ulteriormente.
  4. Modelliamo la struttura del nostro articolo assegnando le singole parti a: titolo, introduzione, corpo e conclusione.
  5. Colleghiamo con frasi di transizione (o di collegamento) le varie parti disposte nella struttura.

Oltre a seguire questi semplici step, per rimanere in focus con l'argomento scelto, può essere utile trascrivere l'idea principale all'inizio del testo che stiamo redigendo in modo da non divagare e mantenere una lunghezza accettabile. Eventuali ulteriori idee non proprio attinenti a quanto già scritto possono servire per articoli successivi, quindi salviamole da qualche parte, non ignoriamole completamente. Non andare fuori tema è importante per scrivere con chiarezza e in meno tempo, senza condensare in un unico testo troppi pensieri mal connessi tra loro.

Questo approccio metodico alla scrittura ci permetterà di diventare più produttivi, a grande vantaggio del nostro blog o sito web.

di Fabrizio Ramundo

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Articoli online: qual'è la lunghezza giusta?

La maggior parte degli autori di articoli online sostiene che la lunghezza ideale va dalle 400 alle 700 parole adducendo come motivazione il fatto che i lettori tendono a soffermarsi più facilmente su articoli relativamente brevi. Ma è veramente questa la realtà? E' vero che l'utente medio non legge gli articoli di 500-1000 parole?

Probabilmente un lettore veramente interessato all'argomento non lesinerà il suo tempo per leggere un articolo nonostante sia medio-lungo, ma il trend generale degli utenti che cercano sul Web è quello di trovare l'informazione desiderata nel più breve tempo possibile e di cambiare sito se non la si trova.

Perciò cosa accade se si scrive un articolo di 600, 800 o più parole? Il numero di lettori sicuramente diminuirà e, se il nostro obiettivo era quello di far cliccare gli utenti su determinati link all'interno del testo, anche il tasso di conversione lettori/click si abbasserà di conseguenza.

La ragione è semplice: gli utenti cercano un'informazione veloce ed immediatmente fruibile e se siamo in grado di fornirla, magari offrendo dei link per ulteriori approfondimenti, il lettore seguirà i percorsi ipertestuali che abbiamo preparato per lui. Scrivendo qualcosa di prolisso non riusciremo a mantenere desta l'attenzione del visitatore e lo perderemo a metà articolo.

E' importante tener bene a mente che nella maggior parte dei casi i visitatori arrivano dai motori di ricerca, per cui il numero di parole deve essere dosato anche per risultare "attraenti" nei confronti degli spider che indicizzeranno il nostro testo. In passato un numero funzionale a tale scopo poteva essere 200-300 parole, ma nel tempo i motori hanno incrementato il numero di termini richiesti per considerare un articolo una buona sorgente di informazioni. Per cui attualmente e anticipando possibili trend futuri conviene impostare la lunghezza dei nostri articoli online sulle 400 parole.

Per mantenere il testo su tale lunghezza è necessario monitorare il numero di parole e per farlo basta copiare ed incollare il contenuto su un comune word processor ed utilizzare uno strumento di conteggio automatico delle parole. Questo ci darà un'idea di quanto dobbiamo tagliare il testo o su quanto dobbiamo ancora scrivere.

Se il conteggio restituisce un numero troppo elevato di parole e si è già sintetizzato al massimo quanto avevamo intenzione di comunicare, probabilmente dovremmo prendere in considerazione l'evenienza di spezzare il nostro articolo in due parti preservando ovviamente il senso e la consistenza del contenuto.

L'articolo che state leggendo rispetta quanto detto ed è lungo 410 parole, non male vero?

di Fabrizio Ramundo

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Lavoro: come ottenere collaborazioni giornalistiche

Collaborazioni giornalistiche. Come ottenerle? Come passare dalla fase teorica a quella pratica? Come fare per “agganciare” un’opportunità professionale individuata tramite un annuncio di lavoro, la soffiata di un amico, l’articolo di un giornale?

