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I vostri articoli non si trovano su Google? Provate coi seo articles

L'article marketing è un ottimo metodo per aumentare i visitatori del prioprio sito Internet. Gli articoli specificatamente studiati per "piacere" ai motori di ricerca (Search Engine Optimized [SEO] articles), una volta pubblicati su portali e network, non solo sono in grado di portare traffico al proprio sito web, ma inoltre possono contribuire a dare all'autore del testo l'immagine di esperto su un particolare argomento. Benchè le potenzialità dell'article marketing siano elevate, se a conti fatti non si riesce ad avere traffico, tutto il processo di scrittura può essere una perdita di tempo. Ecco perchè qualche dritta diventa di vitale importanza per organizzare ed ottimizzare il proprio lavoro.

1) Keywords
In primo luogo l'articolo deve essere scritto avendo in mente le keywords che i visitatori utilizzeranno per trovarci sui maggiori motori di ricerca. Utilizzare uno strumento capace di suggerirci parole chiave relative ad un determinato argomento può aiutarci molto e Google ad esempio ne fornisce uno parecchio efficace.
Possiamo quindi scrivere una lista dettagliata di keywords e di frasi chiave. Una frase chiave è lunga circa 5 parole, mentre una keyword può avere anche 2 parole ed è ovviamente più generica, ma ha la potenzialità di raggiungere gli utenti che cercano frasi più specifiche, ma per cui non abbiamo previsto una frase chiave.
Ad esempio una keyword potrebbe essere "SEO ranking", mentre una frase chiave diventerebbe "SEO web site optimization ranking".

2) Un articolo per ogni keyword
Ovviamente il nostro articolo non può essere una semplice lista di keywords, è quindi necessario elaborare una lista di titoli a partire da queste, possibilmente posizionandole come prima parola all'interno del titolo. Il titolo deve essere accattivante, deve attrarre l'attenzione ed in questo senso è utile prendere ispirazione da magazine, riviste e dalle ultime notizie sul settore di cui ci si sta occupando. Essere aggiornati con le ultime informazioni aumenta la rilevanza del proprio articolo e permette di sfruttare la scia di chi ha già scritto sull'argomento captando l'interesse chesi è già maturato negli utenti.
Se la lista di keywords è completa, cercando di scrivere un articolo o più per ogni keyword ben presto si avrà a disposizione una consistente collezione di articoli pronta a portare traffico al proprio sito web, perchè studiata ad hoc per ricoprire tutti gli argomenti rilevanti per la propria nicchia di utenti.

3) Links
Prima di pubblicare i propri articoli sui siti di raccolta (che stanno nascendo anche in Italia: basta cercare "article marketing" su Google) oppure tramite i social networks, è necessario linkare il proprio sito web. Per far questo basta aggiungere qualche tag html al testo trasformando in links (chiamati back-links) le keywords più attinenti all'interno del corpo dell'articolo. Linkare le keywords verso il proprio sito aiuta ad aumentare la popolarità e l'indice page rank presso Google, Yahoo o Msn, e permette quindi di scalare la lista dei risultati delle ricerche degli utenti. Ovviamente oltre alla pubblicazione sui vari canali già detti, la presenza degli articoli anche sul proprio sito web non può che giovare al traffico.

Tutte queste istruzioni vanno seguite con una particolare cautela, poichè c'è un modo corretto ed uno sbagliato nell'utilizzo delle keywords per l'article marketing. E' possibile ed è anzi necessario utilizzare le keywords per dare una linea guida ai propri articoli, ma è totalmente inefficace fare dei propri articoli una semplice lista di parole chiave senza alcun senso per il lettore umano. E' vero che si scrive per "piacere" ai motori di ricerca, ma di fronte ad un testo senza né capo né coda il visitatore non cliccherà mai sui link dell'articolo perchè non lo leggerà affatto. Inoltre l'impegno dei grandi motori come Google è sempre teso ad offrire i migliori contenuti per chi utilizza il loro strumento di ricerca, per cui la tecnologia da loro utilizzata sarà sempre più precisa nell'escludere dai risultati pagine e siti non interessanti per l'utente.

di Fabrizio Ramundo

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Dai Blog ai "paid to write": ecco come guadagnare pubblicando online

Di certo non fanno diventare ricchi, magari portano a maturare sì un nuovo stipendio ma alquanto modesto o al massimo ad arrotondare quello che si ha già, fatto sta però che le opportunità offerte dal web ai giornalisti o anche solo agli amanti della scrittura sono cresciute. Si va dai blog ai Paid to Write, dalle piattaforme per trovare lavoro ai social news. Visto che oggigiorno non è affatto semplice trovare un posto fisso e che spesso si lavora a commissione o su progetti, può essere opportuno indagare e approfondire queste nuove frontiere del lavoro, se si vuole evitare di ritrovarsi in difficoltà ogni qual volta si presenta improvvisa una nuova crisi economica. Incominciamo dai blog

I BLOG

Tutti sanno che cos’è un blog. È un particolare tipo di sito internet i cui contenuti vengono visualizzati in ordine cronologico e la cui gestione è affidata ad uno o a più blogger con l’inserimento di contenuti multimediali, in forma testuale o di post, simili ad articoli di giornale. Ma come si fa a guadagnare con un blog? È una domanda interessante, ma prima di spremerci le meningi per trovare una risposta è necessario porsi altre due domande: Che tipo di blog creare e come si fa a crearne uno? Rispondiamo alla prima.

