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Trovare lavoro nel giornalismo, nella comunicazione e nella creazione di contenuti: il successo del modello Infocity.it

La ricerca di un impiego nel settore del giornalismo, del copywriting e della comunicazione si è trasformata in una vera e propria sfida. Il web è saturo di piattaforme di annunci generiche dove, troppo spesso, i professionisti si scontrano con proposte di stage non rimborsati, collaborazioni a titolo gratuito o offerte poco trasparenti. In questo scenario complesso, Infocity.it si conferma un punto di riferimento storico e affidabile per chi cerca lavoro concreto, offrendo una soluzione unica nel suo genere che ha già aiutato tantissimi iscritti a dare una svolta alla propria carriera.

Il filtro della qualità: perché pagare per un servizio di annunci?

Il vero elemento differenziante della piattaforma risiede nella sua filosofia di base e nel suo modello di business. A differenza dei classici aggregatori gratuiti, Infocity propone un servizio di segnalazione degli annunci basato su un piccolo abbonamento a pagamento. Questo investimento si traduce in un filtro potentissimo e in una garanzia di qualità assoluta: il team del sito seleziona e pubblica esclusivamente annunci che offrono collaborazioni retribuite, eliminando alla radice il problema del lavoro sfruttato o sottopagato.

Ottimizzazione del tempo e tutele per chi cerca collaborazioni

La moderazione manuale degli annunci assicura che ogni singola offerta inserita nel database rispetti precisi standard professionali ed economici. Per un giornalista o un addetto stampa, questo significa ottimizzare il proprio tempo: non ci si deve più districare tra centinaia di email inutili, ma si ha la certezza che ogni candidatura inviata si rivolga a un datore di lavoro serio e pronto a investire sulle competenze del candidato.

Per comprendere appieno come questo servizio sia riuscito a creare una community di professionisti soddisfatti e per scoprire le modalità di iscrizione, puoi consultare direttamente la pagina di presentazione ufficiale Cos'è Infocity, dove viene spiegato nel dettaglio il funzionamento del network e l'impegno quotidiano della redazione nel difendere il valore del lavoro intellettuale.

Ecco alcune risposte ai principali dubbi a cui dare risposta

  • Perché dovrei pagare per cercare lavoro su Infocity?
    Il pagamento dell'abbonamento sostiene il lavoro di screening manuale dello staff. Questo ti garantisce di consultare solo annunci verificati ed esclusivamente retribuiti, risparmiando ore di ricerche a vuoto su piattaforme piene di spam o offerte di finto lavoro.
  • Quali settori professionali copre la piattaforma?
    Infocity si concentra principalmente sul mondo della comunicazione, dell'editoria e del digitale, raccogliendo offerte per giornalisti, copywriter, addetti stampa, content manager e specialisti PR.
  • Posso trovare anche offerte di lavoro da remoto?
    Sì, moltissimi annunci selezionati prevedono formule di collaborazione in smart working o da remoto, ideali per i professionisti freelance.
  • Le opportunità segnalate sono accessibili a chiunque?
    Le offerte variano e coprono diverse fasce di esperienza, dalle posizioni junior fino a ruoli per professionisti senior con anni di background alle spalle.
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Come ottenere collaborazioni giornalistiche retribuite: trucchi, dritte e strategie che funzionano

Entrare nel mondo del giornalismo freelance non significa soltanto saper scrivere bene. Spesso la vera difficoltà è farsi conoscere dalle redazioni e trasformare un primo contatto in una collaborazione retribuita.

Ecco alcune strategie concrete per aumentare le possibilità di riuscirci.

1. Non mandare il CV a caso

Una redazione riceve moltissime candidature generiche. Scrivere “sono un giornalista, se avete bisogno contattatemi” difficilmente basta.

Meglio individuare una testata precisa, studiarne il pubblico e proporre un'idea di articolo concreta, già collegata alla linea editoriale.

2. Arriva con una proposta, non con una richiesta

Una delle strategie più efficaci è scrivere: “Ho un'idea per un articolo su questo argomento”.

Una proposta concreta dimostra di conoscere la testata e permette al caporedattore di valutare immediatamente il possibile interesse del pezzo.

3. Costruisci un portfolio breve

Non servono necessariamente venti articoli.

Meglio scegliere 3-5 lavori rappresentativi, possibilmente diversi tra loro, e raccoglierli in una pagina facilmente consultabile.