Attraverso la raccolta di una serie di pareri e opinioni di giornalisti esperti, caporedattori e direttori di organi stampa abbiamo elaborato un vademecum su come ottenere collaborazioni in un settore cosi’ complesso come quello del giornalismo.

Evitare l’invio non richiesto di curriculum. E’ ormai cosa vecchia: l’invio di curriculum automatico a una serie di email o indirizzi che pensate possano interessare qualcuno servono solo ad soddisfare la vostra coscienza.

Le redazioni giornalistiche sono troppo intente alla contigenza e alle opportunità del momento per badare ai vostri curriculum inviati senza richiesta.

Diverso è il caso di invio di un curriculum con richiesta. Se un caporedattore o un direttore, dopo contatto diretto, telefonico o personale, vi chiede il curriculum è bene consegnarli una vostra presentazione bene dettagliata e sintetica: massimo 2 fogli, in preminenza i vostri punti di forza e le esperienze professionali acquisite. Se non avete esperienze professionali, prima fatele, a tutti i costi.

Acquisire esperienze sul campo. Non è solo una questione di curriculum. Purtroppo o per fortuna la professione giornalistica non è un lavoro impiegatizio.

Se non avete santi in paradiso l’unico modo per fare esperienza è con stage o con esperienze, anche poco retribuite. Non lamentatevi se qualcuno vi offre una collaborazione redazionale che appare poco vantaggiosa in termini remunerativi e qualitativi.

A meno che non vi venga proposto di ricopiare tutti i volumi della Treccani per 10 ore al giorno oppure andare ad intervistare i guerriglieri di Al Qaeda senza scorta accettate qualunque offerta di lavoro di un organo di stampa o media che abbia una discreta visibilità.

L’importante e che voi agiate in ambienti dove esistano giornalisti effettivi, iscriti all’albo oppure che dispongano di un effettiva esperienza giornalistica. Perche? Perché la vostra vera retribuzione sarà il bagaglio di consigli, discussioni, rimproveri, cazziate, errori, sfruttamenti, elogi (pochissimi), numeri di telefono, contatti acquisiti tramite questa frequentazione.

Servono le scuole? Servono per coadiuvare il vostro cammino, con molte nozioni (molte volte inutili) ed alcuni strumenti per velocizzare il raggiungimento di esperienze professionali. Uno di questi strumenti è lo stage.

Non lamentatevi che un tirocinio offertovi da una scuola di giornalismo non è retribuito. Lo stage è per un giovane apprendista o anche per un giornalista che non trova spazi un’opportunità unica che va sfruttata.

Non ci dilungheremo su quali comportamenti adottare “da stagisti”. Sono gli stessi da adottare di quelli di un freelance. Ecco qui di seguito, dunque, cosa fare una volta che sul vostro curriculum avete inserito almeno qualche esperienza.

Come iniziare? Giornalisti esperti, caporedattori e direttori lo dicono a chiare lettere: l’informazione è un mercato fatto di opportunità che divora tutto ciò che è novità. Tradotto: non serve a nulla proporsi agli inizi della propria carriera a chiunque come se ci si proponesse all’ufficio del personale di un supermercato.

Innanzitutto perché i giornali e media sono delle tribù, dei clan, dei gruppi ermetici organizzati attorno interessi specifici. La solita storia che chi non ha la tessera di partito non può lavorare? Ma no! Intendiamo dire che occorre fiutare un po’ l’affare, cogliendo l’attimo e l’opportunità. Come?

Occhio all’apertura di nuovi giornali, radio e televisioni. Quando viene lanciata una nuova iniziativa editoriale è il momento buono per proporsi. In questa fase le redazioni sono un “pongo das” malleabile.

E’ questa la fase in cui si fanno le scelte per il futuro, vengono decisi i settori, si selezionano i collaboratori e, talvolta, anche i redattori interni. Una buona proposta può aprire il campo ad una carriera. E’ bene “fiutare l’affare” con intuito, cercando di capire quali sono le proposte e le persone a cui affidare le proposte. Già, a chi rivolgersi e che tipo di proposte fare?