Che tipo di blog creare.  Se fossimo dei giornalisti, professori o professionisti affermati, la risposta verrebbe dal nostro lavoro. Se il mio lavoro consiste nell’occuparmi di economia, va da sé che darò vita ad un blog che tratta di temi economici. Me se siamo agli inizi della nostra carriera, senza un campo di specializzazione ben definito, e vogliamo emergere dall’anonimato dovremo fare ricorso a idee nuove e originali. E queste idee nuove e originali magari le abbiamo già perché altro non sono che le nostre passioni o i nostri hobby: Un particolare tipo di tendenza musicale o di espressione letteraria e cinematografica, uno sport inusuale o l’innovazione tecnologia in uno o più settori. Una volta costruito il nostro blog, probabilmente non saremo seguiti da un pubblico numeroso, ma se ci si sappiamo fare,  richiameremo l’attenzione di nicchie ben disposte a seguirci. Passiamo ora alla seconda domanda.

Come si fa a creare un blog.  Innanzitutto cerchiamo di semplificarci la vita, vale a dire che per creare un blog non è necessario conoscere il linguaggio html, basta utilizzare le risorse in parte gratuite che la rete ci mette a disposizione. Le due risorse più importanti sono Google blogger e Wordpress.Volendo essere molto sintetici, si può dire che Google blogger, pur avendo molti aspetti positivi, è più indicato per gli utenti ancora inesperti, mentre Wordpress al contrario è consigliato agli utenti avanzati, soprattutto se l’idea è quella di avere un dominio personalizzato su proprio hosting. Infine, evitando i dettagli tecnici, mi limiterò a segnalare alcuni siti che forniscono spiegazioni dettagliate su come creare blog con queste due risorse messe a disposizione da internet:

Una volta proceduto con ordine, possiamo finalmente rispondere alla domanda che più ci interessa:

Come si fa a guadagnare con un blog. Il modo più efficace per guadagnare con un blog è quello di inserirci delle pubblicità. Per farlo basta registrarsi ad uno dei tanti sistemi pubblicitari disponibili su Internet che ci fornirà un codice HTML da inserire nel nostro blog. Il codice permette di analizzare il contenuto di un sito e di filtrare i messaggi pubblicitari ad esso corrispondenti. Il servizio più famoso è Google Adsense, non comporta vincoli o costi di attivazione e permette di guadagnare ad ogni visualizzazione o click sugli annunci pubblicitari inseriti. Altri servizi pubblicitari validi sono Tradedoubler e Bidvertiser. Una volta inserite le pubblicità nel blog, bisogna indurre gli internauti a cliccare. Lo si fa con una strategia volta non solo a proporre contenuti interessanti, ma anche ad amplificarne la portata tramite la segnalazione degli articoli del blog sui social news e la creazione di pagine ufficiali dedicate ad esso su tutti i principali social network. Allorquando saremo stati capaci di intercettare un pubblico interessato che fungerà da solida base di visitatori, allora anche le aziende incominceranno a chiederci dietro pagamento di postare pubblicità sui loro prodotti o magari di acquistare il nostro blog se lo ritengono appetibile. Infine, chiudo questo argomento segnalando un sito "storico" che approfondisce l'argomento dopo di che passerò a parlare di una nuova frontiera anche se controversa del guadagno online, i Paid to Write.

    http://goo.gl/agUeGA

PAID TO WRITE

La seconda opportunità di guadagno messa a disposizione da internet sono i Paid to Write, espressione che tradotta in italiano significa pagato per scrivere. Si tratta di un sistema che retribuisce gli articoli inseriti su blog, forum o siti per la condivisione di contenuti. Esistono due modalità di pagamento. Con la prima il gestore del sito paga una quota fissa per ogni articolo e in base alla loro capacità di attrarre visitatori. con la seconda, definita revenue sharing e che implica l’utilizzo di Google Adsense, ci viene corrisposta una percentuale variabile (di solito oscillante fra il 50 e il 100%) dei click che i visitatori effettueranno sui nostri banner. Diamo un’occhiata ad alcuni siti di Pay to Write:

Ne ho inseriti diversi perché ognuno di questi siti propone delle modalità di pagamento differenti seppure rientranti nelle categorie sopracitate, cosicché lascio liberi i lettori di decidere qual è quello più adatto a loro. Purtroppo stando alle testimonianza raccolte, e qui emerge l’aspetto controverso, i margini di guadagno sono piuttosto bassi e quindi è meglio rivolgere la nostra attenzione a delle opportunità di guadagno che potrebbero rivelarsi molto più concrete e soddisfacenti. Sto parlando delle piattaforme di lavoro.


LE PIATTAFORME PER TROVARE LAVORO

le nuove piattaforme per trovare lavoro non sono i soliti portali dove l’utente inserendo un curriculum vitae si rende visibile alle aziende e allo stesso tempo può inoltrare delle candidature. No, il meccanismo è diverso. Prendiamo come esempio la più famosa di queste nuove piattaforme, Freelancer.com (https://goo.gl/52zEVa). Qui, oltre ad inserire il nostro  profilo e le  competenze che lo definiscono, si entra in competizione con altri utenti per ottenere l’assegnazione di un lavoro o progetto di lavoro. In pratica funziona un po’ come eBay, e proprio come in un’asta si fa un’offerta per l’assegnazione di un progetto che comunque, in base a un prezzo medio di riferimento, ha un budget minimo e massimo. In questo modo si evita che i competitor alzino troppo i prezzi e soprattutto tramite un indice di valutazione dei  profili si dà modo all’inserzionista di capire quanto affidabile sia il suo interlocutore. Freelancer ospita tre macroaree di competenze che sono compatibili con i professionisti della scrittura: Writing & Content, Design, Media & Architecture, Translation and Languages. Altre piattaforme sono:    

Infine, chiudiamo parlando dell’attività in assoluto meno redditizia, ma non per questo meno importante, i social news.