Il portfolio dovrebbe far capire rapidamente come scrivi, quali argomenti conosci e che tipo di giornalista sei.

4. Trova una nicchia

Dire di poter scrivere “di tutto” può sembrare un vantaggio, ma spesso non lo è.

Essere riconoscibili per un settore — politica locale, economia, sport, tecnologia, ambiente, cultura, salute — può rendere più semplice per una redazione capire quando chiamarti.

5. Impara a proporre un buon titolo

Una buona proposta dovrebbe contenere già un possibile titolo, il tema dell'articolo e poche righe che spiegano perché la storia è interessante proprio in quel momento.

Se il caporedattore deve fare dieci domande prima di capire l'idea, probabilmente la proposta è troppo vaga.

6. Coltiva i rapporti con le redazioni

Una collaborazione raramente nasce dal primo messaggio.

Segui le testate, leggi i loro articoli, individua i giornalisti e i responsabili delle sezioni che ti interessano. La relazione professionale viene prima del lavoro.

Questo non significa bombardare le redazioni di messaggi: significa diventare una persona che i redattori ricordano.

7. Impara anche video e social

Oggi un giornalista che sa scrivere e contemporaneamente realizzare un breve video, registrare un'intervista o adattare una storia per Instagram e TikTok può avere una marcia in più.

Le competenze digitali possono diventare un vero elemento distintivo.

8. Chiedi sempre come viene pagata la collaborazione

Prima di accettare un incarico è importante chiarire compenso, tempi di pagamento, numero di revisioni e modalità di utilizzo del contenuto.

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Social Media Storyteller: un’occasione di stage per trasformare la creatività in professione

Hai mai pensato che dietro un semplice post sui social possa esserci un vero lavoro di storytelling?

Ciaopeople, realtà italiana attiva nel mondo dell’informazione digitale e della produzione multimediale, propone uno stage come Social Media Storyteller Intern all’interno del team Social di Geopop, con sede a Milano.

La posizione è pensata per una persona curiosa, creativa e appassionata di comunicazione, capace di trasformare anche un argomento complesso in un contenuto semplice, interessante e soprattutto capace di catturare l’attenzione.

Cosa farà il Social Media Storyteller?

La figura selezionata avrà l’opportunità di lavorare sui principali canali social, contribuendo alla creazione di contenuti per piattaforme come Instagram, TikTok, YouTube, Facebook, LinkedIn e X.

Tra le attività rientrano la scrittura di testi e caption, la ricerca di idee e trend, la progettazione di nuovi format e il monitoraggio delle reazioni della community.

Non si tratta quindi soltanto di “gestire i social”: l’obiettivo è imparare a capire come nasce una storia digitale e come trasformarla in un contenuto capace di coinvolgere il pubblico.

Chi stanno cercando?

Ciaopeople cerca una persona con buone capacità di scrittura, sintesi e storytelling, interessata al mondo dell’informazione e della comunicazione digitale.

Sono apprezzate anche competenze nell’utilizzo di strumenti come Photoshop, Premiere e Meta Business Suite, oltre alla capacità di ricercare e verificare correttamente le fonti.

Un elemento importante per la candidatura è la possibilità di presentare un portfolio o alcuni lavori personali che dimostrino la propria capacità di raccontare attraverso testi, immagini o video.

Un’opportunità per entrare nel mondo della comunicazione digitale

Per chi sogna di lavorare nel settore dei social media, dell’editoria digitale o della produzione di contenuti, lo stage può rappresentare un'importante occasione di formazione.

Lavorare all’interno di un team editoriale permette infatti di confrontarsi con professionisti diversi e di capire cosa succede dietro le quinte di un contenuto prima che arrivi sullo smartphone di milioni di persone.

La creatività, in questo caso, non rimane soltanto un talento personale: diventa una competenza da sviluppare e trasformare in professione.

Come candidarsi

Sede di lavoro: Milano
Posizione: Social Media Storyteller Intern
Area: Social / Geopop
Tipologia: Stage retribuito

Candidati qui

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Stage e prime esperienze. Europolitiche: aperte le candidature per la Redazione Giovanile 2026

Questa occasione è rivolta a giovani tra 16 e 30 anni interessati a giornalismo, comunicazione e politica europea. Europolitiche selezionerà fino a 15 giovani per la propria redazione giovanile in occasione della Europa Project Week, a Firenze, dal 20 al 22 ottobre 2026.