A chi rivolgersi? Chiarito ormai il concetto dell’inutilità dell’invio automatico dei curriculum, concentriamoci sui passi necessari da fare per arrivare a dialogare con le redazioni. Primo passo fondamentale: l’identificazione di chi può prendere delle decisioni.

L’organigramma del contratto di lavoro giornalistico stabilisce che le direttive pratiche sui “pezzi” vengono date dal caporedattore. E qui nasce il primo problema. Ci sono giornali e media con diverse strutture.

I più grandi possono avere 5-6 o piu’ redazioni: politico, economico, cultura ecc., altri sono piu’ piccoli e possono disporre anche di una sola redazione. Quindi vi potrebbero essere tanti caporedattori o uno solo. Il caporedattore potrebbe essere uno dei vostri interlocutori. Come contattarlo? Innanzitutto dopo averlo ben identificato.

Una telefonata o, meglio, un appuntamento di persona è l’unico modo per dare speranza all’esame della vostra proposta (evitare contatti virtuali, solo con l’e-mail, strumento invece da utilizzare successivamente una volta fatta conoscenza con il capo).

L’importante è arrivare all’appuntamento telefonico o di persona con delle idee concrete. Piu’ avanti esamineremo come preparare le proposte. Il caporedattore in ogni caso potrebbe non essere l’unico interlocutore in grado di accogliere una proposta di collaborazione.

Se non si riesce a raggiungere il capo si potrebbe tentare di contattare una figura gerarchica minore, come un redattore, naturalmente meglio se conosciuto. Se si dispone di un conoscente all’interno di una struttura editoriale è bene sfruttare il contatto con oculatezza.

Che atteggiamento adottare. Nei contatti con figure gerarchicamente di poco superiori al potenziale freelance-collaboratore non mostrarsi troppo ambiziosi (nel caso di un redattore interno cio’ potrebbe provocare il timore di un scavalcamento) e nemmeno troppo sicuri di sè con qualcuno molto al di sopra di voi, anzi, sarebbe meglio far trasparire un certo sussiego e, soprattutto, la necessità di ottenere lavoro per ragioni economiche.

Quest’ultimo atteggiamento è sconsigliabile con il caporedattore che invece punta a sfruttare le vostre idee concretamente e non vuoe sentire storie. Con un caporedattore dunque essere incisivi e piu’ sicuri.

Cosa proporre? Primo punto da seguire. Se vi sentite l’Indro Montanelli del XX secolo è probabile (è praticamente certo) che questo non venga considerato.

Quindi, piuttosto che proporre un’inchiesta sulla possibile strategia sovversiva di Bin Laden prima di fare una proposta studiare bene il giornale o ascoltare o vedere il notiziario dove vorreste “piazzare” le vostre offerte. Quindi il consiglio è studiare e sapere quali sono le effettive esigenze di chi vi dovrà commissionare articoli o servizi, quest’ultimo altro punto fondamentale.

In un ambiente così competitivo e opportunistico è giocoforza possedere una specializzazione. E qui veniamo ad un concetto fondamentale. A meno che non abbiate un parlamentare o un manager di azienda in famiglia sfruttare i vostri interessi e vostri studi. Siete degli appassionati di gastronomia? Proponete argomenti attinenti alla vostra specializzazione.

Siete dei laureati in lingue, ma il mondo del lavoro vi sbarra le porte? Chi conosce bene 2 o 3 lingue può essere un ottimo collaboratore in politica estera. Se avete scritto un libro, seppur con un editore sconosciuto, sulla musica dei “favolosi anni ‘60” statene certi un caporedattore della redazione spettacoli saprà sfruttare se ci sono, le vostre competenze.

Come presentare le proposte? Giornalisti esperti e caporedattori lo dicono chiaramente: occorre portare, come dei bravi scolaretti, le vostre proposte in modo scritto. Pensate a 4 o 5 proposte (mai presentarne una sola, un eventuale rifiuto potrebbe provocare una delusione) e buttarle giu’ su un foglio.