I SOCIAL NEWS

I servizi di social news consento non solo di pubblicare articoli ma anche di segnalarli più volte senza costringere l’autore a riscriverli di continuo. Questa aspetto li differenzia da altri siti che al contrario esigono che le notizie siano originali e non pubblicate in altre pagine web. E si tratta di un aspetto molto importante perché se si desidera tramite un’ampia circolazione delle notizie attirare il pubblico degli internauti verso il nostro blog, rappresenta uno strumento davvero molto utile. Alcuni siti di social news adottano criteri meritocratici, vale a dire che l’articolo va sull’homepage se votata da un numero sufficiente di persone, altri invece un mero criterio cronologico. Inoltre, può anche capitare di imbattersi in siti che sono sia Paid to Write sia Social news. Vediamone alcuni:

Una volta terminato il nostro viaggio nelle nuove frontiere del lavoro online, non mi resta che esporre la mia personale opinione.

CONCLUSIONI

Il blog è lo strumento più utile per cercare di guadagnare sul web con la scrittura e soprattutto permette di esprimere dei contenuti più solidi rispetto a semplici articoli pubblicati sui siti Pay to Write e Social News che è bene ricordarlo, pur offrendo bassi se non bassissimi margini di guadagno, fungono comunque da potente cassa di risonanza. Anche le piattaforme per trovare lavoro sono strumenti utili per guadagnare, i progetti, prendendo ad esempio il caso di Freelancer, hanno sì un valore medio di 150 € ma se si effettua una registrazione a pagamento non esistono limiti al numero di lavori che si possono eseguire.

Grazie per avermi seguito e buon lavoro a tutti

di Gianluca Bianchini

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Giornalista culturale: i percorsi formativi più idonei

Il giornalista culturale deve avere una certa sensibilità per individuare e selezionare le notizie più idonee alle pagine culturali oltre ad una solida preparazione di base in ambito preferibilmente umanistico. Come si fa a sviluppare queste capacità? Qual'è il percorso di formazione più adatto?

In generale la maggior parte dei corsi di laurea erogati dalle facoltà universitarie di Lettere possono essere un buon punto di partenza, ma esistono corsi più specifici come quello di Lettere (Letterature - Linguaggi - Comunicazione Culturale) dell'università La Sapienza di Roma oppure il corso di laurea in Comunicazione nei mercati dell'arte e della cultura dello IULM di Milano o ancora il corso di Comunicazione e Produzione Culturale della LUMSA di Roma.

Per chi è già in possesso di una laurea molte facoltà prevedono nella loro offerta formativa corsi post-laurea ad-hoc come il Master per Professionisti dell'Informazione Culturale erogato dall'università di Urbino o il Master in Comunicazione del Patrimonio Culturale dell'università di Firenze. Non sono da escludere i corsi proposti dalle facoltà di Scienze della Comunicazione che spesso prevedono specializzazioni in ambito culturale.

Per quanto concerne le possibili collaborazioni giornalistiche un terreno fertile è offerto dagli inserti culturali dei grandi giornali: Week End del Corriere della Sera, Domenica de Il Sole 24 OreTutto Libri de La Stampa e XLLa DomenicaI Viaggi e l'Almanacco dei Libri de La Repubblica.

Segnaliamo inoltre che i portali delle grandi testate spesso prevedono sezioni dedicate a spettacoli e cultura (ad esempio Repubblica.it).

Che caratteristiche deve avere il giornalista che vuole ambire ad un posto nella redazione cultura di un giornale? Sicuramente egli deve padroneggiare linguaggi che possono essere ben più ricchi di quello della cronaca, a volte linguaggi specialistici, che corroborati da una certa competenza nel settore trattato permettono di ideare collegamenti, riferimenti e citazioni indispensabili, si pensi, in una critica letteraria.

Il giornalista culturale deve essere un eclettico, appassionato e avido lettore, in questo senso il mestiere in questione non può che regalare soddisfazioni in quanto non mancheranno mai volumi, saggi e romanzi inviati gratuitamente dalle case editrici e in attesa di una recensione.

I contro del giornalismo culturale? Probabilmente ce ne sono solo se non avete molta voglia di spaziare da un argomento all'altro e preferite specializzarvi in un solo ambito (si pensi al giornalismo economico o di cronaca politica) oppure se alle attività intellettuali preferite l'azione e la cronaca; per tutti gli altri il mondo della cultura, con i suoi eventi e i suoi personaggi, può offrire ottime letture e piacevoli incontri.

di Fabrizio Ramundo

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A caccia di scoop online: come trovare le notizie

Nel film Scoop, recente opera di Woody Allen, una giornalista in erba riceve dal fantasma di un famoso reporter, appena morto, alcune informazioni su un serial killer ancora in libertà ed in questo modo ha in mano lo scoop della sua vita. Purtroppo i giornalisti che possono affidare la loro ispirazione a rivelazioni soprannaturali di questo tipo sono pochi e quindi la maggior parte di loro si impegna per trovare gli strumenti giusti in grado disupportare la ricerca di news interessanti ed originali.

L'avvento di Web 2.0, blog e piattaforme di self-publishing ha moltiplicato la massa di informazioni reperibile sul web e ciò ha reso necessaria l'introduzione di tecniche e metodi di condivisione e distribuzione dei contenuti. Fino a due, tre anni fà per leggere una determinata notizia si doveva visitare necessariamente il sito sorgente originale che l'aveva pubblicata, ora invece lo stesso contenuto può essere reperibile sia tramite programmi che girano sul proprio pc, sia su portali diversi da quello di origine, i cosiddetti aggregatori, che raccolgono, organizzano e filtrano contributi provenienti da più fonti.

Ma perchè gli aggregatori sono così importanti nella ricerca delle notizie?

Cercare le notizie: l'importanza degli aggregatori

Nel web dove tutti possono scrivere, il vantaggio competitivo non è più nel conoscere (che diventa obsoleto molto più rapidamente), ma nell'essere più efficienti ed efficaci nel sapere come e dove procurarsi l'informazione. Per questo il giornalista moderno deve saper usare gli strumenti che possono farlo arrivare nel modo più veloce possibile alle informazioni utili per la redazione di un determinato articolo.