Il percorso comprende:

  • 3 incontri di formazione online tra settembre e ottobre;
  • formazione su giornalismo partecipativo, scrittura di articoli, interviste e social media;
  • attività giornalistico-comunicativa a Firenze il 20, 21 e 22 ottobre;
  • produzione di almeno 6 contenuti, di cui almeno 3 social e almeno 1 articolo;
  • possibilità di continuare a collaborare con Europolitiche successivamente;
  • certificato di partecipazione al termine del percorso, se vengono rispettati gli impegni richiesti.

⚠️ Importante: non è uno stage retribuito e Europolitiche precisa che il progetto non è un'attività giornalistica professionale. È però un'esperienza concreta di formazione e produzione di contenuti, utile per costruire un portfolio. Inoltre, Europolitiche specifica sul proprio sito di non essere una testata giornalistica, ma un canale crossmediale di informazione e analisi sull'Europa.

Come candidarsi

Invia entro 13 settembre 2026:

  1. lettera motivazionale di massimo una pagina;
  2. CV datato e firmato;
  3. nel corpo dell'e-mail: nome, cognome e numero di telefono.

E-mail: info@europolitiche.it

Oggetto: Domanda di selezione Redazione Europolitiche

Bando ufficiale Europolitiche

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Infocity contro lo scandalo del lavoro gratuito

Infocity è stato il primo soggetto a sviluppare informazione online in Italia (sin dal 1994).
Infocity aggrega la più cospicua comunita' sui temi del giornalismo e della comunicazione. 

Missione primaria di Infocity e' anche quella di aiutare gli addetti al settore nella ricerca di opportunità di lavoro.
Perchè Infocity ha tanto successo? Perchè da anni fornisce informazioni interessanti e attendibili a chi lavora o vuole lavorare nei comparti del giornalismo e della comunicazione. Su Infocity non si perde tempo.
Le notizie riguardanti opportunita' di lavoro fornite da Infocity sono, laddove possibile, sempre verificate.

Tutte le notizie riportano quasi sempre:
> Numeri di telefono per contattare chi cerca collaboratori (in alternativa l'email);
> Il nome della persona referente dell'azienda/agenzia/media/associazione che cerca collaboratori;
> Riferimenti dettagliati sul luogo di lavoro, caratteristica della collaborazione, tipologia delle mansioni richieste, compenso offerto.
Per evitare perdite di tempo agli utenti che leggono le notizie sono evitati:
> Annunci di collaborazioni non retribuite;
> Segnalazioni di azienda/agenzia/media/associazione professionalmente non affidabili;
> Notizie non attinenti ai settori del giornalismo e della comunicazione;

Per garantire la qualità dell'informazione fornita Infocity invita tutti gli utenti a segnalare eventuali inesattezze.

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Infocity funziona bene perché siamo in tanti: 16239 iscritti raggiunti

Infocity, per giornalisti e chi crea contenuti, raddoppia. Lo storico sito, nato nel 1994, e poi diventata la più vasta community in Italia che offre informazioni per raggiungere collaborazioni retribuite, raggiunge i 16339 iscritti.

Lo fa nel momento del suo rinnovamento grafico ed editoriale. Una grafica completamente rinnovata, una navigazione più intuitiva e nuovi strumenti pensati per chi cerca opportunità professionali nel mondo dell'informazione e dei contenuti digitali. Infocity.it inaugura una nuova fase della sua storia con un restyling che non rappresenta soltanto un cambiamento estetico, ma un'evoluzione del progetto editoriale.

La nuova homepage valorizza immediatamente le principali sezioni del portale, mettendo in evidenza annunci di lavoro, approfondimenti, guide e articoli formativi. La struttura è stata semplificata per consentire agli utenti di individuare rapidamente le informazioni di maggiore interesse, sia da desktop sia da smartphone.

L'organizzazione dei contenuti risponde alle esigenze di una platea sempre più dinamica, che richiede aggiornamenti tempestivi e una consultazione immediata delle opportunità professionali.

Il rinnovamento di Infocity punta a rafforzare il rapporto con la propria community attraverso servizi dedicati, contenuti esclusivi e un sistema che continua a privilegiare annunci di lavoro verificati e realmente retribuiti.