Importante è specificare ogni proposta con una “scaletta”. La scaletta è una serie di punti che sintetizzano il contenuto dell’articolo o del servizio come verrebbe nella sua forma finale.

Cercate di spiegare i vostri obiettivi, gli eventuali intervistati, le fonti, il tempo di redazione dell’articolo o del servizio.

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Collaborazioni giornalistiche, su infocity solo quelle retribuite

Tra gli annunci di lavoro raggiungibili attraverso questa pagina vi sono solo offerte di collaborazioni giornalistiche retribuite. Infocity, da sempre al fianco dei giornalisti e degli addetti alla comunicazioni nella loro ricerca di opportunità professionali, intende fornire un servizio affidabile per chi è già cosi' gravato dalla faticosa ricerca di lavoro.

Sono decine le segnalazioni che vengono inserite ogni mese nei notiziari a cui si può accedere, a costi contenuti, tramite abbonamento.

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di Fabio Romer

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Multimedia reporting, così si creano video-contenuti giornalistici

Il genere più importante di ipermedia giornalistico (per -iper si intende interattivo) è quello della “multimedia story”, una sorta di dossier o pacchetto multimediale, nel quale i diversi media sono integrati in uno stesso articolo.
A tale proposito, sul sito della scuola di giornalismo di Berkeley è possibile trovare un’ottima definizione di multimedia story: “Una multimedia story è una qualche combinazione di testo, fotografie, video-clips, audio, grafica ed interattività presentata su un sito web in un formato non lineare nel quale l’informazione in ogni medium è complementare, non ridondante”.

L’informazione deve essere non ridondante nel senso che ogni medium deve riportare un diverso aspetto della narrazione, senza sovrapposizioni. In pratica, un testo arricchito da un video-clip che tratti sostanzialmente la stessa vicenda non è una multimedia story.

I passi necessari per confezionare un dossier multimediale sono essenzialmente quattro: storyboarding, fieldwork, editing e assembling.

Una storyboard è una scaletta di contenuti, un prospetto che ci permette di assegnare ad ogni parte della vicenda un particolare medium. Di conseguenza la divisione in sezioni della storia non è sequenziale nel tempo, ma è una frammentazione logica che ci permette di capire quale mezzo è più idoneo per un certo tipo di informazione.

Solitamente video e animazioni sono lo strumento migliore per mostrare luoghi fondamentali per la vicenda o descrivere azioni, come ad esempio un blitz militare per il recupero di ostaggi.
Le foto, in quanto statiche, possono servire per suggerire particolari emozioni o per proiettare con maggior dettaglio l’utente nel contesto geografico.
Grafica e illustrazioni possono mostrare quello che una telecamera non può riprendere, possono rappresentare l’interno degli oggetti e chiarirne il funzionamento.
Spesso al testo non rimane che esprimere quello che non siamo riusciti a comunicare con gli altri media, anche se rimane il mezzo fondamentale per evidenziare nomi di luoghi e persone particolarmente rilevanti.

Il lavoro sul campo o fieldwork consiste nella raccolta delle informazioni secondo la storyboard, cioè tenendo ben presente su quali supporti registrare le varie fonti.
Si tratta della vera occupazione del reporter e spesso coinvolge più professionisti specializzati (ad es. un giornalista intervistatore e un video-reporter).

Una volta ottenute riprese video, audio e foto è tempo di editarle e decidere come appariranno nel prodotto finale. Il processo di editing è necessario per tagliare, montare e decidere la durata dei flussi multimediali video e audio.
Per i filmati da esportare online è consigliabile una durata non superiore ai tre, quattro minuti a causa dei noti problemi di limitatezza di banda.
Inoltre è necessario scegliere quale formato di compressione video utilizzare per i nostri clip; i formati più diffusi sono RealVideo della RealNetworks, Windows Media Video e QuickTime della Apple.
Per quanto riguarda animazioni e grafica una soluzione ideale può essere l’impiego di Flash, la tecnologia di Macromedia che tra l’altro permette una certa interattività.