Il Web pullula di strumenti di ricerca, ma non tutti sono adatti ai nostri scopi, ad esempio i classici motori di ricerca basati su keywords, come Google, non possono restituire informazioni fresche di giornata, dato che aggiornano il proprio indice solo periodicamente e quindi non sono in grado di trovare approfondimenti su eventi di cronaca recente. Al contrario siti aggregatori di notizie (come ad es. Google News) sono studiati appositamente per raccogliere con una certa frequenza news da agenzie stampa, giornali e periodici in modo da avere un database sempre aggiornato.

I vantaggi degli aggregatori non consistono solo nella freschezza delle notizie, ma soprattutto nel tempo che fanno risparmiare durante la navigazione. Pensate alla noia e al tempo necessario per dover controllare uno per volta tutti i siti di interesse, oppure tutte le varie testate online in modo da avere una panoramica generale di cosa sta succedendo nel mondo. Gli aggregatori permettono di leggere tutti questi contenuti in unico posto (sito web o software aggregatore) e tramite la stessa interfaccia.

Inoltre la maggior parte degli aggregatori è personalizzabile e consente di generare un vero e proprio magazine personale configurato secondo i nostri interessi, infatti può riportare solo le notizie riguardo gli argomenti su cui decidiamo di rimanere aggiornati, scelti tra varie sorgenti ed eventualmente filtrati tramite keywords.

Il sistema di diffusione che permette tutto ciò è la tecnologia standard RSS (Really Simple Syndicate). Con RSS decidiamo semplicemente quali siti o argomenti seguire, aggiungiamo i cosiddetti feed RSS (flussi di informazione) al nostro aggregatore e questo scaricherà in continuazione le ultime news, risparmiandoci il tempo di raccoglierle una ad una.

Il nuovo modello di distribuzione dei contenuti basato su RSS

Come già detto i feed RSS permettono ai giornalisti di evitare la fatica dell'ape che salta di fiore in fiore in cerca del nettare migliore (nel nostro caso le notizie più interessanti). Ma in pratica come si fà ad usare la tecnologia RSS?

Innanzitutto diciamo che i feed RSS non sono altro che file di testo scritti con il linguaggio XML (Extensible Markup Language) e formattati secondo regole standard studiate per includere titoli, sommari e altre informazioni. I contenuti di un sito web generico sono esportabili tramite questa tecnica solo se l'autore ha provveduto a creare il relativo file RSS, ma in genere blog, siti di news e agenzie stampa offrono questa opportunità.

Per leggere i feed RSS è necessario un reader (il software aggregatore già citato) che può essere di tre tipi: stand-alone, plugin oppure web-based. I reader stand-alone sono programmi desktop (FeedDemon è uno dei più usati), mentre quelli di tipo plugin (ad es. NewsGator oppure il reader integrato nel browser Firefox) aggiungono a software popolari come Microsoft Outlook, la possibilità di leggere anche i contributi provenienti dai feed. I servizi web-based (come Bloglines e MySyndicaat) memorizzano i feed selezionati dagli utenti e generano delle pagine personali accessibili da qualsiasi pc connesso a Internet.

Una volta scelto il proprio reader è necessario aggiungere i contenuti di interesse. In genere la maggior parte dei siti pubblica un link al file RSS (spesso rappresentato da un piccolo bottone arancione) e nel caso il portale offra diverse tipologie di contenuti è facile trovare un feed per ogni categoria o argomento (politica, sport, cultura etc.). Basta copiare tali link e aggiungerli al reader per iniziare a scaricare e visualizzare le news.

Finora abbiamo descritto tutti i vantaggi derivanti dall'uso della distribuzione tramite RSS, ma ovviamente bisogna dare un'occhiata anche all'altra faccia della medaglia. In particolare spingendo all'eccesso il livello di personalizzazione durante la selezione delle notizie da aggregare, si corre il rischio di perdere informazioni su temi diversi da quelli che ci interessano e quindi viene a mancare quelle visione complessiva fornita solitamente dai media generalisti, utile sia per cultura personale, sia per avere un resoconto di quello che succede intorno a noi.

Inoltre c'è da dire che gli aggregatori non sono molto utili quando si ha a che fare con siti meno recenti oppure non interessati a pubblicare feed RSS o anche nel caso di banche dati professionali o accademiche, che oltre ad essere protette da password, offrono informazioni strutturate (formate da diversi campi) che mal si adattano al sistema dei feed basati sulla terna titolo, sommario e link, che invece è particolarmente idonea per articoli o notizie.

Insomma il sistema di distribuzione RSS è estremamente utile, ma attenzione a non ignorare il mondo che, volente o nolente, ne è rimasto fuori.

di Fabrizio Ramundo

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Io, ex stagista, vi spiego come entrare in un giornale

Come entrare nella redazione di un giornale? La parola a un reporter diventato giornalista "sul campo". Servizi e articoli giornalistici a 360 gradi: dallo sport, alla politica, passando per lo spettacolo. Un percorso professionale che lo ha portato ed essere giornalista "puro". Merito di doti e dedizione personali. Marco Pasciuti, diventato giornalista per merito, spiega come raggiungere la professione più bella del mondo. Il punto fondamentale? Scoprire dentro se stessi le doti giuste.

Descrivici di cosa ti occupi in questo momento
Faccio parte della redazione Attualità del freepress "Leggo", nella sede centrale di Roma. Scrivo principalmente di cronaca nazionale, ma mi occupo anche delle pagine di Formula Uno e Motomondiale. L'Attualità è un approdo cui sono arrivato dopo aver fatto la spola tra lo sport e gli spettacoli.