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Quanto guadagna un content creator in Italia nel 2025? Ecco le cifre reali

Secondo lo studio Creator Economy 2025 di Kolsquare, l'Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di creator che svolgono questa attività a tempo pieno. Tuttavia, i dati mostrano che solo una minoranza riesce a trasformare i contenuti online in un reddito elevato.

Fare il content creator è diventato uno dei lavori digitali più ambiti, ma quanto si guadagna davvero? Se da un lato alcuni professionisti riescono a incassare decine di migliaia di euro al mese, dall'altro la maggior parte dei creator italiani ottiene entrate molto più contenute.

Quanto guadagnano i content creator italiani

L'indagine evidenzia una distribuzione dei redditi molto disomogenea.

  • 35% dei creator guadagna meno di 1.000 euro al mese.
  • 39% percepisce tra 1.000 e 5.000 euro mensili.
  • 9% incassa tra 5.000 e 10.000 euro al mese.
  • 4% supera i 10.000 euro mensili.
  • Nel complesso, il 74% dei creator italiani dichiara di guadagnare meno di 5.000 euro al mese grazie alla propria attività.

Questi numeri dimostrano che i grandi guadagni rappresentano l'eccezione e non la regola.

Quanto fattura mediamente un creator

Le analisi di Fiscozen sui professionisti con partita IVA mostrano che nel 2025 gli influencer hanno registrato un fatturato medio annuo di 24.038 euro, in crescita dell'11,8% rispetto all'anno precedente.

Per chi opera nei codici ATECO dedicati al content creation, influencer marketing e attività collegate, il fatturato medio arriva a 39.947 euro all'anno, pari a circa 3.330 euro al mese prima di imposte, contributi e spese professionali.

Quanto si guadagna con una sponsorizzazione

Uno dei principali canali di reddito è rappresentato dalle collaborazioni con i brand.

I compensi variano in funzione della piattaforma, del settore e del numero di follower. In generale:

  • un nano creator (5.000-10.000 follower) può ottenere da 50 a 300 euro per un contenuto sponsorizzato;
  • un micro creator (10.000-50.000 follower) può ricevere 300-1.000 euro;
  • un mid creator (50.000-500.000 follower) può superare 2.000 euro per campagna;
  • i profili con oltre un milione di follower possono raggiungere compensi di decine di migliaia di euro per singola collaborazione, anche se il mercato negli ultimi anni ha mostrato una contrazione dei cachet delle celebrity digitali.

Da dove arrivano i guadagni

Oggi un content creator difficilmente vive grazie a un'unica fonte di reddito. Le entrate derivano generalmente da una combinazione di:

  • sponsorizzazioni;
  • affiliazioni;
  • monetizzazione di YouTube;
  • TikTok Creator Rewards;
  • abbonamenti e membership;
  • vendita di corsi online;
  • consulenze;
  • produzione di contenuti per aziende;
  • newsletter e podcast sponsorizzati.

Diversificare le fonti di reddito è diventata una strategia fondamentale per rendere sostenibile questa professione.

Un mercato in continua evoluzione

Il settore continua a crescere. Secondo le più recenti analisi di mercato, nel 2025 l'influencer marketing in Italia ha raggiunto un valore di circa 385 milioni di euro, confermando l'espansione della creator economy. Allo stesso tempo, la crescente concorrenza ha contribuito a ridurre i compensi medi per molte categorie di creator, soprattutto quelli con community più piccole.

Conviene fare il content creator?

I dati mostrano una realtà molto diversa da quella spesso raccontata sui social. Sebbene una parte dei professionisti riesca a ottenere redditi elevati, la maggioranza guadagna meno di 5.000 euro al mese e oltre un terzo non raggiunge i 1.000 euro mensili.

Per questo motivo, il successo economico dipende non solo dal numero di follower, ma anche dalla capacità di costruire un brand personale, diversificare le entrate e instaurare collaborazioni continuative con aziende e agenzie. La professione offre interessanti opportunità di crescita, ma richiede competenze imprenditoriali, costanza e una strategia di monetizzazione ben definita.

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Prompt: perché fare la domanda giusta all’intelligenza artificiale è diventato fondamentale

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nella quotidianità di milioni di persone. Chatbot, generatori di immagini, assistenti virtuali e strumenti AI per il lavoro stanno trasformando il modo in cui scriviamo, studiamo, progettiamo e comunichiamo. Ma mentre cresce la potenza delle piattaforme, emerge sempre più chiaramente un aspetto decisivo: la qualità della risposta dipende quasi sempre dalla qualità della domanda.