L’ultima fase prima della pubblicazione di una multimedia story è quella dell’assemblaggio di tutti gli elementi raccolti ed elaborati. In genere è un web-designer ad occuparsi di questo fondamentale passaggio, poiché in pratica un dossier multimediale è un mini-sito in cui la navigazione e la priorità delle informazioni distribuite sui vari media vengono concordate con il multimedia-reporter.

di Fabrizio Ramundo

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Technical-writing: i migliori settori per guadagnare scrivendo recensioni

Se ci piace scrivere per il Web e stiamo cercando una fonte di guadagno alternativa, il technical-writing può essere la scelta giusta, soprattutto se vogliamo evitare di dedicarci al seo-writing o all'article marketing (forme di scrittura e di guadagno alternative che, almeno in Italia, hanno un po' di difficoltà a decollare). Scrivere recensioni può portare a risultati concreti in molti settori merceologici, ma non in tutti, ecco quindi 3 categorie di prodotti per cui vale la pena di scrivere:

1) Computer software
L'information technology avanza in tempi rapidissimi, nuovi programmi e sistemi operativi sono in continua uscita e gli esperti del settore, così come i semplici appassionati hanno bisogno di aggiornarsi su tutto quello che c'è di nuovo. In qualità di technical-writer potremo ottenere una copia dei nuovi pacchetti software per elaborare recensioni o guide all'uso da pubblicare su blog e magazine.

2) Comunicazione, gadgets ed accessori hi-tech
Viviamo in un tempo in cui sono in molti ad aspettare il prossimo modello di iPod o di cellulare Motorola. Termini come blackberry, netbook e smartphone sono entrati nel vocabolario comune e molti di questi gioiellini tecnologici sono diventati ormai oggetto del desiderio, anche perchè spesso corredati di applicazioni utili o di design d'avanguardia. Per cui prima dell'acquisto sono parecchi gli utenti interessati a conoscere funzionalità, utilizzo e prezzi di questi gadget ad alta tecnologia. E' questo il motivo per cui e-zines di tecnologia o beni di lusso sono spesso in cerca di contenuti e reviews sugli ultimi prodotti usciti.

3) Motori
E' noto come la passione per i motori sia largamente diffusa soprattutto tra gli utenti di sesso maschile. Possedere una bella macchina, potente e lussuosa è il sogno di molti, gli stessi che navigano tra le schede dei vari modelli offerti dalle case automobilisitche in cerca di dati su prestazioni e prezzi. E' senza dubbio questo un settore molto specializzato che ci permetterà di scrivere sui nuovi modelli presentati durante le numerose fiere a cui, se siamo fortunati, avremo la possibilità di partecipare ed accreditarci.

I settori citati, accomunati da lusso e tecnologia, sono quelli che oggigiorno stimolano di più l'interesse del lettore e che possono offrire maggiori possibilità di impiego per technical-writers.

di Fabrizio Ramundo

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Aumenta il tuo stipendio: con Infocity si può

Se sei già una/un freelance puoi aggiungere altri compensi attraverso i contatti che forniscono gli annunci di lavoro di Infocity.

Organizzando bene la tua attività editoriale con Infocity puoi farti un portfolio che consente un'aumento delle tue entrate rimanendo una/un giornalista o una/un editor libero e indipendente.

Infocity diffonde soprattutto annunci di lavoro ideali per collaboratori freelance, facilmente raggiungibili, con soggetti editoriali attendibili che retribuiscono.

Vedi qui gli annunci di lavoro.
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Ecco l'Academy: supporto e lezioni private per redattori e giornalisti

Call, lezioni mirate, consigli e supporto professionale. Per rispondere alle frequenti e numerose richieste dei suoi iscritti Infocity ha strutturato un'ACADEMY per aiutare chi già lavora o vuole lavorare nel giornalismo e nella comunicazione.

I percorsi formativi forniscono una preparazione concreta e innovativa. Concreta perché la formazione è finalizzata a portarti direttamente ad avere gli strumenti per svolgere una possibile collaborazione giornalistica retribuita; innovativa perché il percorso di studio, fortemente pratico, è incentrato solo sul giornalismo, su strumenti tecnici utili al lavoro, su nozioni legate al lavoro sul campo.