Come sei arrivato a questo traguardo? Sintetizzaci il tuo curriculum
Durante i primi anni di università (Scienze della Comunicazione) a Roma ho cominciato a guardarmi intorno e a cercare un modo per oltrepassare lo stargate.
Per circa un anno sono stato il responsabile della redazione romana di "WorkOut", un trimestrale tedesco incentrato sul mondo dell'università che in Italia veniva distribuito in allegato con "Il Manifesto". I primi stage sono stati fondamentali: ho trascorso un paio di mesi a Rai International, Giornale radio, redazione Onde Corte, dove ho conosciuto professionisti fondamentali per la mia formazione. E' stato il primo contatto con un prodotto giornalistico di alto livello e con una sensazione difficilmente descrivibile: sapere che il tuo lavoro e il tuo pensiero entrano nel microfono e vengono veicolati a centinaia di migliaia di persone. Nel caso di Rai International a migliaia di km di distanza, agli italiani emigrati e sparsi per il mondo, cari amici vicini e lontani…
Altrettanto fondamentali sono stati i mesi di stage a "Leggo". Sei, per l'esattezza, divisi in due tranche tra il 2002 e il 2003. A via Nazionale c'è stato il primo vero contatto con la realtà di un quotidiano, di quelle in cui, mentre il pomeriggio sei lì a lavorare, inspiri a pieni polmoni l'aria della redazione, impari a conoscerne i ritmi, respiri le notizie e sai che il giorno dopo il tuo nome lo leggerai sulla carta in testa ad un pezzo… Anche se soltanto in qualità di semplice stagista.
Poi, nel 2004, è arrivato il praticantato. Me lo ha offerto un quotidiano di Latina, "La Provincia", nella redazione sportiva. Un'esperienza dura, ma estremamente formativa. Dura perché gli orari erano letteralmente massacranti e i feedback in termini di apprezzamento del lavoro da parte dei superiori praticamente nulli. Formativa perché ho imparato a stare in strada (nella fattispecie sui campi di gioco…) per trovare le notizie, ma soprattutto a tenere i rapporti con le fonti. Per poi, una volta tornato in redazione, trasferire tutto su pagina e imparare il valore degli spazi cartacei e, il giorno dopo (quando gli articoli sono usciti e hanno fatto arrabbiare qualcuno), dei rapporti con le istituzioni, sportive e non.
Dopo tre anni, durante i quali il mio sogno era quello di scappare di nuovo a Roma, l'offerta di ritornare a "Leggo", questa volta in qualità di redattore. Addio Latina, arrivo Roma. Nel gruppo "Il Messaggero". La dimostrazione lapalissiana dell'utilità degli stage.

Dove hai fatto i primi passi come giornalista? Come ti è venuta l'idea di intraprendere un percorso professionale così complesso?
Non so come mi sia venuta. So soltanto che è stato un pensiero quasi fisso dai dodici anni in avanti. Quando alla scuola media mi confrontavo con i primi rudimentali tentativi di esercizio e con i vari generi di scrittura. Erano gli anni di "Mani Pulite" e la sensazione di rivoluzione in atto (che poi non si è rivelata tale, ma ero un bambino, non potevo saperlo e la sensazione mi piaceva e mi bastava) mi teneva incollato al telegiornale.

Giornalista si nasce o si diventa?
Giornalisti si diventa, fondamentalmente. Ma occorrono doti che, forse, hanno natura innata. O ce l'hai o non ce l'hai. Si può anche diventare giornalisti perché lo si considera un lavoro come un altro. Poi però, se non ci si mette qualcosa di proprio, nella stragrande maggioranza dei casi si finisce per fare gli impiegati del catasto. E ci si perde il meglio della professione.

Quali sono i pregi e i vantaggi di questa professione?
Un pregio e un vantaggio che si sommano: il fatto di essere testimoni di ciò che accade. E di poter dire, se non "io c'ero" (come capita ai più bravi e fortunati), se non altro "io l'ho vissuto e raccontato". In sintesi è la prospettiva narrativa che rende capaci di strutturare gli eventi che scorrono attorno ad una vita intera, quella del giornalista, e di organizzarli in un unico grande racconto. Un racconto che permette a chi racconta di possedere (o quantomeno averne l'illusione) la consapevolezza dei fatti avvenuti e, quindi, di poter dire di aver vissuto e di non aver lasciato passare gli eventi a braccia conserte.
Poi c'è che il lavoro lo fa bene e chi no, chi lo fa con cognizione di causa e chi no. Anche i dodici apostoli erano testimoni. E anche tra loro qualcuno ha tradito.

Che consigli ti senti di dare a chi vuole diventare giornalista?
Consigli pochi, quasi nessuno. Sono giovane e di consigli ne avrei bisogno anch'io. Tanti. Di sicuro un incoraggiamento: non stancarsi mai di proporsi e di bussare alle porte. Con la consapevolezza (che non diventi mai tracotanza) delle proprie capacità. Con tutta l'onestà intellettuale possibile. E con la spavalderia dei puri. Finché è possibile.
Un consiglio però è d'uopo: fare degli stage e non stancarsi di lavorare. Se l'idea è quella di diventare davvero giornalisti la stanchezza delle ore passate in redazione non la si sente nemmeno. Almeno attorno ai 20 anni. Poi subentrano esigenze diverse.

Dove ti dirigeresti, in che settore, se dovessi ora iniziare il tuo percorso professionale?
Di certo lo sport è uno di quei settori in cui si trova la possibilità di muovere i primi passi (specie nei giornali più piccoli, che tendenzialmente hanno sempre bisogno di qualcuno che vada al campo e racconti la partita), che consente un buon approccio al racconto e in cui ci si forma nel migliore dei modi. Questo se già non si parte da una base diversa: quella della politica, ad esempio. Chi fa politica a livello giovanile teoricamente possiede competenze e contatti che gli permettono di approcciare il mondo del giornalismo in maniera diversa e che magari consentono di partire da un livello leggermente più alto.

di Omar Sonetti

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Giornalisti pubblicisti: ecco come lo si diventa

In Italia trovare un giornalista non è un'impresa impossibile. Infatti quelli che svolgono questa professione sono circa 112mila persone, di cui la stragrande maggioranza pubblicisti.