È qui che entra in gioco il concetto di prompt.

Cos’è davvero un prompt

Con il termine “prompt” si indica l’istruzione data a un’intelligenza artificiale per ottenere un risultato. Può essere una domanda semplice, un comando dettagliato o una descrizione articolata.

Ad esempio:

  • “Scrivimi un articolo”
    è un prompt molto generico.

Mentre:

  • “Scrivimi un articolo di 800 parole in stile giornalistico sul futuro del lavoro AI in Italia, con tono professionale e dati aggiornati”
    fornisce all’AI un contesto molto più preciso.

La differenza nei risultati può essere enorme.

L’AI non “capisce” come un essere umano

Uno degli errori più comuni è pensare che l’intelligenza artificiale interpreti automaticamente intenzioni, sfumature e contesto come farebbe una persona.

In realtà i modelli AI lavorano elaborando pattern linguistici e probabilità statistiche. Per questo motivo:

  • richieste vaghe generano risposte vaghe;
  • richieste confuse producono output incoerenti;
  • istruzioni dettagliate migliorano precisione e qualità.

Fare la domanda giusta significa quindi guidare il sistema verso il tipo di risposta desiderata.

Il prompt engineering è già una competenza professionale

Negli ambienti tech e digitali si parla sempre più di prompt engineering, ovvero la capacità di costruire istruzioni efficaci per ottenere risultati migliori dall’AI.

Le aziende stanno iniziando a cercare professionisti capaci di:

  • dialogare con modelli AI;
  • ottimizzare richieste;
  • automatizzare workflow;
  • ottenere contenuti più accurati;
  • ridurre errori e allucinazioni.

In pratica, saper usare bene l’intelligenza artificiale non significa soltanto “fare una domanda”, ma sapere come formularla.

Perché i prompt cambiano completamente il risultato

Un buon prompt può:

  • migliorare la qualità di un testo;
  • rendere più preciso un codice;
  • creare immagini più realistiche;
  • ottenere analisi più approfondite;
  • velocizzare il lavoro.

Ad esempio, chiedere:

  • “Creami un piano marketing”
    produrrà spesso una risposta molto standard.

Mentre specificare:

  • settore;
  • target;
  • budget;
  • obiettivi;
  • tono comunicativo;
  • canali digitali;
    permette all’AI di costruire una strategia molto più utile.

Più informazioni pertinenti si forniscono, maggiore sarà la probabilità di ricevere un risultato efficace.

L’importanza del contesto

Uno degli elementi più sottovalutati nei prompt è il contesto.

Le migliori richieste spiegano:

  • chi sei;
  • cosa vuoi ottenere;
  • per chi è il contenuto;
  • quale stile utilizzare;
  • quali limiti rispettare.

Ad esempio:

  • “Agisci come un giornalista economico”
    oppure:
  • “Scrivi in tono semplice per studenti universitari”
    modifica radicalmente il tipo di output generato.

L’AI lavora meglio quando riceve istruzioni chiare sul ruolo, sull’obiettivo e sul pubblico.

Prompt brevi contro prompt dettagliati

Non sempre un prompt lungo è automaticamente migliore. La vera differenza la fa la precisione.

Un prompt efficace è:

  • chiaro;
  • specifico;
  • contestualizzato;
  • coerente.

Molti esperti consigliano di:

  1. definire l’obiettivo;
  2. indicare formato e stile;
  3. aggiungere esempi;
  4. specificare eventuali vincoli.

Questo approccio riduce ambiguità e migliora la qualità finale.

L’AI amplifica la qualità delle istruzioni

L’intelligenza artificiale funziona spesso come un amplificatore: istruzioni buone generano risultati migliori, istruzioni deboli portano a output mediocri.

Per questo motivo cresce l’idea che il vero valore non sia soltanto l’accesso all’AI, ma la capacità umana di guidarla correttamente.

Chi sa formulare richieste efficaci:

  • lavora più velocemente;
  • ottiene contenuti migliori;
  • riduce revisioni;
  • sfrutta davvero il potenziale degli strumenti AI.

Il futuro sarà sempre più “conversation-driven”

Con l’evoluzione degli assistenti AI, il rapporto tra uomo e macchina sarà sempre più basato sul linguaggio naturale. Scrivere bene un prompt diventerà quindi una competenza trasversale, utile non solo nel tech ma anche in:

  • giornalismo;
  • marketing;
  • design;
  • education;
  • programmazione;
  • customer care;
  • ricerca.