Saranno fornite indicazioni concrete sulla redazione di contenuti multimediali specifici. Previsti corsi su dove cercare le informazioni; addestramento per costruire notizie ed articoli; lezioni su come sfruttare a pieno gli annunci di lavoro ed arrivare ad effettive collaborazioni retribuite; formazione su vari ambiti della comunicazione: scrittura online, blogging, SEO, presentazione del proprio CV ed altro.

Sarà la stessa redazione di Infocity, il network del giornalismo e della comunicazione, storico punto di riferimento da anni per chi lavora nel settore - in collaborazione con giornalisti ed editor esperti - a guidarti tramite una formazione concreta, specifica e innovativa. Innovativa perché il percorso di apprendimento pratico sarà continuamente interattivo con la possibilità, in alcune fasi, di avere imput e indicazioni in diretta con strumenti quali messaggistica istantanea, WhatsApp, e-mail e sistemi di video-conferenza.

Se sei interessato all'ACADEMY invia a questo modulo il tuo nome e cognome (anche se non sei iscritto) e, se vuoi, il tuo numero di WhatsApp e il tipo di corso che ti piacerebbe seguire (ad es.: redazione, blogging o costruzione proprio CV). Nell'oggetto scrivi "interessato ad academy".

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Come superare il blocco dello scrittore e finire il nostro articolo

Per quanto uno scrittore possa essere produttivo ed esperto, la temuta crisi della pagina bianca prima o poi gli farà visita. Il presupposto principale per evitare il blocco dello scrittore è conoscerne le cause.
Ecco quindi una breve lista delle cause più comuni e come porvi rimedio:

1. Idee poco chiare o insufficienti. Prima di scrivere, sediamoci e dedichiamoci ad un "brainstorming" teso a partorire nuove idee. Se in tale momento fantasia ed intuizione non sono dalla nostra parte, allora una buona ricerca su Google e la lettura di qualche articolo potrebbero fare al caso nostro, suggerendoci spunti da cui partire. L'ispirazione è importante prima di iniziare a scrivere.
Un'altro ottimo metodo è quello di dedicare qualche minuto ad una chiacchierata con chi ci sta intorno, colleghi o amici che potrebbero suggerirci idee interessanti riguardo i temi che ci interessano. Ascoltare differenti punti di vista può giovare molto al nostro flusso di pensieri, non dimentichiamoci però di annotare le idee più brillanti.

2. Troppe idee in testa. Spesso abbiamo una lunga coda di pensieri e concetti che siamo ansiosi di mettere per iscritto, per cui saltiamo da un'idea all'altra in attesa di trovare una buona frase di attacco per il nostro articolo. In questo caso risulta più conveniente fissare sin dall'inizio tutte le idee su carta pensando a come organizzarle nell'articolo. Scorrendo tale lista di punti chiave sarà molto più semplice scegliere il "lead" del nostro pezzo.

3. Iniziare a scrivere dal punto sbagliato. Scrivere in maniera sequenziale un articolo, per quanto semplice, è molto più difficile che buttare giù una serie di punti o idee chiave per poi espanderle successivamente. Possiamo articolare i periodi in un secondo momento, se impieghiamo troppo tempo nel primo paragrafo rischiamo di interrompere il naturale flusso di pensieri che ci accompagnava prima di scrivere l'articolo.

4. Ritoccare l'articolo prima di completarlo. Spesso il blocco avviene quando ci si ferma a leggere le frasi appena scritte per migliorarne sintassi o lessico. Mai interrompere la scrittura per cercare un sinonimo migliore o per correggere la punteggiatura, lasciamo queste migliorie alla fase della rilettura finale.

I blocchi possono accadere ed il trucco sta nell'evitarli il più possibile, scrivendo con criterio e velocemente, senza fermarsi. L'obiettivo è finire il nostro pezzo, ricordiamocelo, poi penseremo a farne un ottimo articolo, brillante e ben scritto.

di Fabrizio Ramundo

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