Vale a dire che molte persone scrivono articoli ma la loro principale occupazione non è il giornalismo. Tra questi troviamo ricercatori, impiegati pubblici, insegnanti e veri e propri scrittori oltre che giornalisti precari e collaboratori.

In cifre potremmo dire che in Italia ci sono ben 75.459 pubblicisti contro i circa 30mila professionisti.

Il problema principale rimane la prospettiva effettiva di riuscire a lavorare ed avere un redditto che permetta il raggiungimento dell'indipendenza economica: una spinta che potrebbe giustificare la corsa al tesserino.

Dunque non tutti i giornalisti sono uguali. Infatti i giornalisti sono divisi in due categorie, ovvero giornalisti pubblicisti e giornalisti professionisti. La differenza si basa sulla definizione, sulla classificazione e su impegno e trattamento economico.

Secondo la legge 69/1963 sono professionisti coloro che esercitano in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista; sono pubblicisti coloro che svolgono attività giornalistica non occasionale e retribuita anche se esercitano altre professioni o impieghi.

Ovviamente chi inizia come pubblicista può diventare professionista proprio perché il possesso del tesserino di pubblicista è tra i titoli richiesti per partecipare a alcuni concorsi per uffici stampa nella pubblica amministrazione.

Per ottenere il patentino da giornalista pubblicista, il relativo tesserino e l’iscrizione all’elenco dei giornalisti pubblicisti bisogna avere i seguenti requisiti:

  • assenza di precedenti penali
  • attestazione di versamento della tassa di concessione governativa
  • presentare gli articoli pubblicati e i certificati che provino l’attività pubblicistica regolarmente retribuita da almeno due anni;
  • fotocopia dell‘eventuale contratto di collaborazione con la testata (o le testate)
  • documentazione dello stipendio percepito negli ultimi 24 mesi

Quindi per diventare giornalista pubblicista devi prima lavorare per una o più testate giornalistiche per almeno 2 anni. Non è rilevante che siano redazioni di quotidiani, periodici, si può diventare un giornalista pubblicista anche scrivendo online. Le testate giornalistiche devono, in ogni caso, essere iscritte in Tribunale ed avere un direttore iscritto all’Albo dei giornalisti.

di Silvia Ferrat

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Diventare pubblicisti: chi ti fa ottenere la tessera e perché serve averla

Questo articolo è la più completa e precisa guida del Web su come diventare Giornalista Pubblicista. Nell’articolo vengono riportate tutte le informazioni su vantaggi che si hanno con il tesserino da pubblicista, su come si ottiene la tessera, su come si arriva ad essere Giornalista Pubblicista. Vengono indicati anche i contatti con quelle redazioni di testate registrate con cui avviare una collaborazione che può portare all’ottenimento della tessera

Ottenere la tessera di giornalista pubblicista, conseguibile tramite l'iscrizione al relativo albo tenuto dall'Ordine dei giornalisti, è l'obiettivo di molti, non solo per motivi puramente professionali (avere la qualifica di pubblicista nel proprio curriculum è importante), ma anche perché il giornalista pubblicista ha dei vantaggi e facilitazioni.

Quali sono questi i vantaggi? Li elenchiamo qui:

Il giornalista pubblicista
- può entrare gratuitamente in tutti i musei pubblici;
- può partecipare alle conferenze stampa;
- ottiene sconti per viaggi e commercio;


Non solo sconti e facilitazioni

Ma non vi sono solo facilitazioni e sconti. Se il nostro obiettivo è quello di fare carriera, passando tutti i livelli, e diventando giornalista a tutti gli effetti, allora il conseguimento del tesserino è un primo "step" importante che, come già detto, arricchisce considerevolmente il curriculum di chi sta tentando un percorso professionale come addetto all'informazione.

In un colloquio di lavoro la domanda: "lei è per caso pubblicista"? è quasi sempre d'obbligo. Per un editore o datore di lavoro editoriale sapere che chi si ha davanti ha già avuto un'esperienza giornalistica è una rassicurazione importante, quindi, presentarsi a un colloquio di lavoro avendo nel curriculum la tessere di pubblicista alza la percentuale sulla possibilità di “essere presi”.

Si diventa giornalisti pubblicisti secondo precise regole stabilite dalla Legge 69/1963: scrivendo un certo numero di articoli pubblicando un tot di contenuti editoriali su media anche non cartacei.

In ogni caso chi vuole ottenere la tessere deve tener conto del proprio territorio di appartenenza e delle regole che variano a seconda dell’Ordine giornalisti regionale a cui si deve far riferimento.

Cosa fanno esattamente i pubblicisti

Ma che ruolo svolgono effettivamente i pubblicisti all’interno del processo comunicativo ed informativo? Un pubblicista può essere considerato un giornalista a tutti gli effetti anche se durante il giorno fa il meccanico o la casalinga?

Un pubblicista è effettivamente un giornalista che sta iniziando la carriera, come si usa dire in gergo tecnico, che sta facendo la gavetta, la quale porta a creare un professionista del settore dell’informazione.

Il ruolo del pubblicista e quello di creare articoli, di cercare le informazioni, raccoglierle e rielaborarle, per poterle esporre in maniera che possano essere alla portata di tutti, informazioni che non devono essere di parte ma che informino in modo da creare un’opinione personale.

Un po’ di burocrazia

Ma a parte i regolamenti specifici previsti da ogni ordine regionale, le cui differenze riguardano più che altro il numero degli articoli o altre prestazioni da certificare, in generale si diventa giornalista pubblicista svolgendo una pratica collaborativa costante nel tempo, e pubblicando un certo numero di articoli che dovranno essere regolarmente retribuiti e, infine, resentando una specifica domanda e insieme una serie di documenti necessari per l’iscrizione.