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Professionisti, pubblicisti e freelance: ecco le differenze

Chi è il professionista? Quali sono le mansioni dei pubblicisti? Come si distinguono dalle altre figure professionali i freelance? A queste domande cerchiamo di dare una risposta con questa scheda che segue:

Il giornalista professionista è colui che svolge la professione giornalistica in modo esclusivo e continuativo. Per l'iscrizione nell'elenco dei professionisti (art. 29 Ð capo I Legge 3.2.63 n.69) sono richiesti: l'età non inferiore ai 21 anni, l'iscrizione nell'albo dei praticanti, l'esercizio della pratica giornalistica per almeno 18 mesi ed il superamento di una prova di idoneità professionale.

Il giornalista pubblicista è colui che svolge attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercita altre professioni o impieghi. Condizioni necessarie per l'iscrizione all'albo dei giornalisti pubblicisti: aver compiuto diciotto anni di età, aver svolto per due anni un'attività giornalistica non occasionale (almeno 60-70 articoli pubblicati su giornali e periodici) e retribuita regolarmente (attestata da una dichiarazione del direttore amministrativo).

Il giornalista freelance, invece, è un collaboratore esterno che pratica l'attività giornalistica in modo del tutto autonomo e indipendente. Può essere occasionale o fisso; in entrambi i casi, comunque, è colui che fornisce una prestazione giornalistica, senza essere vincolato ad orari di lavoro o alla presenza in redazione.

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Photoblog: quando il web ferma l'attimo

Immaginate di mettere una vostra foto ogni anno sul web e poi vedere a distanza di tempo i vari cambiamenti del vostro viso. Nonostante l’espressione resti inalterata i connotati del volto subiscono inevitabilmente le conseguenze del lento scorrere del tempo.

E’ una sorta di suggestivo esperimento che si è trasformato in una vera e propria mania per Diego Golberg, fotoreporter che vive e lavora a Buenos Aires. Lui e sua moglie Susy hanno iniziato a fotografarsi il 17 giugno del '76 e da allora hanno continuato a farlo ogni anno, nello stesso giorno, ritraendo soltanto i dettagli del proprio viso, in bianco e nero, come in una vecchia foto tessera del passato.

Un rito al quale hanno preso parte in seguito anche i tre figli della coppia. Poche parole su una pagina web che mostra solo le loro immagini attraversate dal tempo che passa. Sulle orme di "Smoke", un film in cui Harvey Keitel interpreta un tabaccaio di Brooklyn che tutte le mattine alle otto sistema la sua macchina fotografica davanti al suo negozio e scatta una fotografia, sono in molti ormai ad aver adottato nella realtà questa curiosa pratica pubblicando in rete le loro testimonianze fotografiche. “Passage of time photo project”, questo il termine tecnico con il quale vengono chiamati questi insoliti ed alquanto affascinanti esperimenti.

Altri emuli del fotoreporter argentino svolgono già da tempo questa attività sul web. Jonathan Keller, un ragazzo di Minneapolis, da quasi tremila giorni scatta una fotografia al giorno e la inserisce in un database in rete che le mostra una di seguito all’altra a partire da quelle più recenti. Altrettanto interessante il tentativo ben riuscito di Jean-Michel Gobet. Il giovane parigino fotografa se stesso tutti i giorni alla stessa ora, alle 09:09 dal 18 settembre del 2002. Da qui il nome del suo blog: 09h09.com.

Unico progetto tutto al femminile quello di Odile Marchoul, trentaquatrenne di Bruxelles che il 23 marzo del ’99 ha dato vita ad un progetto intitolato “Photo-sculpture”. Si tratta di un vero e proprio diario visivo realizzato in una di quelle cabine che si trovano nelle stazioni metropolitane. Ogni settimana la donna si fa fotografare in una cabina annotando puntualmente sul retro delle quattro immagini qualche nota sul suo stato d’animo. E di questi blogs che parlano solo attraverso le immagini ne fioriscono ogni giorno sempre di più. Muti intrecci di immagini e storie che scandiscono il tempo e le stagioni della vita.

di Michele Perrone

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INFOCITY per lavorare nel giornalismo e nella comunicazione
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