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Freelance allo sbaraglio, meglio un patto col capo

Lo scenario è quello della redazione di uno dei maggiori giornali nazionali. S.V. è un collaboratore specializzato in cultura, possiede una laurea in scienze politiche, un master in giornalismo e ama curare i propri “pezzi” attingendo da un background intellettuale importante. Anche C.M. è un collaboratore che si occupa di cultura, non ha le stesse credenziali specialistiche di S.V., e non proviene propriamente dal settore: si è sempre occupato di costume e società, lavorando su temi frivoli ma non per questo meno importanti di altri argomenti, considerando l'attenzione che il lettore dà alla cronaca rosa e alla mondanità.

Il referente di S.V e C.M è la stessa persona: un caporedattore incaricato di chiedere, discutere, elaborare e giudicare le proposte editoriali di un freelance e, alla fine, se idonee, pubblicarle. Gli articoli di S.V. sono ben costruiti, interessanti, competenti; quelli di C.M., forse per la minor preparazione del soggetto, lasciano un po' a desiderare sul piano della profondità, utilizzano un linguaggio non propriamente giornalistico, non approfondiscono troppo il tema. Eppure questa disparità qualitativa delle prestazioni dei due collaboratori viene completamente ribaltata sul piano dei risultati editoriali.

C.M. è molto più gratificato di S.V perché il caporedattore pubblica quasi sempre i suoi “pezzi”. S.V., con grande rammarico, nonostante l'efficacia del suo lavoro, si vede spesso rifiutare dei “pezzi”, molto più frequentemente rispetto a C.M. S.V. nota che c'è un qualcosa di irrazionale in queste sperequazione che premia l'uno e danneggia l'altro. Dopo qualche mese C.M. entra, per numero di pubblicazioni acquisite, nella squadra di collaboratori fissi del giornale, S.V. abbandona la testata. Questo evento, realmente accaduto, è uno dei tanti episodi di apparente “ameritocrazia” che avvengono nel giornalismo. Ma in questo articolo cercheremo di dimostrare come i meriti di un giornalista non sono solo quelli della propria prestazione tecnica ma anche quelli della propria prestazione psicologica.

Come ben sa chi ha lavorato da collaboratore esterno ad una pubblicazione, l'attività di proporre e pubblicare articoli su un giornale subisce una procedura che definire “burocratica” è limitativo. La propria creatività, concretizzatasi sul foglio di carta, su una bobina o su un contenuto digitalizzato (nel caso si lavori per una radio o tv) viene sottoposta al vaglio severo e, si presume, esperto di un “giudice”. Questi è il capo redattore (può essere anche un coordinatore editoriale) e personaggio chiave del risultato che desidera ottenere un freelance. In uno dei nostri precedenti articoli abbiamo esaminato la fase iniziale dell'azione del collaboratore, quella “dell'approccio”.

La fase successiva, definibile “dell'accettazione”, è quella più delicata perché, mai come altri tragitti del percorso collaborativo, ha a che fare con la sfera psicologica umana. Trattare la pubblicazione di propri articoli con un capo significa non solo mostrare le proprie creazioni. Il giornalismo non è una professione come le altre e, nel vendere un prodotto informativo, intervengono tutta una serie di variabili che in altre contrattazioni non esistono. Prima fra tutte: la gruppalità giornalistica. Le redazioni sono gruppi di lavoratori della conoscenza raccolti su se stessi (per via della preziosità del posto giornalistico, dell'opinionismo e degli schieramenti politici all'interno di una redazione) e il freelance è, almeno all'inizio, un estraneo.

Ma basta superare il “purgatorio” dell'accettazione per raccogliere frutti che, a volte, nemmeno “gli interni” riescono a raggiungere. Vi sono freelance infatti diventati famosi proprio in virtù della loro svincolo dalla redazione. Il “Caronte” di questo tragitto è appunto il caporedattore, che ha il potere di bloccare o lanciare il collaboratore. Superare dunque lo scoglio? Mai pensare di saltare il capo. Lo dice la stessa parola: il collaboratore deve collaborare, per assecondare, capire e intuire la mente del datore di lavoro. Domandate ad un giornalista affermato quanto è stata importante la capacità di scrivere bene o di trovare una buona notizia agli inizi della carriera. Vi risponderà che è invece la capacità di entrare in sintonia con il corpo redazionale l'arma migliore per “sfondare i cancelli”.

Quando si ha di fronte un “capo” è consigliabile

  1. Stabilire un patto mentale con lui. L'empatia, ovvero l'attività di comprendere e metterla in collegamento con quella altrui, può portare il collaboratore ad essere accettato e considerato in mezzo a tanti altri. Empatia ma non simbiosi e nemmeno sussiego esasperato: nell'assecondare il caporedattore non occorre diventare un “portaborse - signor sì”. Il vostro capo è in fondo un giornalista e, si presume (anche se questa è ormai dote rara all'interno di una redazione), sia persona quantomai acuta nel richiedere da voi uno spirito critico e propositivo. In questa fase molte delle proprie aspirazioni e ambizioni possono andarsi a fare benedire. Meglio metterle da parte per il momento, torneranno più in là.
  2. Mostrarsi, gerarchicamente, subalterni. Un capo è un capo, quindi, percepisce la vostra capacità di “mettersi a disposizione” rinunciando a propri disegni editoriali e invece seguendo le indicazioni della redazione, gli orientamenti politici ecc.
  3. Accettare quelli che sembrano dei colpi bassi. Il caporedattore può adottare dei “trucchi” per mettervi alla prova, facendovi fare cose noiose (un box di notizie, anziché un articolo) per valutare la vostra resistenza “al comando”. E' bene assecondare, fin quando si può, questo andamento. C.M. lo aveva capito, ed è per questo che ha vinto la sua piccola battaglia su S.V.

di Omar Sonetti

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Creare contenuti giornalistici efficaci per il web: una guida pratica

Con l'evoluzione della tecnologia e l'ampia diffusione di Internet servirebbe una guida: il giornalismo ha subito una trasformazione significativa nel modo in cui viene prodotto e consumato. La creazione di contenuti giornalistici per il web richiede una combinazione di abilità tradizionali del giornalismo e la comprensione delle dinamiche online.

Prima di iniziare a scrivere, è essenziale comprendere chi sarà il pubblico di riferimento. Il tono, lo stile e il contenuto devono essere adatti alle esigenze e agli interessi specifici del pubblico online. Utilizzare analisi demografiche e comportamentali può aiutare a definire il profilo del lettore ideale.

Il web è un ambiente in cui l'attenzione è spesso limitata, quindi è cruciale utilizzare un linguaggio chiaro e accessibile. Evitare eccessivo linguaggi tecnico e privilegiare frasi concise e dirette. I lettori devono essere in grado di comprendere rapidamente il contenuto senza dover decifrare termini complessi.

I contenuti giornalistici online non si limitano alla scrittura di testi. L'inclusione di immagini, video e grafici può migliorare notevolmente l'esperienza del lettore. L'uso di multimedia può rendere il contenuto più coinvolgente, facilitando la comprensione e la memorizzazione delle informazioni.

Il web è un ambiente dinamico, e i lettori si aspettano contenuti freschi e aggiornati. Mantenere un flusso costante di notizie e informazioni rilevanti per il pubblico. L'aggiornamento frequente può contribuire a mantenere alto l'interesse del pubblico e a migliorare la visibilità sui motori di ricerca.

La visibilità online è essenziale per il successo dei contenuti giornalistici. L'ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO) è un aspetto cruciale. Utilizzare parole chiave pertinenti nel titolo, nel corpo del testo e nelle immagini per migliorare la classificazione sui motori di ricerca e aumentare la visibilità.

Il giornalismo online offre la possibilità di interagire direttamente con il pubblico. Sfruttare i commenti, le condivisioni sui social media e altre forme di feedback per stabilire un dialogo. Questo coinvolgimento attivo può contribuire a creare una comunità online intorno ai contenuti giornalistici.

Insomma creare contenuti giornalistici efficaci per il web richiede una combinazione di competenze giornalistiche tradizionali e una comprensione approfondita dell'ambiente digitale. Sfruttare le potenzialità multimediali, mantenere l'aggiornamento costante e favorire l'interazione con il pub

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Giornalista cerca(si). Ecco come agganciare posti di lavoro, non solo virtuali

Ogni aspirante giornalista che si rispetti avrà certamente consumato tempo e polpastrelli sulla tastiera, alla ricerca di un annuncio di lavoro on line, che potesse introdurlo nel magico mondo della Professione. Ma dove cercare? Come evitare di prendere l’ennesima fregatura? "Basta" un po’ di fiuto (non solo per le notizie, forse sarebbe il caso di sviluppare una sana deformazione professionale!) e tenere d’occhio i siti che selezionano le offerte.

Tanti tipi di annunci

La rete può essere una risorsa anche per la blindatissima professione giornalistica, ma bisogna ammettere che il tipo di annunci che si possono trovare on line raramente sono giornalistici in senso stretto. Se vi accontentate di lavorare per il settore della comunicazione allora le chance (e le offerte) si moltiplicano. Se invece aspirate al tesserino, occorre modificare la strategia di "aggancio".

E’ raro che gli annunci di lavoro ricerchino redattori o collaboratori (retribuiti). Può accadere però che l’inserzione riguardi un progetto nuovo, in fase di lancio. E che vi prospettino una possibilità di pagamento futuro. A questo punto dovrete affidarvi al vostro istinto e decidere se conviene rischiare.

I consigli per agganciare posti di lavoro

Esaminate con cura il sito internet (a patto che esista già), quanto vi sembra autorevole, ben curato nell’immagine, quanto i contenuti sono interessanti. E soprattutto verificate che la testata sia registrata al tribunale, altrimenti addio tesserino.

Se invece il progetto è proprio agli albori o la redazione non ha molta dimestichezza col web, cercate informazioni su chi è il direttore o l’ideatore del progetto editoriale. I motori di ricerca vi saranno d’aiuto e attraverso le tracce dei lavori passati potrete farvi un’idea del grado di affidabilità delle persone che contatterete.

Per il resto vale una regola generale, sperimentata sulla pelle: diffidate degli annunci che promettono l’iscrizione all’albo dei pubblicisti ma specificano che la collaborazione è gratuita. Come sapete, il tesserino può essere conseguito solo con una “giusta retribuzione”. E sarebbe anche ora di perdere l’abitudine di farsi sfruttare, data l’importanza del lavoro intellettuale che svolgiamo. Finché ci saranno persone disposte a lavorare gratis, la situazione non cambierà.

Come proporsi

Il miglior modo per proporsi come collaboratore, stagista o redattore freelance rimane quello di andare a caccia delle testate e contattarle. E’ meglio scrivere direttamente al caporedattore, piuttosto che al direttore (nei giornali di un certo peso non è la persona preposta per la selezione del personale) o al generico indirizzo redazione_at_. La vostra e-mail, con cv allegato, rischierebbe di perdersi tra spam e comunicati stampa.

E poi rimane il buon vecchio telefono. Anche nell’era dei new media, per ottenere un posto di lavoro il contatto umano non è da sottovalutare. E potrebbe evitarvi continue visite ansiogene alla casella e-mail (vuota).

Un ultimo consiglio

Un ultimo consiglio: monitorate i siti specializzati, di giornalismo, comunicazione, creatività. Spesso, come lo stesso Infocity, hanno un’area dedicata alle offerte/richieste di lavoro sia delle aziende che dei professionisti. In bocca al lupo!

di Beatrice Ferrario

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INFOCITY per lavorare nel giornalismo e nella comunicazione
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